Posted on

Come si inizia: dall’allestimento della stanza all’impianto elettrico…


 

 

INTRODUZIONE

Salve a tutti.

Questo è il mio primo articolo su “La Strada Web”, che da lettore ho già seguito e apprezzato per qualità degli articoli, competenza e partecipazione degli autori che vi scrivono.

In questa sede vorrei introdurre le tematiche della produzione musicale, ma soprattutto dell’autoproduzione, che svilupperò nel corso di questo e di altri articoli che seguiranno.

Sono di Cosenza, ho 40 anni e ho fatto della musica la mia passione più grande. Già, non un lavoro, ma passione, in cui fantasia e creatività si sfogano e si snodano nella creazione di brani musicali.

Compongo e suono ormai da 30 anni, seguendo attentamente la scena musicale internazionale e italiana da ascoltatore, soprattutto come fonte di ispirazione e terreno di confronto, e registro personalmente i miei brani.

La musica è per me un hobby che non ha mai inteso condurmi sulla strada del successo o della notorietà: è soltanto un semplice piacere, condiviso con amici e conoscenti; un piacere da vivere momento per momento, e da far vivere a coloro i quali hanno seguito e seguono le creazioni musicali a cui ho dato vita, sia in gruppo sia da solista.

Ho anche avuto modo di constatare quanto sia da sempre difficile, per i gruppi musicali del nostro territorio, emergere e aver modo di farsi conoscere sullo scenario musicale italiano e internazionale. Onestamente ritengo che tanta difficoltà non sia legata tanto alla qualità delle produzioni (per molti cantanti e gruppi davvero lodevole), quanto piuttosto alle logiche di mercato da una parte, e alla soglia gradimento della media dei fruitori di musica, che nella maggior parte dei casi insegue la canzonetta di facile ascolto e consumo alla produzione di un certo impegno e qualità.

Davvero pochi in Italia sono riusciti a imporsi con prodotti qualitativamente in linea rispetto a quelli d’oltreconfine.

Eppure, pensiamoci, la musica italiana ha avuto un’epoca d’oro, che con l’opera e la lirica ha letteralmente stregato il mondo intero. Se pensiamo a Verdi e a Leoncavallo (per citare giusto due esempi tra i tanti), constateremo che alcune delle loro composizioni sono famose e note in tutto il mondo.

Cos’è successo da allora? Come mai la musica italiana si è così appiattita e viene esportata soltanto in Paesi quali quelli del centro/est europeo o dell’America Latina?

Ebbene, il mio contributo non è quello di fornire un’analisi evoluzionistica della musica italiana, ma di fornire una serie di consigli e suggerimenti tecnici a chi intende autoprodurre il proprio lavoro, per poi proporre sé stesso a chi si occupa di distribuzione e commercializzazione.

In questo la tecnologia di questi ultimi decenni ci fornisce un grosso ausilio. Fino a circa 20 anni fa, produrre un lavoro musicale era il risultato di un grosso sforzo, sia in termini economici, sia in termini geografici. Gli studi di registrazione erano pochissimi, poco presenti sul territorio calabrese e molto costosi. Ciò si giustificava con il fatto che la dotazione di apparecchiature per la registrazione del suono erano a loro volta costosissime e difficili da reperire sul mercato locale.

Oggi invece ciascuno di noi, con una spesa abbastanza contenuta, può autoprodurre i propri brani a un livello che anni fa era appannaggio solo di studi di registrazione dotati di tecnologie all’avanguardia.

Lo sviluppo delle tecnologie in campo elettronico e informatico permette in definitiva di coprire il percorso che và dall’idea musicale al CD in tempi rapidi e tutto sommato economici.

Ovviamente, la qualità fornita da un grande studio di registrazione resta ancora sovrana indiscussa, ma l’autoproduzione di un prodotto dimostrativo (demo) di buona qualità è praticamente alla portata di tutti.

Vediamo dunque cosa è possibile fare per dare corpo al proprio brano musicale.

L’IDEA IN UNA STANZA

Di cosa ho bisogno per poter registrare la mia idea, la mia creazione, la mia composizione?

Come allestisco il mio studio di registrazione domestico?

Quali sono le dotazioni minime da possedere per produrre un demo di buona qualità?

Queste sono soltanto alcune delle domande che si pone frequentemente chi suona e desidera “fermare” la propria idea su un CD.

Bene, inizio con il dire che da un punto di vista logistico non c’è necessariamente bisogno di grandi spazi per allestire un piccolo studio di registrazione casalingo. Non è fondamentale disporre dei grandi spazi di uno studio di registrazione, quali ad esempio quelli del famosissimo “Abbey Road” londinese.

La soluzione ideale è quella di disporre di due stanze divise tra loro da una parete chiusa parzialmente a vetro. Nella prima stanza (un po’ più piccola in dimensioni) trova posto la sala di regia, con tutte le apparecchiature preposte alla registrazione, all’ascolto (monitoring) e al montaggio (editing) dei brani. Nella seconda stanza, invece, i musicisti eseguono il brano, isolati acusticamente dalla sala di regia.

E’ ovvio che una situazione del genere non è sempre alla portata di tutti. Basta allora anche una stanza sufficientemente spaziosa (di circa 30 mq o più) in cui operare una divisione virtuale tra zona per i musicisti e spazio in cui collocare le apparecchiature di registrazione e monitoraggio. Si perde ovviamente l’isolamento acustico dell’esempio precedente, ma si può parzialmente rimediare: un pannello in plexiglass – ad esempio – può in parte conferire un minimo di isolamento acustico senza perdere in visibilità.

Sarebbe opportuno che la stanza fosse priva di mobili. Ben vengano, invece, tende e tappeti, che contribuiscono ad assorbire le riflessioni sonore prodotte dalle pareti in muratura. Con un minimo di spesa, inoltre, si può provvedere al rivestimento delle pareti con materiale fonoassorbente (coibentazione acustica); ciò abbatte di molto le riflessioni sonore dei muri. Questo materiale è facilmente reperibile in commercio.

L’illuminazione deve essere confortevole. Si può optare per lampade elettroniche a basso consumo di energia (ultimamente molto diffuse), con più punti-luce, in modo da poter disporre di una illuminazione più tenue quando necessario, o più forte se e quando richiesto. Anche le lampade alogene con regolazione di intensità possono essere una soluzione relativamente economica ma versatile. Da evitare l’illuminazione con apparecchi a neon, soprattutto a luce fredda (bianca).

La presenza di una finestra (magari con una bella vista sulle montagne o sul mare) è certamente d’aiuto per stimolare l’ispirazione durante una composizione o un’esecuzione, ma attenzione alle riflessioni acustiche prodotte dei vetri (talvolta con vere e proprie vibrazioni): in questo caso la presenza di un tendaggio pesante risolve il problema. Lo stesso vale per la porta (sia se in legno sia se a vetro). In questo caso basta incollare sulla struttura della porta del tessuto in moquette con del silicone, in modo da poterlo poi rimuovere senza quei danni eccessivi che di solito vengono provocati dai collanti di uso comune (in genere quelli a base di cianoacrilati).

Se lo studio viene allestito in un garage (come spesso accade), valgono tutte le considerazioni fatte sopra, con particolare attenzione da dedicare alla saracinesca o alla porta di ingresso al locale, che andrà isolata opportunamente. Le difficoltà maggiori si hanno nel caso di una saracinesca avvolgibile: in questo caso è impossibile incollare il materiale fonoassorbente. Allora sarà il caso di installare una tenda pesante “a scorrimento”, come quelle di solito usate in casa. Così è sufficiente distendere tutta la tenda davanti alla saracinesca durante l’esecuzione, per poi invece riavvolgerla su un lato quando non è necessaria.

Qualche parola sulle interferenze generate da radiofrequenze. Vanno evitati tutti gli apparecchi che possono interferire con l’esecuzione del brano durante la registrazione: i telefoni senza filo (cordless) e i telefoni cellulari sono capaci di rovinare le migliori esecuzioni, specialmente quando si trovano vicino agli apparecchi che lavorano in bassa frequenza (mixer, unità di effetti, unità di amplificazione, registratori). E’ allora opportuno allestire lo “studio” con un normale telefono provvisto di un cavo ben lungo per poter essere agevolmente spostato e spegnere i telefoni cellulari almeno durante la fase di registrazione del brano.

ALIMENTAZIONE ELETTRICA

Un discorso a parte merita quello dell’alimentazione elettrica. La tensione in arrivo alle apparecchiature deve necessariamente essere costante e priva di fluttuazioni; queste ultime potrebbero causare spiacevoli inconvenienti e talvolta veri e propri danni agli apparati.

Stiamo allestendo uno studio di registrazione domestico, quindi è impensabile poter disporre di una linea elettrica dedicata e indipendente da quella del resto dell’appartamento e/o garage. Si può optare però per soluzioni in grado di minimizzare i rischi dovuti alle fluttuazioni.

E’ indispensabile l’acquisto di uno stabilizzatore di tensione, da collocare a monte rispetto a tutte le apparecchiature utilizzate. Questo deve lavorare con la tensione nominale di regola presente nelle linee elettriche tradizionali (220 Volts) e deve essere capace di sopportare l’assorbimento di tutte le apparecchiature, lasciando anche un margine di riserva. Tale assorbimento deve essere calcolato sommando quello di tutte le apparecchiature stesse, ma questo non è sempre un compito facile. Conviene allora acquistare uno stabilizzatore in grado di erogare almeno 500 VA (Volt Ampères); l’ideale è di disporre di un’erogazione di 1000 VA. Generalmente questi valori sono in grado di coprire le diverse esigenze.

Se sono invece presenti amplificatori sonori di potenza elevata (da 100 Watts in su) conviene dedicare un po’ di tempo al calcolo dell’assorbimento di cui ho scritto sopra. Basterà sommare i valori presenti sul retro delle targhette di tutti gli apparecchi posseduti (sono espressi in Watts o in Volt Ampères e si trovano subito dopo la specifica della tensione di lavoro nominale, espressa in Volts). Attenzione a non confondere i Watts di potenza elettrica assorbita con quelli di potenza acustica erogata dagli amplificatori, che sono cosa ben diversa (!). Una volta ottenuto il totale si può procedere all’acquisto dello stabilizzatore adeguato al bisogno.

Consiglio vivamente di acquistare uno stabilizzatore elettronico con componenti “a stato solido” (transistors o circuiti integrati). Evitare di acquistare stabilizzatori che impiegano “relais” per la stabilizzazione della tensione: questi ultimi, in caso di fluttuazioni, possono talvolta interrompere il flusso di tensione anche per pochi millisecondi, producendo un’immediato spegnimento/riaccensione delle apparecchiature digitali. Gli stabilizzatori elettronici invece, proprio per la loro circuitazione interna, sono esenti da questo spiacevole inconveniente.

Se le finanze lo permettono si può investire – spendendo qualcosa in più – in un gruppo di continuità con stabilizzatore integrato. Questo è un apparecchio che è capace non solo di “livellare” le fluttuazioni di tensione, ma anche di continuare erogare tensione nel caso di vera e propria interruzione della tensione elettrica nella rete domestica. Ciò consente (a seconda dell’autonomia dell’apparecchio) di continuare la registrazione fino alla fine o almeno (in caso di ridotta autonomia) il corretto spegnimento degli apparecchi, evitando la perdita di quanto prodotto fino al momento dell’interruzione.

In tutti i casi vale una regola: lo stabilizzatore e/o il gruppo di continuità stabilizzato devono essere accuratamente tenuti lontani dal resto delle apparecchiature. Anche se sono provvisti di schermatura elettromagnetica, infatti, possono interferire con le apparecchiature in bassa frequenza, producendo fastidiosi ronzii (in gergo tecnico definiti come rumori di tipo “hum” o “buzz”) che possono condizionare la qualità di quanto prodotto, costringendo a intervenire successivamente con filtri dinamici che sono in grado di correggere l’inconveniente, ma che riducono o eliminano allo stesso tempo alcune frequenze originali del brano registrato (soprattutto bassissime e basse frequenze).

Per quanto detto sopra sono preferibili gli stabilizzatori e i gruppi di continuità che possono essere collocati “a pavimento” agli stessi apparecchi che possono essere installati nei “rack” in cui trovano posto anche le unità di effetti, i moduli di generazione sonora (expanders) e i campionatori (samplers). Se invece si dispone già di stabilizzatori o gruppi “formato rack”, conviene lasciare sufficiente spazio tra gli apparecchi (almeno 3 o 4 unità-rack vuote) in modo da minimizzare i rischi di interferenze.

Talvolta, sempre in tema di interferenze elettriche, occorre porre particolare attenzione a condizionatori, generatori di calore o altre apparecchiature elettriche (lavatrici, lavastoviglie, ecc.) presenti sia nella stanza sia nel resto dell’appartamento. Ormai gli apparecchi in commercio sono sufficientemente schermati, ma in alcuni casi è possibile che generino disturbi come ronzii e/o click. In questo caso può essere utile acquistare uno o più filtri anti-disturbi. In questo caso un elettricista saprà senz’altro consigliarvi su tipo e modello di filtro, provvedendo altresì alla sua installazione.

Infine bisogna ricordare che è necessario “staccare la spina” quando non gli apparecchi non sono in uso. Alcuni apparati infatti continuano ad assorbire un minimo di energia anche quando sono spenti dall’interruttore di alimentazione presente sul pannello. Ciò, oltre a determinare un consumo inutile, contribuisce ad abbreviare la vita degli apparecchi stessi. La soluzione ideale è quella di dotare la rete elettrica dello “studio” di un interruttore generale di tipo bipolare (facilmente reperibile in commercio), posto in serie a monte delle prese elettriche e da staccare una volta finito di lavorare.

IMPORTANTI CONSIGLI PER LA SICUREZZA

In qualsiasi caso descritto nel presente e nei futuri articoli, bisogna scrupolosamente ricordare che ogni intervento sulla rete elettrica e/o sulle apparecchiature, deve essere operato da personale qualificato.


Le tensioni presenti nella rete elettrica domestica e negli apparati adoperati sono mortali!

Dunque non improvvisatevi elettricisti o riparatori, ma rivolgetevi sempre a personale competente, che conosce le norme di protezione e prevenzione che impediscono rischi per l’incolumità e la salute individuale.

Il vostro intervento deve essere circoscritto alla normale operatività degli apparecchi che utilizzate, descritto per legge sui manuali operativi degli stessi.

Anche in caso di normale operatività, non toccate mai le apparecchiature con le mani umide, non tentate di smontarle e disconnettetele (afferrando la spina e non tirando il cavo) sempre dalla rete elettrica durante gli spostamenti.

ANTEPRIMA

Nella prossima puntata si continuerà a trattare dell’equipaggamento-tipo di uno studio di registrazione domestico, in particolare dei cavi di connessione, dei microfoni e del mixer.

A presto…

A cura di Angelo Molinaro

Print Friendly, PDF & Email