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Nella relazione inaugurale dell’anno giudiziario…


Nella relazione inaugurale dell’anno giudiziario, letta pochi giorni or sono dal procuratore generale Francesco Favara nell’Aula Magna della Corte di Cassazione, emerge l’accento posto sul tema della eccessiva durata dei processi e, quindi, della prescrizione dei reati. Favara ha specificato che un’eventuale prossima riduzione dei termini di prescrizione – incoraggiando gli imputati a rallentare con ogni mezzo lo svolgimento dei processi, pur di provocare la scadenza di quei termini – produrrebbe l’effetto di annullare l’attività della magistratura nelle diverse fasi dei processi, così destinati ad estinzione prematura (soprattutto quando si tratti di processi in corso).Col pericolo analogo a quello di una amnistia.

Il timore fa riferimento a ciò che accadrebbe qualora fosse approvata la legge Cirielli-Vitali.

A parte la razionalizzazione dei reati di minore gravità, infatti, per il resto essa non solo abbrevia all’ origine gli ordinari termini di prescrizione, ma, quando si tratti di imputati incensurati, vanifica l’incidenza delle complesse vicende del processo sull’aumento di tali termini. Ciò condurrebbe ad allungare ulteriormente la durata dei processi: non solo perché, ancora più di oggi, finirebbero per premiare “a costo zero” gli imputati più abili nel ritardarne la conclusione, ma anche perché scoraggerebbero di fatto l’accesso ai riti alternativi volti alla definizione anticipata dei giudizi. Il risultato sarebbe quello di un ulteriore ingolfamento della macchina della giustizia penale. Fatto questo ancora più grave dei pur vistosi vantaggi (leggibili fra le righe) che potranno derivarne ad alcuni ben noti imputati. Il pensiero volerebbe inevitabilmente ad un imputato eccellente che vanta ben 14 processi pendenti. E il dubbio ventilato dalle cosiddette “toghe rosse” (e da buona parte dell’innocente opinione pubblica) di una riforma del sistema giudiziario ad uso e consumo di pochi sembra cominci ad avere qualche sostanza probatoria.

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