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A distanza di otto mesi, l’emozione è ancora grande..Vedere scorrere sul video le immagini degli azzurri ed i goal che ci hanno consegnato alla storia del calcio come campioni del mondo ai mondiali del 2006 è adrenalina pura…soprattutto se a rivivere quei momenti lo si fa con un protagonista d’eccezione, lo stesso che ha dipinto di azzurro quella magica notte di Berlino..E si, è proprio così, venerdì due marzo nell’Auditorium della Gazzetta del Sud, il quotidiano storico e a più larga diffusione della Calabria e Sicilia, c’era lui in persona, Marco Civoli, l’affascinante giornalista sportivo di Rai Sport, che con la sua voce profonda, professionale ma non distaccata, la notte del 9 luglio 2006 ha urlato la vittoria dell’Italia sui cugini d’Oltralpe.

All’incontro, organizzato dall’associazione dei giornalisti cosentini “Maria Rosaria Sessa”, presieduta da Gregorio Corigliano, giornalista Rai, erano presenti una significativa rappresentanza della sede cosentina della Rai, tra cui Emanuele Giacoia, voce inconfondibile del giornalismo sportivo calabrese, e giornalisti di spicco delle varie testate della città. Ma ad accogliere Civoli non c’erano solo colleghi, a fare la ola, come la notte della vittoria, c’erano anche classi di studenti, adolescenti entusiasti che con il loro fuoco di domande hanno incalzato il giornalista che, ben contento di rispondere, con professionalità, ha trasmesso tutta la passione per il suo lavoro, per lo sport, per gli stadi, per il gioco “gioco”, onesto, corretto, espressione di sana competizione, di divertimento e spettacolo. L’allusione ai recenti episodi di violenza che hanno coinvolto il calcio ed alle polemiche sul calcio truccato non hanno per niente smorzato l’atmosfera frizzante e l’entusiasmo dei presenti. “Il problema – secondo Civoli -esiste e va affrontato e risolto, ma non possono essere dei gruppi, delle frange a determinare la fine di uno sport o la trasformazione di momenti di divertimento e aggregazione in violenze e degrado.” Alle domande degli studenti e dei colleghi più giovani che gremiscono le stanze delle redazioni, se il giornalismo può essere ancora una professione da inseguire e sudare nonostante il disinteresse verso la categoria mostrato a livello centrale con il rifiuto di rinnovo dei contratti fermi da due anni, il volto noto dell’informazione sportiva ha risposto portando la sua esperienza e la sua abnegazione verso questo lavoro..”da quasi trent’anni faccio questo mestiere e dopo qualche tempo ho avuto la fortuna di entrare in Rai, ma ho sempre lavorato tanto senza sosta…niente è facile e gli ostacoli ci sono, ma conta tanto per riuscire la tenacia e la passione verso questa professione, la voglia di farcela nonostante tutto…” Forse è proprio questo che serve per diventare campioni e per tenere in mano una coppa in una calda notte d’estate col sottofondo di una voce che grida la vittoria per tutti quelli che ci credono.

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