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…quando invece sei troppo preso a parlare con te stesso


 

Pensieri degli anni difficili – 13

Ognuno di noi arriva al mattino con un bagaglio di domande. È come se si fossero accumulate durante la notte, mentre dormi e l’attività di pensiero è al livello basale, minimo. Quando invece sono in moto i sogni, ansiosi di esprimersi. Se sei tranquillo ti allontani con la fantasia e allora non vedi l’ora di chiudere gli occhi, di addormentarti. Intraprendi un viaggio in cui è tutto da gustare. Sali in macchina e abbracci il tuo cuscino, ti isoli un po’ dal mondo creando la giusta atmosfera. Per un momento ripercorri la tua ultima giornata. Poco però, sennò rischi di perdere l’attimo. Ingrani la prima e…parti.

Ho sempre amato dormire, non fatico molto a trovare il sonno, vado a letto con lo stesso entusiasmo col quale vado al cinema. Sono ansiosa di sognare. I miei sogni sono a colori e con i sottotitoli, in genere accompagnati da una degna colonna sonora e poi soprattutto in essi si può realizzare qualsiasi cosa. Anche quelle che nella realtà non si avvereranno mai.

Ma, mentre sei convinto di essere nella profondità dell’incoscienza, in realtà una parte della tua mente lavora ad un ritmo sfrenato e serrato. Quasi ad approfittare delle tue distrazioni. Formula idee e pensieri, le tiene in serbo in un cassetto che si trova in un angolo buio della tua testa e che lentamente si riempie durante tutta la notte. Rimane però ben chiuso, in modo tale che al mattino scoppia e se non lo apri corri il rischio di essere sopraffatto. Da cosa? Da una serie di quesiti per i quali non hai avuto né cercato il tempo di considerare.

Mi soffermo ad osservare le persone con le quali mi ritrovo ogni mattino.

C’è chi arriva pensando a voce alta, raccontando cosa ha fatto, quello che ha mangiato la sera precedente, cosa ha letto o visto in tv. C’è invece chi entra spedito con lo sguardo fisso a cercare degli occhi da incontrare e non appena li trova parte e non lo ferma più nessuno. Qualcuno arriva correndo come se stesse per perdere qualcosa di importante, ma portando con sé quasi sempre il sorriso dolce del buon inizio, e chi entra silenziosamente a non voler disturbare. E poi c’è quello che arriva con gli occhi imbrattati di sonno, per niente annoiato di ricominciare, anzi felice di imparare.

Già, ma io come mi presento?

In questo si può dire che non sono di molto cambiata nel corso degli anni. La mia naturale disposizione verso i “moti dello spirito tendenti al veloce cambiamento”, (leggi: lunatica. Assai però!) mi impedisce, appena scesa dal letto, una qualsiasi parola, nemmeno il più tenero buongiorno. Per me non esiste il piede giusto, è sempre quello sbagliato. Per non urtare l’angoscia che mi affligge legata all’idea della routine decido al momento quello che preparerò, un caffè, un tè o uno dei miei mille intrugli. Mi preparo e mi domando. Si apre quel cassetto e mi assalgono i pensieri della notte. Arrivo fra gli altri ma ho la mente ancora sospesa, difficilmente riesco a parlare. Finchè il mio sguardo… si posa, trova familiarità nei colori, annuso il profumo del ricordo ed è solo allora che mi addolcisco, mi sciolgo.

Nel corso della vita può capitare che inavvertitamente dimentichi di dare ascolto alle tue domande, sei troppo preso dagli impegni, dalla quotidianità delle cose, dal desiderio di arrivare. Ed è là che la mente comincia ad elaborare una strategia per attirare la tua attenzione. E a volte può essere molto dura, ti lascia tramortita, spaventata perché non sai quello che sta accadendo, vivi la paura che puoi perdere il controllo. A questo punto si rende necessaria l’umiltà, smontare le convinzioni, i punti di vista, scendere dal piedistallo che ti sei creata e che difendi con tutta te stessa e… dare ascolto. Solo dare ascolto.

Ma tutto ciò come si lega con la necessità di comunicare agli altri?

Credo che non sia sufficiente aprire quel cassetto e lasciar defluire i pensieri, i dubbi, le paure, far in modo che se ne vadano in giro dentro te stessa in assoluta libertà. È necessario, oltre che gratificante, interagire, confrontarsi. Pure scontrarsi, ma non chiudersi.

E ritorno così alla mia solita conclusione. Siamo progettati in maniera perfetta. Nulla sfugge a noi stessi di noi stessi, anche quello che avviene nella profondità della nostra anima. Non bisogna trascurare niente che non ci appartenga. Perché da un momento all’altro potrebbe aprirsi un altro cassetto, che si trova molto vicino a quello della notte, che però non si svuota puntualmente ogni mattina. È pieno di debolezze e di tutto quello che hai tralasciato, tutto ciò che hai abbandonato pensando a quanto non fosse importante. Eri troppo preso a parlare con te stesso. Da solo.

 

Fernanda

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