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Mente e cervello sempre più “connessi”.


 

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Il ricercatore italiano Giovanni Russo ne aveva parlato già 30 anni fa e lo aveva, tra l’altro, pubblicato nel suo libro “La psiche umana- Anatomia e fisiologia” (Sovera Editore – ROMA 1994): le cellule di nevroglia occupano un ruolo fondamentale nella genesi dell’attività psicobioelettrica. Negli anni novanta, altri ricercatori universitari erano riusciti a dimostrare un suo ruolo fondamentale nella risposta immunitaria cerebrale (Paolo Bongioanni ) e nella costituzione dell’unità morfofunzionale del sistema nervoso (Umberto Scapagnini, Francesco Bottaccioli, etc.). è notizia di questi giorni che, un altro giovane ricercatore italiano, Tommaso Fellin, sia riuscito a dimostrare che gli Astrociti, una delle si classi delle cellule nevrogliali, svolgono il ruolo, finora insospettato, di sincronizzare – attraverso il rilascio di numerosi neurotrasmettitori eccitatori (fra cui l’acido glutammico) i neuroni, che così possono “attivarsi” in sincronia per creare le reti neurali.

La sincronizzazione dell’attività dei neuroni è essenziale per l’elaborazione dell’informazione nel cervello ma da essa dipende anche la genesi dell’epilessia. Tale patologia – com’è noto – è caratterizzata dall’improvvisa insorgenza e dalla ripetizione di crisi dovute, paradossalmente, ad un eccesso di funzione del sistema nervoso: alcuni neuroni del cervello cominciano cioè a lavorare ad un ritmo molto superiore al normale producendo, come risultato, una massiva scarica a livello delle pacche motrici muscolari e, di conseguenza, le crisi epilettiche.

I risultati delle ricerche condotte da Tommaso Fellin presso l’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Padova e la Medical School di Filadelfia, hanno individuato il ruolo fondamentale degli Astrociti nella produzione di queste scariche elettriche neuronali ed aprono quindi anche nuove vie d’indagine per la genesi dell’epilessia e per nuovi approcci terapeutici, sia farmacologici che psicologici.

Infatti, sul piano puramente biochimico, sarà necessario studiare molecole che esercitino la loro azione non più solo a livello delle sinapsi (punti di collegamento fra un neurone e l’altro) ma più a monte, sulle cellule di nevroglia, interagendo con la loro lenta depolarizzazione.

Da qui si aprirà, in seguito, una discussione che coinvolgerà il piano bioetico. Dal momento che si sta dimostrando sempre più evidente il ruolo importante della nevroglia nella genesi delle idee, questi farmaci avrebbero la chiave per entrare nel “core business” di ognuno di noi, a dialogare con tutto quello che c’è nella nostra “stanza dei bottoni”.

Bisognerà , più opportunamente, riconsiderare il ruolo di una moderna ed efficace metodologia psicoterapeutica che dialoghi costruttivamente con le particelle responsabili della creazione delle informazioni psicobiogenetiche, lasciando intatte le capacità decisionali e autonomistiche di ognuno ma inducendo delle modificazioni verso meccanismi di sovrasaturazione psicologica, responsabile dell’attivazione del comparto “ortosimpatico” del neurovegetativo, in grado di coinvolgere quei neurotrasmettitori eccitatori deputati alle scariche neuronali.

 


Dr. Giorgio Marchese – Docente di Fisiologia Psicologia c/o la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico – Roma 2005

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