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Sistema nervoso, endocrino e immunitario:
connessioni in “rete”.


 

Neuroscienze – 6

Premessa

Il presente lavoro, benché minuzioso e teso
alla ricerca di risposte scientifiche circa l’argomento in
questione, non ha la pretesa di rappresentare un testo
accademico di ricerca avanzata ma si pone come obiettivo, solo
quello di tentare la divulgazione semplificata di alcuni
risultati cui sono giunti i tanti studiosi di una materia così
complessa come quella che si occupa del rapporto fra il corpo
e la coscienza di sé. Si ringraziano i neuroscienziati e gli
esperti di psiconeuroendocrinoimmunologia per la tenacia e la
perseveranza in un settore tanto innovativo quanto utile e
delicato. Un ringraziamento particolare al prof. Umberto
Scapagnini: dai suoi libri e dalle sue lezioni, molto si è
acquisito e imparato.

Ogni stato emotivo quale amore, paura,
piacere, dolore, ansia, rabbia, eccetera, con le sue complesse
sfumature definite comunemente sentimenti, è generato dagli
elaborati che avvengono nelle zone “nobili” (corteccia, lobo
limbico, etc.)
del cervello e diffuso in
tutto il corpo (e, quindi, nei singoli organi e apparati)
mediante una via bioeletttrica (gli impulsi nervosi neuronali
e nevrogliali) e grazie all’intervento di sostanze biochimiche
definite “liganti” (che modulano il segnale fra le singole
cellule), comprendenti neuropeptidi, neurotrasmettitori e
ormoni.

Questi “liganti” e i relativi
recettori
(“serrature” specifiche
situate sulla membrana cellulare) sono presenti in ogni parte
del corpo e non solo nel sistema nervoso. Ciò significa che
tutto il corpo “pensa” (anche se in maniera più o meno
impegnativa, a seconda della zona interessata) e che ogni
cellula “sente” e prova “emozioni”, elabora le proprie
informazioni e le trasmette ad ogni altra cellula attraverso
una fittissima rete di comunicazione per cui ogni aspetto
psicofisico umano può essere visto come una parte di un’unica
realtà.

Le basi molecolari delle emozioni possono
dunque essere definite come i messaggeri che trasportano
informazioni per collegare tra loro i grandi sistemi
dell’organismo in un’unica unità funzionale che possiamo
definire corpo / mente.

La psiconeuroendocrinoimmunologia,
rappresenta quel settore di ricerca che abbraccia un ampio
ventaglio di discipline scientifico umanistiche e, in
definitiva, si pone come strumento unificante di vari aspetti
del complesso quadro dei fenomeni di adattamento
dell’organismo. Infatti, molti squilibri (anche se, purtroppo,
non tutti) di un sistema molto sofisticato possono essere
compensati soltanto in caso di perfetto funzionamento di
singoli elementi (cellule, organi e apparati) che dialogano
continuamente, in maniera proficua.

Varie sono le situazioni che riducono tale
capacità. Tra le più comuni lo stress e l’invecchiamento, che
analizzeremo in seguito. Molto spesso, un’alterazione
significativa delle capacità di adattamento di uno solo degli
elementi che costituiscono il grande network del circuito
psiconeuroendocrinoimmunologico, può dar luogo a
manifestazioni patologiche che coinvolgono l’intero organismo.
Al tempo stesso, ripristinando la funzione compromessa
mediante un corretto approccio terapeutico, l’intero sistema
potrebbe risentirne positivamente.

La grande connessione

In ogni essere umano esiste una struttura
psicofisica organizzata, divisa in tre importanti settori:

  • Il sistema nervoso – All’interno del quale, nel DNA
    delle sue cellule, si determinano la consapevolizzazione
    della coscienza e tutte le strategie importanti da
    comunicare al resto dell’organismo, mediante impulsi
    elettrici che raggiungono il sistema neurovegetativo (il
    quale dialoga con gli altri due sistemi) e i fasci
    muscolari;

  • L’apparato endocrino – Composto da tutte le
    ghiandole che secernono ormoni indispensabili per il
    metabolismo; anche nel DNA delle sue cellule, si
    stabiliscono le operazioni da compiere per portare avanti un
    lavoro costruttivo;

  • Il sistema immunitario – I globuli bianchi, divisi
    in Granulociti, Macrofagi e Linfociti; anche a questo
    livello, si elaborano tattiche comportamentali: serviranno
    per garantire una difesa nei confronti di attacchi esterni
    (come ad esempio virus, batteri ed inquinanti vari) o
    interni (cellule degradate, cellule tumorali, etc.).

Riassumendo, i tre principali sistemi
dell’organismo concorrono in maniera integrata al mantenimento
di quell’equilibrio di funzionamento, definito omeostasi. Le
comunicazioni fra tre sistemi così diversi dal punto di vista
funzionale si realizzano grazie a impulsi elettrici e unità
funzionali composte da: sostanze “liganti”, recettori per tali
molecole (le sedi delle cellule “bersaglio”, cui arrivano i
messaggi) e sistemi cellulari di interpretazione dei
messaggi.
È a seguito
dei processi generati dal corretto fluire dei reciproci
messaggi scambiati, che l’omeostasi viene mantenuta in
condizioni ottimali.

I tre generali e la grande battaglia

Per semplificare il concetto utilizziamo un
esempio riportato dal pro. Umberto Scapagnini, nel suo libro
“La manutenzione della vita”.

Immaginiamo tre generali di uno stesso
esercito che in zone differenti operano per la difesa del
paese. Il capo di stato maggiore (il cervello) invia comandi
alle divisioni operative che sono in periferia (sistema
immunitario)) per telefono, con segnali trasmessi attraverso i
nervi, per dispaccio, servendosi della via circolatoria. Nello
stesso tempo le strutture difensive del paese vengono
allestite dal genio militare (sistema endocrino) che provvede
a rafforzare tutti i baluardi e a fornire le armi, le
munizioni e il cibo ai combattenti (gli ormoni, che governano
il metabolismo, regolano la produzione di energia, forniscono
le basi biochimiche per le sostanze che il sistema immunitario
dovrà elaborare contro gli intrusi). Il capo di stato maggiore
comunica anche con i capì del genio per telefono o per
dispaccio. A loro volta sia gli squadroni combattenti sia le
unità del genio informano per le stesse vie, ma in senso
inverso, lo stato maggiore, che in ogni momento è così tenuto
al corrente può dare nuove disposizioni.

Quali sono i “liganti”, responsabili del
dialogo intersistemico?

1 – Neurotrasmettitori

Di 1° tipo (aminoacidi)

  • Acido gamma ammino butirrico – GABA (inibitore):
    secreto da neuroni, agisce a livello di S.N.C.

  • Acido glutammico (eccitante): secreto da neuroni,
    agisce a livello di S.N.C.

  • Glicina

  • etc.

Di 2° tipo (sintetizzate nel neurone a
partire da un aminoacido o da una molecola semplice)

  • Catecolamine (dopamina, noradrenalina, adrenalina):
    secrete prevalentemente da neuroni del tronco encefalico
    (dopamina, noradrenalina e adrenalina) ma anche nella
    midollare del surrene (adrenalina e noradrenalina), modulano
    l’azione di vaste aree cerebrali e agiscono anche sul
    Sistema Nervoso Ortosimpatico (adrenalina e noradrenalina).

  • Acetilcolina (sintetizzata dalla colina): principale
    neurotrasmettitore secreto dagli assoni efferenti del SNC;
    responsabile dell’attivazione dei movimenti muscolari,
    agisce anche sul sistema Nervoso Parasimpatico.

  • Indolamine (Serotonina): agisce a livello di S.N.C.

  • Istamina: agisce a livello di S.N.C.

  • Etc.

2 – Neuromodulatori

  • Neuropeptidi (CRF / Colecistichinina – CKK /
    Neuropeptide Y /Neuropeptide YY / Neuropeptide NPV /
    Neurotensina / Somatostatina / TRH / Peptide Vasoattivo
    Intestinale – VIP / Vasopressina / oppioidi endogeni)

  • Lipidi

  • Adenosina

  • Nucleosidi

  • Gas solubili

3 – Ormoni

  • Angiotensina

  • Ossitocina

  • Vasopressina

  • Etc.

Mentre i Neurotrasmettitori di I e II
tipo
, servono a consentire la ritrasmissione di segnali
elementari, i Neuromodulatori e gli Ormoni dovrebbero
essere in grado di modulare e armonizzare in una serie di
comportamenti complessi, le centinaia di migliaia di impulsi
elementari che transitano principalmente lungo le vie nervose
ma che finiscono col coinvolgere le cellule dei tre apparati
fondamentali.

Allo stato attuale, si è potuto capire che il
neurone non libera solo un neurotrasmettitore ma, coadiuvato
da strategie “studiate” insieme agli Astrociti (importante
famiglia di cellule gliali, che collaborano strettamente con
l’attività del neurone), rilascia anche un certo numero di
Neuromodulatori e ormoni, con l’obiettivo di amplificare o
attenuare l’effetto del neurotrasmettitore: questo
meccanismo viene chiamato cotrasmissione.

È chiaro che esiste una gerarchia funzionale
basata sul fatto che le cellule che consentono la coscienza di
sé sono situate nel cervello, e prevalentemente:

  • Nei sei strati cellulari della corteccia
    cerebrale
    (o neocorteccia);

  • Nella formazione reticolare mesencefalica
    (collegata al talamo e, da qui, alla corteccia), con i
    suoi nuclei della colonna mediana (per la cognizione
    delle sensazioni; raggruppa i nuclei del rafe che
    partecipano alla stabilizzazione del tono dell’umore, grazie
    all’azione della serotonina), mediale (che riceve
    informazioni in grado di modificare attenzione e stato di
    veglia) e laterale (con il nucleo Peduncolo
    Pontino del Tegmento – PPT
    e il locus coeruleus
    che mediante l’azione di noradrenalina ed acetilcolina, si
    attivano in presenza di stimoli significativi e partecipano
    nel meccanismo della formazione della memoria);

  • Nel talamo e nell’ippocampo (considerati
    la “porta” della coscienza).

Obiettivi cellulari e stimoli cognitivi e non
cognitivi

Ogni cellula, comunque, è in grado di
elaborare una propria strategia operativa in funzione di due
obiettivi: la sopravvivenza di se stessa (grazie ad un
impronta genetica) e quella dell’intero organismo grazie,
soprattutto, a stimolazioni di tipo cognitivo e non cognitivo

Gli stimoli cognitivi sono quelli che
entrano nel nostro organismo, procedendo attraverso gli organi
di senso e che passano attraverso il cervello attivando il
meccanismo della percezione più o meno consapevole (suoni,
immagini, sapori, odori che ci investono in continuazione). La
presa di coscienza di questi stimoli innesca un sistema a
catena che, partendo dal cervello, ne registra l’arrivo e
informa il corpo in maniera diretta (tramite impulsi
elettrici) o attraverso la mediazione del sistema endocrino.
Le ghiandole endocrine, stimolate dal cervello, liberano una
serie di ormoni che distribuendosi in periferia vanno a
modificare il nostro metabolismo e informano il sistema
immunitario della situazione in cui ci troviamo.

Gli stimoli non cognitivi, invece,
penetrano nel sistema dall’esterno entrando dalla periferia e
non vengono percepiti dagli organi di senso. Si tratta di
sostanze estranee (batteri, virus, tossine) rispetto alle
quali l’organismo si deve porre in posizione di difesa. Il
sistema immunitario rappresenta la prima barriera nei
confronti di questi stimoli. La sua azione è bivalente. Da un
lato, non appena individua gli invasori, conduce una lotta per
eliminare le sostanze nocive penetrate all’interno
dell’organismo, dall’altro produce tutta una serie di
sostanze, cioè i messaggeri, che informano il cervello della
situazione di possibile pericolo.

Ci troviamo di fronte ad un flusso di
informazioni velocissimo, diretto al cervello, che determina
risposte difensive elementari ma importantissime, come ad
esempio la febbre, la perdita dell’appetito ecc. Il sistema
neuroendocrino risponde quindi a questi stimoli attuando una
variazione del proprio equilibrio per porre l’organismo nella
migliore condizione di difesa. Un esempio classico è quello
dei primi sintomi dell’influenza
. All’inizio della
sindrome (insieme di disturbi che caratterizzano la
manifestazione dell’infezione), si ha la netta sensazione di
stare male anche se non presentiamo alcun sintomo obiettivo
(rialzo febbrile, coinvolgimento dell’apparato respiratorio,
articolare, etc. con tosse e dolori diffusi). Questo
costituisce il segnale con cui il sistema immunitario informa
il cervello della lotta che si sta conducendo contro gli
agenti virali e che gli “consiglia” di riposare, di non
sforzarsi. In questa ottica possiamo quindi considerare il
sistema immunitario un vero e proprio apparato sensorio
circolante preposto a riconoscere, oltre che a combattere,
tutte le sostanze che sfuggono ai nostri sensi
tradizionali.

L’invecchiamento

Purtroppo, come recita un vecchio adagio
napoletano, “Ogni bella scarpa, uno scarpone diventa col
tempo e con l’età”.
In sostanza, ognuno di noi,
nessuno escluso, viene coinvolto, inesorabilmente, da
un processo di invecchiamento.

In base al Secondo Principio della
Termodinamica, tutto l’Universo si avvia ad invecchiare,
aumentando irreversibilmente il suo grado di disordine interno
(Entropia). Anche quelle cose che, a prima vista, ci sembrano
eterne (ad esempio, le catene montuose), col tempo si erodono
fino a sparire. Allo stesso modo, tra miliardi di anni,
spariranno il sole e le altre stelle… con i relativi
pianeti.

Irrimediabilmente ci consumiamo, anche se si
può ipotizzare
una vita indefinitamente lunga, che non
vuol dire “infinitamente” lunga.

il processo entropico (di disorganizzazione e
“invecchiamento” dei sistemi), come vedremo in seguito, può
essere rallentato indefinitamente, cioè differito in tempi
molto lunghi.

Perché tutto funzioni bene, deve continuare
quello che gli esperti chiamano “Grande Connessione”
cioè la proficua ed intensa collaborazione fra questi grandi
sistemi, che garantisce vita lunga e salute. Quando, invece,
inizia a prevalere la “Disconnessione”, ogni apparato
comincia a funzionare senza mantenere un equilibrio con il
resto e, questo, segna un quadro di disorganizzazione che
porta alla senescenza prima e alla morte in seguito, come
evento finale.

In conclusione

In condizioni parafisiologiche (in assenza di
patologie gravi) la vita non termina per consunzione ma per
marasma, cioè per disorganizzazione crescente e non più
reversibile, dei sistemi
psiconeuroendocrinoimmunologici.

 

… CONTINUA

 

 

Bibliografia

  • Umberto e Giovanni Scapagnini: La manutenzione della
    vita Mondadori Ed. 1997

  • P. Calissano: Neuroni, Garzanti – Milano 1992

  • F. Bottaccioli: Psiconeuroimmunologia ; Red edizioni –
    Como 1995

  • Giovanni Russo: La Psiche Umana – Sovera Ed. – Roma 1994

  • Neil R. Carlson: Fisiologia del comportamento; Piccin –
    Padova 2001

  • M. F. Bear / B. W. Connors / M. A. Paradiso:
    Neuroscienze – Masson S.p.A. – Milano 2003

  • Valerio Monesi: Istologia – Piccin – Padova 1982

  • L. Cattaneo: Anat. del Sist. Nervoso Centrale e
    Periferico dell’uomo – Monduzzi Ed. – Bologna 1984

  • G. Marchese – S. Labate / Alle origini della vita
    / Web magazine La Strad@

  • G. Marchese – S. Labate / Alle origini della vita
    II°
    / Web magazine La Strad@

  • G. Caron / PNEI: un mondo nelle tue mani / Web
    magazine La Strad@

  • G. Marchese / La salute è la vita, nel silenzio degli
    organi /
    Web magazine La Strad@

  • G. Marchese / La paura di invecchiare / Web magazine La
    Strad@

  • G. Marchese / La logica e le quattro interazioni / Web
    magazine La Strad@

Dr. Giorgio Marchese – Docente di Fisiologia
Psicologia c/o la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia
ad Indirizzo Dinamico – Roma
2005

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