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In attesa di entrare “nella Televisione” con i visori virtuali, vediamo come si è evoluta la nostra “finestra sul mondo”.


Lo scenario televisivo attuale battezzato “neotelevisione” è l’anello di congiunzione fra la passata “Tv – generalista” (quella di “mamma RAI” di stampo pedagogista caratterizzata dalle chiare demarcazioni di genere) e la fase della post – televisione (pay-tv – payperview – canali monotematici – tv via satellite e digitalizzata) che è in fase di espansione. La fase di cui stiamo fruendo da telespettatori è caratterizzata dalla commistione di generi (infotainment = unione tra Information ed entertainment, tv – verità – reality – show ecc.) dalla programmazione a flusso (dosaggio sapiente di educazione/informazione/divertimento tramite una successione settimanale di programmi) , dalla fruizione confusa dettata dal telecomando, dalla pervasione pubblicitaria che determina nuovi palinsesti, da una marcata tendenza alla spettacolarizzazione.

Sintetizza Abruzzese:

“Dalla serialità dell’immaginario televisivo di importazione, ai mediamen (onnipresenti e factotum) come Pippo Baudo, dalla crisi del varietà e dei programmi contenitore, alla neo – televisione; dall’espansione degli spot e della Tv spazzatura, agli eccessi spettacolari e verbali dei vari ..Toscani e ..Sgarbi, dalle reinvenzioni della tradizione operate da campagne seduttive come quella del Mulino Bianco al neopopulismo rivoltoso messo in piazza dalla Tv – verità”


La neotelevisione è l’effetto della concorrenza tra reti pubbliche e private, per non perdere spettatori che consumano la televisione in modo distratto, come confermato dallo “zapping” (cambio del canale quando compare lo spot pubblicitario sullo schermo) e dal “flipping” (saltello continuo da un canale a un altro, che determina un palinsesto personalizzato.

Il termine flusso deriva dalla gestione di un palinsesto in cui le demarcazioni fra un programma e l’altro sono molto deboli (per lo più limitate alle sigle o all’aumento del sonoro nella pubblicità), con connessa accelerazione dei programmi che competono in rapidità e compattazione a tal punto che “video-clip” e “spot” assurgono al rango di trasmissione a tutti i livelli. Anzi, è proprio il linguaggio dei video musicali con i suoi ritmi accelerati, la sua creatività talora torrentizia, tal altra afasica, che detta oggi le guide – lines di tutti i generi televisivi.

L’accelerazione del tempo televisivo è segno, quindi, della variazione della grammatica delle inquadrature: stacchi continui e break non segnalati, arditi movimenti di camera e montaggi rapidissimi (spesso scanditi dalla successione dei frames). La tendenza alla programmazione a blocchi è testimoniata dalla programmazione nel “primetime” (fascia serale dalle 20.30 di maggiore ascolto) secondo due criteri:

  • il primo prevede un flusso di tre programmi simili che vengono incasellati fra due programmi collaudati;
  • l’altro è un’altra combinazione secondo i criteri di tono e durata, che però rendono spesso i palinsesti fotocopie per il fattore concorrenza.

La TV, quindi, dissoda tutte le fasce orarie per rendere il palinsesto un flusso organico che non sfasi il tempo e lo spazio della quotidianità dello spettatore. Il tempo sociale dello spettatore si modella su quello dell’agenda televisiva. In questo flusso i generi fluttuano, non più divisi a compartimenti stagni, ma intesi come pure cornici in cui inserire di tutto un po’, per accontentare un po’ tutti.

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