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Proviamo a ricordare quante volte ci sia capitato di farlo realmente; a conti fatti, forse, a qualcuno di noi, nel corso della vita, non è mai capitato. Eppure fermarsi a riflettere rappresenta un momento importante nelle nostre esistenze perché ci fornisce l’opportunità di rivedere tutto quello che abbiamo fatto per poi sottoporlo al vaglio delle nostre coscienze; tutto questo, al fine di tracciare una bozza di bilancio su cui costruire la prossima tappa del nostro futuro. Infatti, per poter ben costruire è necessario saper programmare e verificare, tappa per tappa, il nostro operato; questo, al fine di correggere eventuali errori di programmazione o di valutazione e per rimetterci, finalmente, in carreggiata; ma, senza un momento di chiara riflessione come si ritiene di poter svolgere questa opera di valutazione e di eventuale riprogrammazione. Riteniamo, a questo punto, che, per potersi esaminare attraverso lo strumento della verifica, è necessaria una buona dose di umiltà, quindi sincerità verso se stessi e un minimo di disponibilità a farlo; queste sembrano cose scontate ma, a ben vedere, tanto scontate non sono! Forse il nostro vero problema è rappresentato dal fatto che, a volte, non vogliamo riconoscere a noi stessi i nostri errori, perché,…per continuare a leggere cliccare sul titolo


questa cosa ci risuona dentro come una sconfitta personale. Nella realtà dei fatti, però, le cose non stanno così, in quanto, dovrebbe essere più facile riconoscere l’errore per avere la possibilità di correggerlo ( fase dell’umiltà) piuttosto che arrovellarsi dietro a tanti e inutili perché o per come o, peggio, cercando di nasconderlo a se stessi! L’onestà verso se stessi è una cosa fondamentale in questa fase di ricerca e verifica se, ovviamente, si vogliono ottenere risultati concreti altrimenti….meglio lasciar perdere! A volte, però, per cultura, per apprendimento si riconosce l’errore tendendo, però, ad attribuire agli altri responsabilità da cui, in realtà, sono esenti. Per abitudine, per convenienza e, forse, anche un po’ per vigliaccheria intellettuale il “ci colpi tu” o, peggio ancora il “ci colpate voi”ci allontana, un po’ troppo spesso, dall’assumere le nostre responsabilità, contribuendo, invece, ad alimentare la nostra presunzione; quanti di noi sanno che questo atteggiamento non fa altro se non allontanarci da un percorso di vita corretto, portandoci, così, sul periglioso sentiero dei conflitti interiori che, alla lunga, logorano, fino a danneggiarla, la nostra psiche riflettendosi, di conseguenza, sul nostro corpo: MA CHI CE LA FA FARE? Smussiamo allora, attraverso un sano e corretto lavoro su noi stessi, i nostri “angoli”interiori tendendo a riconoscere, in maniera consapevole, i nostri errori… del resto, come recita il vecchio detto, sbagliando s’impara, ma dopo averlo riconosciuto, aggiungiamo noi…riflettere non fa mai male, per cui speriamo che con questo editoriale la riflessione del lettore sia stata stimolata

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