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…non se ne può più!


 

Ogni giorno le caselle di posta elettronica si riempiono di pubblicità di ogni genere, messaggi informativi non richiesti, segnalazioni di siti, newsletter di servizi a cui non ci siamo mai iscritti. Tutto ciò è spamming, termine inglese che trae origine da uno sketch comico di un circo inglese, ambientato in un locale dove ogni pietanza era a base di “spam”, un particolare tipo di carne in scatola. Alle insistenze dei ristoratori si contrapponeva il rifiuto dei clienti esasperati da questo ” spam”. Da qui il termine che oggigiorno è usato per indicare la fastidiosissima pratica (proprio come nello skecth) di inviare messaggi pubblicitari a destinatari inconsapevoli. Eppure esiste una legge (D. Lgs. 70/2003) che vieta lo spamming.

Lo stesso Garante per la privacy ha più volte ribadito che, l’uso di indirizzi di posta elettronica per scopi pubblicitari e/o commerciali può avvenire solo se l’utente ha manifestato il suo consenso in modo chiaro e specifico. Nessun utente può quindi essere obbligato a ricevere mail contro la sua volontà, neanche se il suo indirizzo è reperibile in rete.

Ma cosa c’è dietro lo spamming? C’è un individuo, detto “spammer” che è autore dei messaggi, tutti identici, che invia a migliaia di indirizzi email, raccolti in maniera automatica dalla rete medianti appositi programmi o usando liste di nomi comuni. In molti paesi questa pratica è considerata reato, in Italia è soggetta a sanzioni.

Quali sono gli effetti dello spamming? Innanzitutto, molti di questi messaggi possono contenere dei virus che possono infettare il computer, quindi non conviene mai aprirli, poi, arrecano un danno economico perché ogni giorno siamo costretti ad eliminarli, e ciò ha un costo per la connessione alla rete.

Per cercare di limitare questo fenomeno la prima regola è non rispondere mai ad un messaggio spam, anche se in fondo al messaggio c’è un indirizzo al quale scrivere per essere eliminati dalla lista. La seconda regola è cercare di limitare il più possibile la diffusione del proprio indirizzo di posta elettronica. Oltre a questi accorgimenti, esistono alcuni software per eliminare in modo automatico i messaggi indesiderati. Gli stessi programmi per la gestione della posta consentono di filtrare ciò che arriva nella casella, da qui la definizione di sistemi di bloccaggio e filtraggio dei messaggi. C’è poi la possibilità di rivolgersi al Garante per la privacy e/o al provider di chi invia il messaggio. La maggior parte degli Internet Service Provider, cioè di chi consente l’accesso alla rete vieta lo spamming, prevedendo per chi viola questo divieto l’espulsione dal servizio.

Per identificare il fornitore d’accesso di chi ha inviato il messaggio indesiderato bisogna seguire le istruzioni di un sito italiano in prima linea nello lotta allo spamming, il cui indirizzo è: www.fighters4web.com/pagine/rintracciare.html#viewing.

Maria Cipparrone

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