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Cosa c’è da sapere per non cadere nella “rete”.



 

E’ sempre più diffuso per una società che va di fretta l’acquisto in rete. Con mille offerte e proposte è proprio quello che ci vuole mentre si resta comodamente seduti a sorseggiare un bel caffè e si vedono scorrere le infinite vetrine virtuali, piene zeppe di prodotti e di oggetti a volte superflui. Ma la tentazione è forte e di riempire il carrello non se ne può fare a meno, consapevoli che, per chi acquista on line i diritti sono gli stessi di chi acquista in modo tradizionale, anche se i siti internet fanno finta di non sapere. Le vendite on line, com’è facilmente intuibile, non prevedono una vera e propria contrattazione, il consumatore, infatti, può solo decidere se acquistare o meno il prodotto alle condizioni del venditore web. Proprio per questi motivi, il legislatore ha previsto tutta una serie di condizioni che devono essere ben esplicitate sul sito prima della conclusione del contratto. Pertanto è bene accertarsi che :

  • siano presenti le condizioni generali del contratto;

  • il venditore esista realmente e che sia rintracciabile attraverso l’indicazione sul sito dell’indirizzo della sede, numero di telefono e/o fax per informazioni ed eventuali reclami;
  • siano indicate le caratteristiche essenziali del bene;
  • sia indicato il prezzo;
  • sia indicato su chi gravano le spese di consegna;
  • sia riconosciuto il diritto di recesso e come esercitarlo;
  • si possa effettuare una stampa della pagina web con l’ordine d’acquisto e/o avere una mail di conferma del venditore, per avere la prova scritta con data certa;
  • in caso di pagamento con carta di credito ( il 99% delle volte) si tratti di un sito che preveda un sistema di sicurezza con l’indicazione sulla destra dello schermo di un lucchetto e/o di un sistema di protezione dei dati (i siti più seri sono dotati di entrambi gli elementi);
  • sia indicata la nazionalità di provenienza del venditore. Nei paesi non ricompresi nell’Unione Europea potrebbero essere vigenti delle leggi che non tutelano allo stesso modo della legge italiana, gli acquisti e che, pertanto, non prevedano l’esercizio del diritto di recesso che invece deve essere riconosciuto al consumatore ed esercitato entro 8 giorni dall’acquisto.

Per quanto riguarda il diritto di recesso detto anche ” facoltà di ripensamento”, il consumatore che volesse esercitarlo perché non più interessato al prodotto, deve inviare una racc/ar entro 10 gg dalla consegna della merce all’indirizzo del venditore e provvedere sempre entro 10 gg alla restituzione del prodotto a proprie spese. Il bene deve essere restituito in normale stato di conservazione ed è nulla ogni clausola che tenda ad escludere il diritto di recesso. Purtroppo molti siti di e-commerce prevedono per il diritto di recesso una procedura macchinosa, per esempio viene negato il recesso se il prodotto non è rispedito nell’imballo originale o se questo risulta rovinato. Si tratta, naturalmente, di pretese illegittime perché solo il prodotto deve essere integro non la confezione. Altra pretesa senza fondamento giuridico sono le c.d. spese di ripristino giustificate solo da un comprovato danno del prodotto. In caso di prodotti difettosi e/o non conformi all’uso e/o a quanto pubblicizzato, si applica la normativa sulla garanzia europea, e cioè 24 mesi dalla consegna della merce, con il termine di 2 mesi dalla scoperta per farla valere, con la possibilità di chiedere la riparazione, la sostituzione o, se ciò non fosse possibile, la risoluzione del contratto ed il rimborso della somma spesa. Le riparazione e le sostituzioni devono essere fatte in un tempo accettabile senza arrecare troppi inconvenienti al consumatore. Anche in questo caso, però, la legge non viene rispettata e le condizioni di garanzia nei siti vengono confuse con la garanzia del produttore che è altra cosa. Se il comportamento scorretto del venditore procura un danno al cliente e questo è in condizione di provarlo può chiedere il risarcimento.

 

Maria Cipparrone (avvocato)

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