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Caldo, carezze, comodità. Voglio tornare bambino!


 

Fin da quando nasciamo, abbiamo necessità di instaurare un processo di attaccamento, come lo chiama la psicologia, o di relazione (es. rapporto tra due persone a breve distanza) come è definito dalla metodologia ad Indirizzo Dinamico (con gli avanzamenti di G. Russo) e di interazione ( rapporto unico di coppia con distanza zero).

Perché ogni essere umano va incontro al processo di attaccamento?

Tutto questo nasce dal bisogno. L’attaccamento è un legame che si può avere con una persona, un animale o una pianta che unisce nel tempo e nello spazio.

Nello spazio perché crescendo l’essere umano occupa uno spazio vitale sempre maggiore; all’inizio, lo spazio del neonato è il confine del suo corpo, poi si allarga comprendendo la persona che si occupa di lui.

Una madre, se vuole interagire col proprio figlio deve porsi alla distanza massima di 20 cm. altrimenti il bimbo non è in grado di mettere a fuoco l’immagine.

Quindi l’attaccamento è quel legame che parte dal contatto fisico e dalla comunicazione a distanza (es. telefonare per ascoltare la voce del figlio e attraverso le parole trasmettere sentimenti).

Quando arriva questo nutrimento affettivo, il bambino sente calore e piacere.

Lo sviluppo dell’affettività deve cominciare bene fin dalla tenera età. All’inizio della vita i comportamenti di attaccamento inducono alla vicinanza ed al contatto infatti il bambino vuole continuamente la vicinanza col genitore e ne cerca il contatto fisico.

All’inizio della vita l’essere umano che non sa parlare invia dei messaggi dei segnali per attivare l’attenzione del mondo esterno: il sorriso, il pianto, il richiamo buttando un oggetto per terra, la lallazione che a seconda dell’energia che trasmette può segnalare piacere, sorpresa, ecc. i genitori se si prenderanno cura del figlio, saranno in grado di decifrarne la lallazione perché avranno un interesse particolare.

Quando l’essere umano cresce continua a mandare questi segnali in forma diversa, ma spesso il genitore non ascolta e l’adulto spesso vede questi segnali solo quando diventano eclatanti cioè diventano sintomi, manifestazioni fisiche: non mangia, non dorme, cade spesso ecc. è il nutrimento affettivo che aiuta il bambino a crescere bene.

Noi esperti riteniamo che l’essere umano per necessità impara ad associare con gradualità la presenza di chi si cura di lui con l’attenuarsi dello stimolo spiacevole: es. la fame.

L’attaccamento anzitutto perché la persona che ci avvicina, ci consente la soddisfazione di un bisogno.

È il bisogno che ci induce ad uscire da noi per andare verso un’altra persona.

Nel caso di un bambino piccolo è la madre che soddisfa il bisogno di cibo, di coccole, di calore, di affettività, di dati neutrergici positivi ecc.

Lo stesso capita agli adulti che, quando hanno fame di affettività, si rivolgono al proprio partner per essere nutriti dal punto di vista psicologico.

Ognuno di noi, piccolo o adulto, sente il bisogno di sentirsi dire che è amato.

Anche nelle coppie che decidono di lasciarsi la sofferenza rimane finché non si rompe definitivamente il legame e non viene meno quell’investimento umano globale.

Inoltre, all’inizio si soffre anche perché si sente fame di quella affettività che il proprio partner offriva e che lasciandosi è venuta a mancare.

È necessario che passi un po’ di tempo per poter smettere di soffrire.

Freud diceva che l’amore nasce dal bisogno che viene soddisfatto dal cibo, Satter ed Emerson dicevano che il legame è determinato da intensità e prontezza.

I comportamenti di attaccamento sono alla nascita i richiami del neonato per la madre; crescendo si passa ai comportamenti di accostamento che sono:

  • aggrapparsi al vestito della madre;
  • seguirla o cercarla quando non c’è.

Tutto questo accade perché è avvenuta una maturazione dal punto di vista neurologico, si è sviluppata la memoria, il bambino ne ha introiettato tutti i tratti, ricorda la voce della madre che lo tranquillizza anche da un’altra stanza.

Concludendo l’attaccamento è l’evento che segue ad un bisogno e nasce dalla necessità di attaccarci a qualcuno perché da questa persona deve venire la soddisfazione del nostro bisogno.

 

Dr. Sara Rosaria Russo – Direttrice SFPID

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