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Venite ad imparare all’IPSIA di Cassano allo Jonio!


Strano paese, Cassano allo Jonio…

Anzitutto il nome: non Cassano allo Jonio ma Cassano all’Jonio (che regola grammaticale seguirà?), poi i tanti contrasti…


Il caldo sole che imbiondisce la campagna tutto l’anno attivando la vita nei pescheti e negli aranceti, non basta a scaldare gli animi di quella gente che, curiosa, osserva chi arriva, per scoprirne le intenzioni… Le rinomate grotte e l’acqua sulfurea che la forte montagna regala alle terme, non sono sufficienti a creare un indotto capace di evitare un bilancio comunale pluridissestato… Il profumo di Natura che ricorda quello delle zagare di Sicilia, non neutralizza la coltre, spessa, di malessere che, caustico, invade le piazze e penetra, attraverso anfratti reconditi, nel sottoscala della ragione e ci riporta “alle specie antiche”…


Un Istituto scolastico (l’IPSIA) ricavato da un antico tabacchificio (in attesa, ad onor del vero, del nuovo, modernissimo plesso) dove si combatte ogni giorno per garantire i preliminari che qualifichino il valore di una lezione didattica, non basta a fermare la voglia di quei giovani di “frontiera” e di quei docenti “sulle barricate”, che hanno realizzato un interessante convegno, sull’educazione alla legalità, il 9 marzo presso l’aula magna dell’Istituto di Istruzione Secondaria “Luca Pacioli”, promosso dalle professoresse Caterina Delapa e Rosa Maria de Pasquale.



A fare gli onori di casa, Mario Sapia, il preside, comandante di una nave in difficoltà… è con l’orgoglio tipico degli Ionici che ci accoglie nella sala di rappresentanza e ci guarda fissi negli occhi quando ci comunica che, purtroppo, quando piove, spesso, bisogna aprire gli ombrelli anche in presidenza!

“… Il mare era nero, invernale e, in piedi, sull’alto ponte del traghetto, mi riconobbi di nuovo ragazzo prendere il vento, divorare il mare… il battello era pieno di piccola gente di terza classe, affamata e soave nell’aver freddo, senza cappotto, le mani nelle tasche dei pantaloni, il bavero della giacca rialzato… mi guardavano mangiare formaggio e pane, in quel mattino di ghiaccio – Un siciliano non mangia mai la mattina, siete americano voi?- Si – risposi colpito da tanto orgoglio – Americano sono… da quindici anni!” (Elio Vittorini – Conversazione in Sicilia)


La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli. (Aristotele)


All’incontro, cui hanno partecipato come relatori, gli avvocati penalisti Antonio Quintieri e Francesco Chiaia del Foro di Cosenza e il dott. Giorgio Marchese, medico psicoterapeuta, erano presenti gli studenti di tutte le classi che hanno subito fatto capire di non essere lì per caso, per niente convinti di aver “estorto” (il termine ci sta tutto) un giorno di vacanza alle loro lezioni, ma interessati a scoprire le frontiere di un nuovo sapere e pronti ad un dibattito che, alla fine, li ha visti protagonisti.

A rompere il ghiaccio, non poteva che essere il Capo dell’Istituto, che ha parlato di legalità in termini di allenamento continuo e costante, volto all’osservanza di norme e regole di comportamento che, in generale, devono caratterizzare la vita di relazione e possono essere ben inserite nel contesto scolastico, dove si rende necessario, al di fuori di qualsiasi forma di autoritarismo, il rispetto dei ruoli.

Nel giuoco delle parti ha ricevuto il testimone l’avvocato Quintieri che ha, innanzitutto, posto l’accento sull’importanza della Scuola nella creazione di una cultura della legalità che non si impara sui libri, ma si coltiva attraverso l’esempio, nelle coscienze. Il tema dominante del suo intervento si è incentrato sul fenomeno del “bullismo”, da molti anni oggetto di studio e di attenzione da parte dei governi di molti paesi europei, perché fonte di una moltitudine di reati nell’ambito minorile.

Ma perché nasce il “bullismo”?

Quest’atteggiamento arcaico, trae origine da una base di prepotenza e di prevaricazione, solitamente da parte di più soggetti, cosiddetti “forti” a danno del singolo “più debole” che diventa l’obiettivo da colpire. Da qui il passo è breve per l’instaurarsi di un processo penale che, spesso, può avere anche origine da violenze scaturite per banalità, come uno sguardo considerato ostile o un saluto a cui non si è risposto; lo stesso Freud sosteneva che l’inconscio è capace di uccidere per futili motivi. “Ma se si è liberi di pensare ciò che si vuole – ha concluso Quintieri – diversamente, non si può essere liberi di agire, seguendo impulsi irrazionali: da qui la necessità di allenare il senso morale per contrastare il crimine.”

“Occhio per occhio ed il mondo diventa cieco”. (Gandhi)


All’avvocato Chiaia è toccato il compito di provocare la reazione dei ragazzi stimolandoli al dibattito ed ottenendo, di rimando, un fuoco di fila di domande da parte di questi ultimi, interessati a conoscere il suo punto di vista su ciò che era emerso da un questionario, secondo il quale la maggior parte degli intervistati si era detta indifferente rispetto ai regolamenti di conti fra bande rivali. “Chi si professa indifferente, di solito elide il problema, nel senso che lo sposta, mostrando paura”.


Volevate risposta migliore?

Altre domande hanno interessato, poi, i comportamenti da tenere rispetto ai pregiudizi da parte delle forze dell’ordine che, spesso, facendo di tutta l’erba un fascio, considerano alla stessa stregua, ergastolani e parenti dei medesimi…


“In questi casi, ciò che paga – ha affermato il penalista – è la conoscenza dei propri diritti oltre alla collaborazione con chi ha l’obbligo di mantenere l’ordine e di far rispettare le norme ricordando che …..adottare comportamenti illegali non è sinonimo di potere: il vero potere si esercita su se stessi, attraverso l’uso della mente e lo sviluppo delle proprie capacità, solo così si è veramente liberi e potenti.”



In un’atmosfera elettrizzata dalla voglia di nuovo e dalla consapevolezza dell’importanza di una coscienza dei valori, è sceso a parlare, in mezzo al pubblico, per ultimo, una vecchia conoscenza di studenti e professori, lo psicoterapeuta Giorgio Marchese, altre volte coinvolto in manifestazioni di pari spessore.

Educare alla legalità, in definitiva, consiste nell’aiutare a mettere in atto le buone inclinazioni dell’animo e la potenza della mente, attraverso regole che disciplinano il comportamento in funzione della pubblica utilità.


Il cubo di Kubrik, in questo caso, si risolve, aggiungendo nell’abbecedario che ci accompagna fin dalla scuola materna, ai termini Onore (Sentimento che ci porta ad aver cura del nostro buon nome ed è segno di rettitudine), Rispetto (Riguardo verso qualcuno ritenuto degno di ciò) e Orgoglio (Fierezza che si basa sui valori dell’onore), il significato della parola Dignità, intesa come nobiltà d’animo, che induce a rifuggire da ogni bassezza per riuscire a darsi un valore.

Applausi, sorrisi e strette di mano… “Forza ragazzi, continuate così!”


Strano paese, Cassano allo Jonio, basta un incontro con della gente coraggiosa ed ecco che, la Via Pal scompare e si delinea, evidente, una voglia di riscatto che elimini pregiudizi e luoghi comuni…

Forse è vero, in fondo, qui, “non è forte chi non inciampa mai, ma colui che, cadendo, si rialza, ogni volta.”

Mariella Cipparrone & Giorgio Marchese

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