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Siamo prossimi alle ferie estive, la nostra testa comincia ad assaporare momenti di pre-vacanza durante i week-end, anche grazie alla clemenza del tempo; inizia, quindi, il conto alla rovescia, sebbene, un vecchio detto calabrese reciti ” a cuda è a chiù brutta a ra scurcià” che tradotto testualmente significa ” la coda, è la parte più dura da scorticare”; di questi tempi molta gente affolla le agenzie di viaggio e le mete da prendere in considerazione sono le più disparate. Ma ci siamo mai chiesti che cosa rappresenta un viaggio per ciascuno di noi? Se potessimo pubblicare le risposte ci renderemmo conto che sarebbero molteplici e, ognuna, diversa dall’altra, lo storico Strabone riteneva che “viaggiare rappresenta la liberazione della propria anima dalle catene della quotidianità che impedisce ai nostri occhi di vedere oltre il nostro confinato orizzonte”; concordiamo con il pensiero di Strabone aggiungendo che un viaggio può dare molto alla nostra interiorità, a patto che venga vissuto con la necessaria profondità; ovviamente dipende dalla meta prescelta. Potrebbe rappresentare, infatti, un’occasione per incontrare nuove culture, un’occasione che potrebbe permetterci un “salto” nel passato così come nel futuro. Insomma un viaggio rappresenta molte cose ma, una in particolare, merita la nostra attenzione: l’arricchimento interiore… PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



… addirittura Seneca sosteneva che “un viaggio permette di verificare la nostra aridità, in quanto ci indica la capacità di provare emozioni; è chiaro che meno emozioni si provano più si è aridi; ogni viaggio comincia dentro noi stessi”; è vero, il rapporto emozioni provate -aridità interiore è inversamente proporzionale. Ad esempio, come non rimanere estasiati di fronte allo spettacolo offerto dalla verdissima e profumatissima campagna irlandese o di fronte alla porta dei leoni che proteggeva la gloriosa Micene, in Grecia? Come non emozionarsi di fronte alla bellezza del mare Egeo, ai suoi odori, alle sfumature dei suoi colori? Come non ammutolirsi di fronte al senso di infinito suscitato dalla visione del deserto del Sahara? E come si fa a non avvertire la fiera maestosità di Capo Nord, austero guardiano del tratto di mare più pericoloso e decantato del mondo? Come rimanere impassibili di fronte ai tesori di arte orientale custoditi nel maestoso palazzo Topkapi di Istanbul, Turchia, dove avverti anche il netto contrasto tra due continenti Europa e Asia .. e dire che basta attraversare un ponte, quello dei genovesi, per trovarsi in un’altra dimensione; e come non riflettere profondamente di fronte alla semplicità con cui vivono le tribù berbere o le popolazioni sparse nei più disparati villaggi dell’Africa settentrionale dove, incontrare uno straniero rappresenta una festa e giocare, per un bimbo, significa salire su un albero…e da quell’albero ti giunge il suo sorriso, semplice e radioso; come non emozionarsi di fronte a tutto questo? Ma viaggiare è molto di più, rappresenta, infatti, un momento di crescita consapevole, ma, anche, inconsapevole, significa rendersi conto di persona che gli islamici non sono tutti fratelli di Bin Laden così come i palermitani non sono tutti mafiosi o che il Tuareg non è un parassita del deserto bensì un cultore dell’anima che ripulisce al tramonto e in perfetta solitudine, come guidato da una bussola interna, nell’immensità di un deserto rosso fuoco in cui in cui senti lontane le preghiere di chi ci crede e gli echi dei muaezin risuonano lontani quasi come una colonna sonora per uno spettacolo senza pari…ecco, viaggiare è tutto questo, anzi, no, è molto di più….è capire che la staticità rafforza i limiti dei nostri confini.. allora buon viaggio!

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