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Un’ intervista al prof. Nicola Pirrone, Responsabile della sezione di Rende dell’Istituto di Inquinamento Atmosferico del CNR, conferma quanto sia fervida, nel sud d’Italia, l’attività delle menti, volte al progresso ed allo sviluppo.


Nel 1996, l’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IIA) stipula con l’Università della Calabria un accordo bilaterale di cooperazione con l’obiettivo comune di sviluppare nella regione la ricerca e lo sviluppo tecnologico nel settore del controllo e della tutela della qualità dell’aria e un’attività di formazione professionale post-laurea.

Da tale accordo nasce nel 1998, a Rende (CS), una sezione del CNR-IIA in Calabria, situata in un edificio dell’Unical e diretta dal lucano prof. Nicola Pirrone, laureato in Ingegneria nucleare presso l’università di Pisa, titolare di cattedra all’Università del Michigan e rappresentante per l’Italia nel settore delle problematiche ambientali presso le Nazioni Unite.

La sezione di Rende opera in una partership internazionale che gli consente di interagire con le maggiori università ed istituti di ricerca europei, oltre che con istituzioni del Nord e Sud America e del Medio Oriente. Svolge, inoltre, attività di supporto tecnico-scientifico per conto del Ministero dell’Ambiente, finalizzate all’elaborazione delle Direttive Europee sulla qualità dell’aria. Infine, negli ultimi quattro anni ha sviluppato progetti di ricerca, alcuni finanziati dalla Commissione Europea e altri da Enti Nazionali ed Internazionali e, nell’ambito del 4° e 5° Programma Quadro della Commissione Europea .

Come è nata l’idea di creare una sezione del CNR sull’Inquinamento atmosferico a Rende e, quali sono gli obiettivi ed i legami a livello internazionale con altri enti?

La sezione calabrese è stata avviata nel 1998, mentre la sede centrale si trova a Roma ed ha ormai oltre 30 anni di storia.

Le origini della sezione di Rende risalgono al 1995, anno in cui incontraii il Presidente del CNR, Prof. Garaci, insieme all’ex Presidente, Prof. Quagliariello, che mi invitarono a tornare in Italia, dagli Stati Uniti dove mi trovavo. In Italia, presi contatti con il Direttore dell’Istituto di Roma, Prof. Allegrini, ed insieme è nata l’idea di avviare un’attività nel Meridione. A tale scopo, ho esplorato alcune possibilità ed infine, ho preso contatti con il Rettore dell’Università di Cosenza e con il Preside della facoltà di Ingegneria.

Nel 1997, pertanto, sono rientrato dagli Stati Uniti e mi sono adoperato per portare dei finanziamenti alla nuova sezione che ha preso l’avvio nel 1998, a Rende, in un edificio dell’Unical (università della Calabria) e comprende laboratori, uffici, biblioteca e sala-riunioni.

All’epoca, sono stati approvati due progetti europei in concomitanza con l’avvio della sezione ed, inoltre, ho iniziato a formare giovani ragazzi, per la maggior parte laureati presso questa Università, con i quali ho avviato l’attività di ricerca, che riguarda diverse tematiche: in primo luogo l’inquinamento atmosferico, anche se, poi, il raggio d’azione e l’interesse scientifico si è allargato.

I finanziamenti, per la maggior parte, provengono dalla Commissione Europea, in Italia dal Ministero per la Ricerca Scientifica e dall’Agenzia Americana per l’Ambiente.

In questo ambito, abbiamo sviluppato una cooperazione internazionale con i maggiori centri di ricerca e con le più importanti università d’Europa ed anche del Nord e del Sud America.

Vi è stata una produzione molto cospicua in termini di pubblicazioni, ed oltre a questo, stiamo anche sviluppando una serie di brevetti che hanno un’importanza strategica a livello tecnologico, infatti, abbiamo avviato rapporti con diverse realtà territoriali ed io, in prima persona, da qualche mese, svolgo un’attività di supporto tecnico e scientifico alla neonata Agenzia Regionale per l’Ambiente, qui in Calabria.

Dove svolgete le vostre attività di ricerca e di cosa vi occupate in particolare?

Principalmente nell’aria mediterranea ma abbiamo fatto spedizioni scientifiche anche al Polo Nord ed al Polo Sud. L’ultima spedizione è stata al Polo Nord, su un progetto finanziato dall’Agenzia Americana per l’Ambiente che ha avuto una durata di 6 settimane, al fine di studiare le dinamiche degli inquinanti nella troposfera polare.

Due anni fa, poi, ne abbiamo fatto un’altra al Polo Sud che è durata tre mesi, sempre con risultati positivi: infatti, in quell’occasione, il Ministero per la Ricerca Scientifica ci ha voluti premiare finanziando un grosso progetto. Inoltre, abbiamo esteso l’attività anche ad altre tematiche che indirettamente riguardano l’inquinamento dell’aria, più precisamente l’impatto dell’attività antropica, che può essere di tipo industriale, sociale o economica, a livello di grossi bacini fluviali. In particolare ci stiamo occupando del bacino del Po e della zona costiera del Nord Adriatico.

Questo progetto interessa otto bacini fluviali europei e mira a produrre strumenti e conoscenze per implementare le direttive europee sulla qualità delle acque e delle zone costiere.

Abbiamo redatto, infatti, tra le altre, anche la direttiva sul mercurio. Inoltre, per conto della DG (Direzione Generale) Ricerca, cooperiamo ormai da diverso tempo per la messa a punto delle strategie di ricerca in Europa.

Per quanto riguarda il rapporto con l’Università della Calabria, ci sono tutte le condizioni per poter avere una proficua sinergia e cooperazione. Il terreno è fertile per creare tutta una serie di competenze per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Inoltre, in questi progetti internazionali abbiamo coinvolto i dottorandi che hanno dato la loro collaborazione.

Con riferimento, infatti, all’attività di formazione, i laureandi svolgono dai 6 agli 8 mesi di formazione, prima di iniziare la tesi di laurea che, di solito, è relativa ai progetti in corso, per cui essi prendono parte a pieno titolo all’attività di ricerca. Addirittura, stiamo coltivando la presunzione di portare gli studenti a presentare la loro attività in convegni internazionali e a pubblicarla su riviste internazionali.

Una persona, per avere dei buoni risultati, deve formarsi…è una strada obbligata.

A proposito di formazione, prof. Pirrone, qual è stato il suo excursus universitario e professionale prima di approdare all’Unical?

Mi sono laureato in Ingegneria Nucleare all’Università di Pisa. Prima di laurearmi sono andato a lavorare presso un Istituto Internazionale a Vienna e lì ho conosciuto alcuni colleghi tra cui un professore americano che mi ha invitato ad accettare l’incarico di ricercatore presso l’Università del Michigan nel Dipartimento ambientale. Negli Stati Uniti sono stato diversi anni, occupandomi di grossi progetti relativi ai Grandi Laghi e poi anche progetti di inquinamento su scala globale.

In quella sede sono diventato professore associato, ho insegnato chimica dell’aria e dell’atmosfera, ed in generale le problematiche afferenti a questa disciplina. Sono tornato in Italia nel ’96-97 e, nel frattempo, ho mantenuto la mia cattedra nel Michigan, dove vado ogni tre/quattro mesi.

Lì sono molto flessibili e mi hanno consentito di mantenere la cattedra, garantendo un minimo di attività. Nelle mie lezioni trasferisco tutta la conoscenza di quello che facciamo in Italia.

L’attività di ricerca svolta qui a Rende si svolge anche in cooperazione con lo staff che abbiamo nel Michigan. Ovviamente, la mia attività di insegnamento in quella sede è ridotta, considerando che la mia attività a tempo pieno è quella che io svolgo al CNR. Tuttavia, questo contatto con l’America è molto positivo e consente di fare molto. Io ho lavorato per l’Agenzia Americana per l’Ambiente e ho portato in Italia questi miei contatti. Contrariamente a quanto avviene in America, in Italia si spende veramente molto poco per la ricerca, se non per avere risultati a breve scadenza e non a lungo termine. Quindi, auspico che le cose possano cambiare e sono fiducioso in questo senso, non può essere diversamente.

Inoltre, sono anche rappresentante dell’Italia in vari nuclei di lavoro nelle Nazioni Unite che si occupano di problematiche ambientali e, in questo periodo, sto cercando di organizzare un incontro, per la prossima primavera, tra l’Agenzia Americana per l’Ambiente, la Commissione Europea, le Nazioni Unite e i rappresentanti del Ministero Italiano, sull’inquinamento globale da mercurio, per spingere le Nazioni Unite a firmare un protocollo internazionale relativo all’emissione di mercurio nell’atmosfera.

Mi occupo, inoltre, di portare i contatti europei in America, perché anche loro hanno bisogno di questo scambio.

Qual è il progetto più importante che la sezione di Rende del CNR ha realizzato o a cui ha partecipato?

Il 99% dell’attività di questo Istituto è su progetti internazionali. A livello nazionale, di progetti particolarmente interessanti, ne sono stati realizzati tanti, ognuno di essi con una sua specificità ed una valenza strategica.

La nostra è un’attività di ricerca che mira, innanzitutto, a produrre conoscenza, a produrre brevetti di strumentazione nuova ed a supportare lo Stato nella sua attività internazionale, il Ministero dell’Ambiente e altri organismi internazionali.

Esiste, poi, una sinergia a livello comunitario, poichè, come dicevo prima, abbiamo contribuito allo sviluppo, messa a punto e incremento di diverse direttive e, inoltre, con un decreto di ottobre 2002, l’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico, nel suo complesso, è stato designato, come punto di riferimento per la certificazione dei laboratori d’Italia che lavorano in questo settore. Quindi, oltre a svolgere l’attività di ricerca, forniamo il nostro supporto ad Enti pubblici e privati. Ovviamente, stipuliamo delle convenzioni con tali Enti.

Lei prima diceva che in Calabria, in questo settore, vi è un terreno fertile, è stato questo che l’ha spinta a tornare dagli Stati Uniti e a stabilirsi qui?

Non esiste un motivo ben preciso. Il mio ritorno si è verificato per la combinazione di una serie di eventi.

Negli Stati Uniti stavo bene, è un paese dove si lavora bene….mi mancava un po’ la cultura mediterranea, ovviamente si vive in un’altra dimensione.

Diciamo che si è presentata l’occasione di poter trasferire le mie competenze in Italia, una proposta che è diventata un’ambizione, anche se il percorso, ovviamente, come tutte le cose, è stato un po’ impegnativo.

Parlando di terreno fertile, mi riferivo all’Università della Calabria, dove vi è una buona formazione di base che si può coltivare.

Credo che la collaborazione con la realtà territoriale, comunque, potrebbe essere migliore, ma come ogni cosa richiede tempo, bisogna lavorare su tempi medio lunghi.


Una cosa senz’altro positiva è che lei è anche molto giovane. Ciò dimostra che, ad un’età abbastanza giovane si può arrivare ad ottimi risultati, come lei ha fatto, e, soprattutto, mi conforta l’idea che lei ha ancora molto tempo davanti e, quindi, ancora molto da dare.

Ma, per tornare ad argomenti a noi più vicini, qual è la situazione atmosferica in Calabria e, in particolare a Rende?

Per tutta una serie di motivi, non abbiamo fatto studi per la Regione Calabria. In Calabria, infatti, manca ancora una rete di monitoraggio atmosferico. Come Istituto, abbiamo cercato di creare dei contatti con la Regione che, però, non sono andati a buon fine.

Abbiamo, tuttavia, avviato una serie di contatti con le amministrazioni locali per incentivare questo tipo di attività. Speriamo bene. A breve, avremo un laboratorio mobile che ci consentirà di fare alcune misure sperimentali per capire, a livello preliminare, qual è la qualità dell’aria.

Comunque, il Governo regionale ha degli obblighi da rispettare in determinati tempi legislativi e, se non li rispetterà, sarà soggetto di sanzioni da parte della Commissione Europea.

Da sempre, sulle riviste scientifiche, si parla di inquinamento atmosferico e di quali siano gli effetti sul nostro pianeta, sulla salute e così via. Potrebbe sintetizzare questi effetti e le principali cause dell’inquinamento atmosferico?

L’inquinamento atmosferico è generato dalle varie attività industriali. Gli effetti dipendono dalle sostanze inquinanti e dal tempo in cui vengono assimilati in atmosfera, si parla, infatti, di scala d’impatto. Vi possono essere problemi locali oppure problemi su scala regionale, continentale o globale. Sicuramente, i gas serra hanno un effetto su scala globale e da qui nascono le problematiche sull’effetto serra, buco dell’ozono etc.

Poi abbiamo un importante capitolo di inquinamento atmosferico che è l’inquinamento urbano, generato sia dal traffico sia dai sistemi di riscaldamento delle abitazioni che creano una grande concentrazione di PM10 o PM2.5. Ancora, abbiamo inquinanti come il piombo, il mercurio, l’ozono, il metallo, che creano problemi alla salute dei cittadini, soprattutto dei bambini e degli anziani, più sensibili, innanzitutto, perchè trascorrono più tempo fuori; chi è in età lavorativa vive la maggior parte del tempo al chiuso.

Ovviamente occorre fare qualcosa, come migliorare i sistemi di trasporto e, laddove fosse necessario per la presenza di industrie, migliorare il sistema di emissione dall’impianto industriale, in modo da poter ridurre l’immissione di inquinanti nell’atmosfera.

Credo che questo problema richieda una concertazione tra le varie istituzioni e sicuramente un grosso sforzo economico, ma anche di attitudine culturale dei cittadini. Pertanto, ci sarà molto da lavorare.

E invece, con riferimento alle acque marine, qual è il maggior responsabile dell’inquinamento?

Beh.. noi ci occupiamo anche di questo, infatti è prevista per il mese di agosto una grossa campagna oceanografica, che si svolgerà a bordo della nave oceanografica del CNR e che riguarderà propriamente l’impatto degli inquinanti atmosferici nel mar Mediterraneo e, quindi, il ciclo di questi inquinanti nell’ecosistema mediterraneo.

Queste sostanze, oltre ad essere immesse nell’atmosfera, vengono depositate in acqua e dalla superficie dell’acqua finiscono sul fondo marino contaminando l’acqua, i sedimenti ed i pesci. Nel momento in cui questi inquinanti si bio – accumulano nei pesci, ovviamente, rientrano nella catena alimentare. Il problema, quindi, non è solo quello dell’inquinamento dell’aria.

Del mercurio cosa mi dice?

Il mercurio è un grosso inquinante ed è, nella tabella di tossicità, uno dei primi inquinanti. Esso viene immesso nell’aria, poi si deposita in acqua e, quindi, si accumula nei pesci e, di conseguenza, nell’organismo umano. E’ quasi certo che abbia caratteristiche cancerogene, oltre a dare grossi problemi di disordine mentale, incide, infatti, sul sistema nervoso centrale ed, inoltre, sull’attività renale.

Nella campagna oceanografica di agosto ci occuperemo anche del mercurio, unitamente ad altri inquinanti, per renderci conto dello stato di salute del Mediterraneo.

In effetti, si tratta di una seconda campagna, (la prima è stata effettuata nel 2000), che interesserà il sud del Mediterraneo: toccheremo lo stretto di Otranto, arriveremo quasi oltre l’isola di Creta, costeggeremo le coste Libiche, quindi, saliremo verso Napoli, dove sosteremo, infine raggiungeremo lo stretto di Gibilterra e, da lì faremo ritorno, circumnavigando la Sardegna.

Ripercorreremo, più o meno, la stessa rotta del 2000.

Attualmente, quali sono i progetti che la vedono impegnato?

Come le dicevo, abbiamo un grosso progetto che interessa il bacino del Po e il mare Adriatico. Poi, un progetto che si occupa di inquinamento da mercurio nell’aria mediterranea, sempre finanziato dalla Commissione Europea. Inoltre, abbiamo un progetto che è un network dei maggiori laboratori d’Europa e un progetto finanziato dall’Agenzia Americana per l’Ambiente che riguarda lo studio della toposfera artica. Infine, un progetto finanziato dal Ministero della Ricerca Scientifica per le infrastrutture e un altro finanziato dal CNR.

Poi abbiamo in cantiere tutta una serie di proposte nuove.

Alla luce di tutte queste attività ed iniziative, mi chiedo come si coniuga la vita di un ricercatore con la famiglia…

Io personalmente cerco di mediare, di trovare un compromesso. Ho una moglie che lavora all’Università nell’amministrazione ed una figlia. Cerco di stare a casa il più possibile, compatibilmente con i miei impegni, per il momento riesco a cavarmela abbastanza bene.

Di solito, dietro ai personaggi della storia, andando a fondo, c’è sempre una famiglia che ha dato il suo contributo, lei cosa ne pensa?

Io credo che sia molto importante avere intorno a sè persone che condividono ambizioni e progetti e che, allo stesso tempo siano di supporto, anche perchè i momenti difficili sono molti. Per questi motivi, tendo ad avere più contatti possibili con la mia famiglia e, per quanto mi riguarda, non potrebbe essere altrimenti.

Con quest’ultima affermazione, la Strad@web saluta il prof. Pirrone e lo ringrazia per l’intervista concessa.

Maria Cipparrone

Questo lavoro è stato realizzato con la collaborazione della dott.ssa Laura Trocino.


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