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Alla fine, qualcosa prevale.


 

Pensieri degli anni difficili – 12

 

Alla fine di un’estate bizzarra! Come tempo, ma non solo. I colori dei paesaggi hanno oggi assunto le tonalità non più proprie della calda stagione. Siamo di nuovo qui, all’inizio dell’autunno, i ricci si schiudono, le piogge incalzano. Forse mi ritrovo a dire le stesse cose? Spesso vivo l’angoscia di ripetermi, non solo con le parole, ma anche coi pensieri, le sensazioni, le emozioni.

Si può aver paura di spegnersi?

Finisce una fase e ne comincia immediatamente un’altra. Non riesco a fare chiarezza, vorrei capire fino in fondo se questa voglia di tappezzare i fogli bianchi nasce da un’esigenza di trasmettere, di comunicare, di raggiungere la parte più profonda della gente oppure se solo soddisfare un mio bisogno, la necessità di tirare fuori per evitare che ristagni dentro.

Non mi piace questo fucsia. Provo a cambiare.

Ho cercato di fotografare un istante a fine agosto, fra tanta gente ma molto con me stessa. Una spiaggia bianca nasce ai piedi di una scogliera che si proietta fra le onde di un mare sprigionante tutta la sua energia e violenza. E’ impossibile non guardarlo. In lontananza il blu più intenso, quasi indaco con sparsi qua e là dei fiocchi di schiuma bianca che fanno capolino, a non volersi mostrare. Il vento ha spazzato via quello che rende l’aria piena, satura e appiccicosa. Come l’aria che vive all’interno dei legami che si esauriscono, quelli dove tutto è già stato, dove non esiste più spazio per le novità e le sorprese, dove ogni cosa assume un andamento lento e soffocante.

Per quanto mi sforzi non riesco a non essere legata alle cose, anche alle stagioni. Le preferisco tutte. Mi piace l’autunno e i suoi colori, l’aria secca e gelida delle rigide giornate invernali, quando diventa quasi una sfida affrontare il cuore della notte popolato solo dalla luce soffusa dei lampioni. La primavera e il suo richiamo, la voglia di riaprire gli occhi all’esplosione della natura, seguita dal calore e dal desiderio di liberare il corpo che è tipico dell’estate. L’alternarsi di questi eventi non inganna, non annoia, si susseguono con regolarità ma senza nessuna monotonia. Come la stabilità nei rapporti, pur vivendo la consuetudine si arricchiscono di nuovo in quanto di c’è nello scontato.

Mi soffermo un momento a pensare a quello che scrivo, quando butto giù dei pensieri, degli istanti di vita. Cercare di dare una collocazione ad una emozione, non nel senso di smontarla per meglio comprenderla, ma solo per poterla trasmettere.

Potrebbe essere questa una delle risposte alle mie domande!

Alla fine di una giornata vissuta sulle ipotesi, sui modi di agire, osservando i comportamenti. Col sorriso amaro in cuore, con l’ansia stretta in gola, i pugni chiusi e il viso teso. La confusione alberga la mia mente. Rileggo e sento solo la mancanza di connessioni, non esiste una linea che conduce, un filo che tiene unite le cose.

Ma forse non è importante.

Vorrei poter dare un taglio netto alle cose, non essere dipendente, scaricare la mia rabbia ed essere padrona di ogni situazione. Beh, forse solo di quelle che potrebbero dare un senso! Vorrei poter riuscire ad essere abbastanza forte da dominare le situazioni che creano conflitti.

Non riesco a non pensare alle mani che si allungano sulle dita, all’imbarazzo che nasce dal distacco, all’imbarazzo che nasce dal contatto, ai due stati emotivi (e questa volta non tre…) che viaggiano dentro alla stessa velocità, che si scontrano, ma non fra di loro, arrivano insieme e si fondono. Ancora una volta alle coincidenze che destabilizzano, alla casualità che crea il turbamento.

La mia penna è tornata ora ad essere blu. Come sempre!

 

Fernanda

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