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Può capitar di tutto mentre si passeggia per il centro…anche di vedere uno spettro…ma poi…sorpresa, si tratta di un volto famoso… scopriamo chi ?…


Vincent Schiavelli è uno dei volti più noti del cinema americano e non solo. Uno dei maggiori caratteristi, interprete di molti film famosi, in parti piccole o grandi che, comunque, con il suo essere ha reso sue per sempre. Nessuno può dimenticare, infatti, film tipo “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, “Blade Runner”, “Ghost”, “Il ritorno di Batman”, “Amadeus” , “007 Il domani non muore mai” e così via fino ad arrivare a quota 120; a questi vanno aggiunti le partecipazioni a vari serial televisi ed i lavori in teatro. Cosa colpisce di lui appena lo si conosce? Innanzitutto l’altezza, la lunghezza delle sue mani con cui accompagna ciò che dice, in un lessico che è il risultato dell’incontro di più lingue: il siciliano, l’americano e l’italiano, e l’istintiva simpatia che risulta alla fine coinvolgente. Nulla, proprio nulla in lui, fa pensare ai personaggi da lui interpretati, ai tanti cattivi senza morale, al gangster che si sveglia e dice:” Quali cose orribili posso commettere oggi?” nel suo ultimo film “Gli Indesiderabili”, niente di loro c’è in lui. La sua vita è proprio altra, fatte di cose genuine, di odori e sapori antichi, come quelli che trasferisce nelle sue ricette, si, perchè lui è anche scrittore, per la precisione un food writer, con tanto di premio, oltre ad essere un apprezzato chef. I suoi non sono semplici libri di cucina, ma racconti di persone, del loro modo di vivere, che fanno da cornice a ricette siciliane d’altri tempi, proprio quello che si pensa di lui dopo averlo conosciuto.

Vincent, come è nata la tua passione per il cinema?

Quando frequentavo la scuola, assistetti a qualche spettacolo e così pensai che poteva essere una cosa interessante da fare.

L’anno successivo, presi lezioni e cominciai a partecipare anch’io; dopo queste esperienze, a poco a poco, si fece strada in me l’idea di diventare attore.

Poi ho fatto la scelta di frequentare la scuola di recitazione all’interno della New York University. Era la fine degli anni 60, tempo di grandi cambiamenti nel mondo ed anche nel teatro. Questa esperienza mi diede una forte spinta per questo lavoro…

Tu sei uno dei maggiori caratteristi che esistono negli Stati Uniti. Quanto ha contato il tuo aspetto per diventare uno dei migliori?

All’inizio non me ne rendevo conto, perchè fai una parte, poi ne fai un’altra…poi ho capito che il fatto di essere come ero, mi avrebbe aiutato nell’interpretare alcuni ruoli, anche se poi è successa una cosa molto strana: appena fatta una parte molto visibile, poi non ho lavorato per un anno e mezzo. Come in “Ghost”: dopo questo film non ho lavorato per un anno e mezzo.

Hai al tuo attivo 120 film, numerose partecipazioni a serial televisivi sia in America che in Italia, come 007 ed poi anche il teatro. In quale ruolo ti senti più a tuo agio: come attore di cinema, televisione o teatro?

Sono esperienze diverse, ma il mestiere è sempre lo stesso: quello di illuminare i personaggi.

Questa è la teoria che porti avanti da quando hai iniziato questo lavoro: illuminare i personaggi, illuminare nel senso di dar loro vita, parola, pensiero…

…E capire il perché di quel personaggio…..

Il perché?…sei forse un attore filosofo?

E’ molto importante il perché e, questo modo di interpretare i personaggi mi è stato trasmesso quando frequentavo la scuola di cinema da un grande maestro, scrittore di cinema e regista a Broadway, che tutto ad un tratto cessò la sua attività.

Anni dopo ci ritrovammo a cena e c’era una persona che gli chiese perché avesse abbandonato la sua carriera. Egli disse che un giorno, su una metropolitana di New York, c’era una donna che stava piangendo e lui stava male perché non aveva sentito niente per questa donna. E non aveva sentito niente perché non sapeva il motivo per cui questa donna stava piangendo…il perché.

Quindi, ho pensato che forse si può insegnare ai giovani attori proprio questo, il perché dei personaggi, del loro ruolo. Senza il perché, tutto diventa sterile.

Tu sei tra gli attori preferiti di Milos Forman, anche lui per te è il regista preferito?

Per me è senza dubbio il più grande regista vivente…veramente un maestro che comprende la verità della recitazione.

Lui ti ha diretto…

Sì, ho lavorato sei volte con lui. Lo conosco ormai da una vita. E’ geniale il suo modo di girare, di fare regia….. è un modo raffinato, elegante.

Cosa ti è rimasto dei grandi film che hai girato?

Sono state tappe molto importanti per la mia carriera, come “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, che è stato un lavoro intenso per tutti attori giovani, merito di Milos Forman che ci ha spinto a guardare con attenzione alla possibilità di esplorare la follia attraverso il nostro lavoro. Ognuno di noi doveva trovare il senso della pazzia. Tanto che ci siamo immedesimati che, un anno dopo la fine delle riprese ci siamo incontrati in molti di noi a New York a casa di Louise Fletcher che interpretava l’infermiera capo. Ci siamo seduti, proprio come nel film, con le sedie in circolo, lasciandone alcune vuote per quelli che non c’erano. E’ stata un’esperienza intensa che ci si è cucita addosso. Un altro ruolo che ho amato molto è il fantasma di “Ghost” perchè è un personaggio che proviene direttamente dal mito.

Se ti volti indietro, dopo tanti anni di carriera, cosa pensi?

Più che pensare, ogni tanto, di notte, i miei personaggi mi vengono a trovare, mi girano sopra il letto….poi, penso a quanto la gente mi piace e mi diverto se le persone mi riconoscono….fare l’attore e incontrare gli altri sono le cose per me più belle.

Spesso ti hanno fatto girare film in cui rivestivi il ruolo di cattivo; anche nell’ultimo film, quello del 2003 “Gli indesiderabili”, dove sei un mafioso. Conoscendoti, però, non viene in mente questa cattiveria. Ti sei chiesto come mai i registi ti abbiano proposto questi ruoli?

Non so, forse perchè riesco a calarmi nei panni di personaggi di questo tipo, perchè essendo ossessionato dall’etica, diventa per me interessante interpretare personaggi che, invece, proprio dell’etica sono privi.

Secondo te, facendo l’attore cosa è importante trasmettere?

Io penso che la cosa importante da trasmettere sia il personaggio. Dico sempre ai miei studenti che è un mestiere senza ego, perché a servizio del testo. Essere anche protagonisti ma a servizio del testo. Mi è stato chiesto…ma si possono cambiare le parole? No, devi dire quello che è scritto. Ma non si può improvvisare? No, bisogna attenersi a ciò che è scritto.

Che ruolo ti piacerebbe interpretare in futuro?

Vorrei fare qualcosa di molto romantico…

Ah, quindi, vorresti interpretare un ruolo sentimentale!

No, aspetta…ci sono dei limiti. Mi piacerebbe un ruolo che mi susciti passione, ardore, perchè non è importante cosa fai, ma come la fai.

Il tuo cognome rivela la tua origine italiana, ma a tradirti sono anche i modi, quando uno ti conosce, capisce che sei in parte italiano,

Secondo te, cosa ti porti dentro dell’Italia?

Mio nonno, Vincenzo Schiavelli, di cui porto il nome, era di Corigliano Calabro CS), aveva 65 anni quando nacque mio padre e morì, ovviamente, molti anni prima della mia nascita. Invece, mio padre morì quando io avevo 3 anni, mia madre, che era siciliana, dopo la sua morte, tornò a casa dei suoi genitori e, quindi, andai a stare con i miei nonni siciliani, di Polizzi Generosa. Mi portò dentro quello che loro mi hanno dato:il dialetto siciliano e la grande cultura di quella regione.

Quindi, sei cresciuto con i valori dell’Italia…

Sì, forse dell’Italia dell’800…anche se i miei nonni erano molto speciali: mia nonna era maestra di scuola. Ricordo, nella loro stanza, una piccola libreria con i libri di Dante … Mio nonno era un grande cuoco, era un “monsù”, cioè i cuochi che traevano origine da quelli francesi. All’inizio dell’800, infatti, vi era la moda in Sicilia, da parte dell’aristocrazia, di importare i cuochi dalla Francia che in quel periodo costavano poco perchè volevano scappare dal loro paese, era il periodo della rivoluzione ed avevano paura di “perdere la testa”…. E allora prima i cuochi francesi si chiamavano “monsieur”; dopo poco tempo, quelli siciliani si chiamarono “monsù” ed avevano una cucina molto raffinata. Mio nonno, prima di partire per l’America era un “monsù” di un nobile siciliano.

Da qui la tua passione anche per la cucina, infatti sei un food writer ed anche un abile cuoco.

Sì.

Per i tuoi libri, hai vinto anche dei premi, nel 2001 il premio “James Beard” per il giornalismo.

Sì, di cui sono molto orgoglioso.

E hai ragione. E’ un riconoscimento molto prestigioso. Nell’ultimo libro che hai scritto, ci sono le ricette ma anche storie di persone…

Sì. Tutti i miei libri sono così. Sono libri di racconti e ricette.

Perché?

Perché per me la cucina è cultura commestibile. Non si possono separare il cibo e le persone che lo consumano. Sono una cosa sola. Di libri di ricette ce ne sono tantissimi. Quello che è interessante è il racconto della gente che mangia, spesso, nei miei libri, alcuni racconti non hanno niente a che fare con la cucina.

Mi piace mischiare le ricette con i racconti e viceversa, è come scrivere due libri contemporaneamente.

Insomma, l’Italia e le sue tradizioni te li porti sempre dietro, a proposito ma tu dove vivi, per caso a Los Angeles?

Lì ho la residenza, ma vivo in parte a Roma ed in parte in Sicilia. Ho fatto l’inverso di quello che hanno fatto i miei nonni che dall’Italia sono andati in America.

Cosa ti piace della Sicilia?

La vita, l’amicizia…Il valore che si da alla vita, la capacità di avere legami molto stretti con gli amici e la famiglia. Poi, in particolare, l’aria, l’acqua di Polizzi, di cui parlava sempre mio nonno e….. la fantasia dei polizzani.

So che tu, tra l’altro, hai un progetto, quello di creare una scuola di cucina a Polizzi, “La casa di Andrea”…

Sì. Voglio creare questa scuola di cucina per turisti e sto cercando di acquistare un palazzo proprio in paese, e siccome la cucina è cultura commestibile, sarà possibile per quelli che vengono qui, gustare il sapore di questo paese.

E poi ti fanno fare i ruoli di cattivo…

La Stradaweb saluta e ringrazia Vincent Schiavelli per l’intervista e per la sua enorme simpatia.

Maria Cipparrone

Questo lavoro è stato realizzato con la collaborazione di Laura Trocino.

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