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…questo è il titolo dell’opera da Oscar del noto attore regista Roberto Benigni. Il film mette in evidenza come, nonostante le terribili angherie subite e patite in un campo di concentramento, un giovane ebreo, catturato dalle spietata e sanguinaria polizia nazista, abbia scelto per sè e per il figlio, prigioniero anche lui, di lottare per la sopravvivenza, piuttosto che di lasciarsi morire, come, purtroppo è successo, nella realtà, a migliaia di prigionieri nei famigerati lager del Reich. Quello che stupisce e commuove, allo stesso tempo, è che il prigioniero ebreo sia riuscito a trasformare la dura prigionia del campo, in un candido gioco nel quale coinvolgere proprio il figlio nel tentativo di proteggerlo dalle orrende barbarie di un periodo, forse il più buio, della storia dell’umanità… e di come, alla fine, ci sia riuscito. Il film contiene una morale molto profonda che andrebbe fatta propria e non dimenticata subito dopo aver varcato l’uscita del cinema. Come non apprezzare, quindi, il messaggio di Benigni il cui intento era proprio quello di far capire allo spettatore che la vita deve essere presa con allegria prima ancora che con filosofia! Se ognuno di noi, infatti, si interrogasse sul proprio rapporto con la vita, si renderebbe conto di quanto non riesca ad apprezzarla fino in fondo; a quanti, in questo momento, stanno storcendo il naso, ricordo che la maggior parte degli esseri umani dedica il proprio tempo a correre dietro alle ineffabili cose da cui è circondato piuttosto che ad imparare a gustare la vita in modo pieno… PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



…a coglierne l’essenza più profonda…il suo “midollo”. Forse l’essere umano riesce solo ad attraversare la vita piuttosto che viverla, preferisce attraversare il fiume, magari in piena, per giungere presto alla meta, piuttosto che prepararsi alla sua navigazione, nel bieco tentativo di eludere le difficoltà che potrebbe comportare: ma chi lo ha detto che i problemi non si superano? In fondo, ci siamo mai chiesti se vogliamo veramente superarli i problemi, o, piuttosto, conviene che ci crogioliamo negli stessi per poter esercitare il nostro sport preferito, ovvero, lamentarci senza contegno né ritegno anche al fine di ottenere le cose senza il minimo sforzo? Ecco, forse sono questi gli interrogativi a cui, ognuno di noi, dovrebbe affrettarsi a dare una risposta. Ma che senso ha, infatti, possedere mille, costosissimi, beni materiali, ambizione di una società senza più valori, se poi non si riesce più ( qualora ci si sia riusciti in precedenza)a dialogare con noi stessi e con la natura che ci circonda apprezzando entrambi? La verità è che, piaccia o non piaccia, spesso si fugge da se stessi perché non si ha il coraggio di affrontare i propri limiti per non parlare delle tante paure e i mille dubbi che attanagliano le nostre menti….quasi che tutto ciò fosse indecoroso; fuggiamo da noi stessi per dedicarci all’altro fuori dal sé… cioè al nulla! La vita è bella, la vita è umile e non ama i clamori e i fasti da cui, invece, spesso, l’essere umano ama contornarsi. Fino a quando non lo capiremo saremo condannati ad una ricerca senza soste e ad una sofferenza senza pari in un contesto di insoddisfazione perenne….impariamo a navigarlo quel fiume, impariamo a governare le vele della nostra barca che risponde al nome di esistenza, incominciamo a leggere e a imparare le carte nautiche della nostra vita, solo allora potremo essere certi di una navigazione sicura e che il mare del nostro infinito non inghiottirà le piccole e confinate esistenze di noi esseri umani….solo allora potremo gridare a squarciagola che la vita è bella, perché, solo allora avremo imparato a viverla quella vita che ci fa tanta paura e che cerchiamo di aggirare attraverso i mille desideri da esaudire e le mille cose da fare….facciamone 999 ma impariamo a succhiare il midollo di quella vita: assaporeremo la sua essenza infinitamente esaustiva di ogni nostro bisogno! La vita è bella….e vale sempre la pena di portarla avanti!

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