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Dopo 55 anni di Repubblica, possiamo dire che tutti i dettami costituzionali sono stati attuati e continuano ad essere garantiti? C’è chi non crede…


Proviamo ad analizzare alcuni aspetti della vita sociale che si svolge nel nostro Paese.

Se passiamo ad un raffronto con altre strutture statuali esistenti in altre nazioni, salta, evidente, la discrepanza che esiste – ad esempio – tra il sistema parlamentare italiano e quello statunitense; gli U.S.A. sono amministrati da un potere esecutivo che è nella piena disponibilità del Presidente, eletto direttamente dal popolo ed al quale rende conto alla fine di un mandato quadriennale, che gli può essere rinnovato per una sola volta; l’azione legislativa è prerogativa del Congresso, composto da due assemblee: il Senato e la Camera dei rappresentanti.- Il primo, è formato da 100 senatori, che durano in carica 6 anni, eletti a suffragio universale, mentre la Camera dei rappresentanti è composta da 435 membri e che durano in carica solo 2 anni.

Il Congresso si raduna almeno una volta l’anno, e la partecipazione degli eletti è sempre massiccia, né le riunioni dei due consessi mostrano quello spettacolo minimale che offre spesso l’una o l’altra delle nostre camere, il cui plenum è occasione assai rara. Ma quello che più riesce difficile da accettare è constatare che una super potenza come gli U.S.A., con una popolazione che sfiora i 300 milioni di abitanti, che ha un territorio esteso per più di 26 volte l’Italia, che si scompone in una struttura federativa di 50 Stati, possa essere governato da meno di un terzo del numero dei senatori italiani e da un altro esiguo numero di rappresentanti, se rapportati ai 300 milioni di abitanti statunitensi.

Qualcuno potrebbe obiettare che l’entità dei nostri politici è sancita dalla Costituzione; ma, bisogna aggiungere, che l’attuale Costituzione fu redatta anche sotto la spinta emotiva di una guerra tragicamente conclusasi, e di una dittatura ancor più tragica. Oggi, il potere politico nostrano è divenuto anacronistico; è strutturato in una burocrazia che, definirla medievale, si rischia un concetto eufemistico, i cui costi sono talmente enormi, da rappresentare il vero motivo del nostro deficit nazionale: e basterà fare un semplice calcolo, per dimostrare il passivo che abbiamo ereditato e che trasmetteremo anche ai nostri pronipoti.


Il Parlamento, nel suo complesso ci costa qualcosa come 300 miliardi di vecchie lire al mese, poi ci sono i costi ministeriali, la Presidenza del Consiglio, i sotto segretari, i segretari dei ministri e dei sottosegretari, le segreterie politiche che ogni deputato tiene operante nel proprio collegio elettorale. E se ci fermassimo qui, potremmo ancora cavarcela; fate un po’ di conti quanto ci viene a costare un consiglio provinciale, un consiglio comunale, un consiglio circoscrizionale, e poi moltiplicate per 20, per cento, per migliaia e migliaia…

Ecco perché non possiamo più dare fiducia alcuna a nessun raggruppamento politico sia della destra di ogni tempo, legata ad interessi politici e finanziari di grandi gruppi industriali, sia della stessa sinistra che si è riempita la bocca di slogan massimalistici, ma sempre incapace – e lo dimostra tuttora – di esprimere una opposizione propositiva di leggi e regole che valgano a far compiere un salto abissale oltre quel vecchiume che ancora ci dissangua, nel momento delle elezioni., e che ripropone sempre i soliti…noti.

C’è, ancora, un’ultima condanna che si vuole esprimere dalle colonne di questo giornale, ed è quella relativa alla situazione sanitaria attuale:

tutti i sessantenni ricordano, certamente, il sistema previdenziale ed assistenziale in vigore negli anni fino al 1962 o giù di lì; erano gli anni nei quali una validissima struttura amministrativa vegliava con competenza ed oculatezza sulla nostra salute: ricorderete i principali Istituti previdenziali come l’INAM, l’INADEL, l’ENPAS, l’INPS, e alcuni altri; erano, tutti, strutturati con personale statale e parastatale, incorporato nei vari Enti per mezzo di pubblici concorsi, attraverso severe selezioni, per cui si aveva a che fare con personale di varia qualifica, dal mansionario al dirigente, preparato, efficiente, intellettualmente onesto e disponibile. Ma le esigenze della politica ingigantivano sempre più; e si escogitò la grande orchestrazione delle U.S.L., oggi A.S.L., che distrussero quelle competenze e quei quadri impiegatizi e dirigenziali che erano il fiore all’occhiello di un’Italia che rivendicava il suo ruolo di nazione civile, democratica e repubblicana; era l’Italia di DE GASPERI, EINAUIDI, PELLA, SARAGAT, NENNI, e perché no? di TOGLIATTI ed ALMIRANTE; voglio dire, di politici che assommavano in sé non solo la passione politica, la proposizione dialettica dei propri ideali, ma, soprattutto, il senso del dover servire il bene comune .


Ed allora, contro quel fiore della “intelighentia”, fu organizzato il più vigoroso reclutamento politico della storia italica; infatti, quale miglior serbatoio elettorale se non quello recuperabile attraverso la sanità pubblica?


Il tutto affidato e diretto da managers di nomina politica, i quali, allorché si dimostrino poco operativi sul piano propagandistico, o se qualcuno di loro, in segno opposto, cerchi di attuare un’attività di rilancio sanitario efficace ed obiettiva, subito interviene la potestà regionale che ne decreta la decadenza, o ricorre al “promoveatur sed amoveatur” ( venga promosso per essere spostato) di ecclesiale memoria. Provate ad immaginare un Andreotti – si fa per dire – escluso dal Senato, oppure un D’Alema non più rieletto, o un Rutelli rispedito a casa, o a chi offrirà la sua eleganza l’On. le Bertinotti, defenestrato dal suo partito, e così di tanti altri, e, fra questi, i tanti periti industriali ed agrari, oltre che universitari “falliti” – che non hanno conseguito la laurea -, che meritano tutti, in ogni caso, rispetto, che affollano arenghi istituzionali, ed ai quali riuscirebbe persino difficile, non solo saper svolgere la propria perizia, ma persino superare un esame di licenza media: che ne sarebbe di costoro? Certamente un Andreotti farebbe valere la sua cultura, mentre un D’Alema darebbe prova di efficace giornalista, oltre che essere un esperto lupo di mare; per molti altri, c’è sempre la speranza di qualche direzione presso le tante aziende sanitarie.

E noi, illusi detentori del potere ideale, ci consoleremo con i versi di TRILUSSA,

“…e il principino succhia, la regina allatta e il popolo se gratta”.

Con tanti saluti da Giuseppe Chiaia, i cui titoli accademici e professionali sono frutto solo del proprio impegno e della propria preparazione.

Giuseppe Chiaia ( preside )

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