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È il cervelletto a distinguere gli stimoli abituali dai nuovi



 

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Gli studi di neuroscienze ci hanno spiegato, da tempo, che il nostro cervello determina uno stato di allerta quando siamo raggiunti da uno stimolo sensoriale per noi sconosciuto, insolito o inatteso, che sfugge ai meccanismi di elaborazione abitudinaria. A volte, tutto ciò si manifesta attraverso una semplice variazione dell’umore, altre volte si determina un coinvolgimento massivo del sistema neurovegetativo con una ricaduta intensa e negativa su tutto l’organismo. Uno studio svolto dall’Irccs Fondazione Santa Lucia in collaborazione con l‘Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e l’Irccs E. Medea – La Nostra Famiglia di Udine, ha consentito di svelare particolari interessanti circa la localizzazione topica cerebrale in cui si determina tale meccanismo.

Per la prima volta, infatti, è stato dimostrato che è il cervelletto ad operare la distinzione fra stimoli abituali e nuovi. I risultati della ricerca aprono la strada a nuovi approcci terapeutici, farmacologici e soprattutto neurofisiologici, per il trattamento di disturbi motori e comportamentali, tra cui atassia, autismo e schizofrenia. Lo studio italiano è già disponibile On Line sulla rivista scientifica internazionale “Brain”.

Presso la Fondazione Santa Lucia la ricerca è durata due anni: l’ha coordinata il Dr. Marco Molinari, il quale si è avvalso degli studi effettuati dai ricercatori diretti dal Dr. Domenico Restuccia e del supporto del gruppo della prof.ssa Maria Giuseppa Leggio. I pazienti esaminati avevano tutti lesioni di un solo lato del cervelletto. Il lungo lavoro ha potuto contare anche su finanziamenti dell’ISPESL (Istituto Superiore Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro) e del MIUR.

La capacità di riconoscere gli stimoli abituali dai nuovi rappresenta una funzione fondamentale del sistema nervoso e coinvolge l’aspetto psichico, nei comportamenti quotidiani sociali ed affettivi. Basti pensare che se siamo rilassati in una campagna, sintonizzati sui rsuoini della Natura, il transito inatteso di un treno ci fa trasalire, ma se viviamo in prossimità di una ferrovia non ci accorgiamo neanche più del passare dei convogli. Allo stesso modo, se siamo concentrati in un’attività e veniamo disturbati, possiamo sobbalzare; invece contatti più intensi, come quelli fra persone che viaggiano pigiate in uno stesso scompartimento, possono essere percepiti tanto attutiti da non farci interrompere la lettura o il sonno. E così via.

“Aver dimostrato la centralità del cervelletto nell’analisi delle informazioni somatosensoriali – commenta Molinari – è un punto chiave per lo sviluppo di protocolli per la riabilitazione delle atassie e per la possibilità di influire su tali processi per via transcranica. Si ipotizza che anche alla base di alcune forme di autismo e di schizofrenia vi sia un disturbo della comprensione del significato degli stimoli sensoriali complessi. Ciò rende ora possibile l’utilizzo di metodiche neurofisiologiche sia per la diagnosi precoce di tali disturbi sia per lo sviluppo di protocolli terapeutici”.

 


Dr. Giorgio Marchese – Docente di Fisiologia Psicologia c/o la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico – Roma 2006