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Analizziamo la forma più antica di comunicazione interpersonale


Il contatto corporeo è presente in organismi molto semplici e nei bambini piccoli. Esso riveste un’importante funzione sia per gli uomini che per gli animali.

Per i neonati il contatto con il corpo materno, con il suo calore, odore e sapore costituisce la prima forma di contatto sociale ed è un modo per soddisfare il bisogno di ricevere protezione, sicurezza ed affetto. Non per nulla i bambini che vivono negli istituti, deprivati per lo più di contatto fisico con la madre o con altre persone, risultano essere più ansiosi ed agitati. In effetti il contatto fisico è un’esigenza fondamentale dell’uomo ad ogni età, pur assumendo forme e modalità diverse a seconda delle culture e del tipo di rapporto tra le persone.

Diversi sono i modi per stabilire un contatto corporeo: strette di mano, abbracci, baci, carezze, tutte manifestazioni che, però, assumono naturalmente significati diversi a seconda del grado di intimità, dei legami personali, delle relazioni di status e, fattore non trascurabile, dell’ambito privato o pubblico che fa ad esse da contesto.

Esistono, comunque, delle regole ben precise che affondano le loro radici nelle diverse tradizioni culturali, e nei riguardi delle parti del corpo che possono essere toccate e nei riguardi delle persone alle quali è permesso farlo.

Una caratteristica forma di contatto fisico è quella rivolta verso se stessi in momenti di particolare tensione, stanchezza o stress allo scopo di rassicurarsi e confortarsi. Sono piccoli contatti, compiuti per lo più inconsciamente, come appoggiare la guancia o il mento alla mano, toccarsi la testa o accarezzarsi i capelli, intrecciare le dita, stringersi le mani. Una forma confortante di autocontatto consiste nell’incrociare le braccia sul petto come a volersi difendere dagli altri.

Un ruolo importante, nella categoria del contatto fisico è da attribuirsi all’uso della mano, in quanto parte del corpo che meglio di ogni altra esprime una grande varietà di significati: la sua stretta può essere più o meno prolungata; la carezza innocente o audace; la pacca sulla spalla incoraggiante, confortante o amicale.

Il contatto fisico, insomma, si presta, più di ogni altro indicatore non verbale, ad interpretazioni diverse a seconda della sua durata, dell’intensità, della parte del corpo interessata, del contesto e del tipo di relazione interagita.

N.M. Henley ha evidenziato l’interessante ruolo svolto dal tatto nella comunicazione di potere o di status. Secondo questa studiosa, toccare è un privilegio di cui si avvale la persona di status superiore. Nella nostra società sono gli uomini che danno inizio a gesti di contatto in quanto in essa si attribuisce loro un maggior potere.

Brenda Major ha condotto alcune ricerche dalle quali emerge che le donne tendono di più a toccare e ad essere toccate, soprattutto nelle relazioni tra padre e figlia.

Inoltre, sono sempre le donne che ricorrono più frequentemente al contatto in incontri dello stesso sesso; gli uomini, al contrario, preferiscono il contatto attivo negli incontri misti nei quali, per altro, è una persona di status superiore e di età più avanzata a toccare più spesso. Sempre le donne appaiono più disposte ad accettare un contatto inteso come segno di conforto o sostegno, mentre gli uomini sono aperti al contatto solo da parte di un superiore e nell’ambito di una relazione di status ben definita.

Da alcune ricerche effettuate in ambiente ospedaliero è risultato che le donne traevano, più degli uomini, conforto da un lieve contatto con l’infermiera.

I contatti tra estranei, a meno che non siano casuali, non sono ammessi nelle culture dei paesi occidentali, in particolare in Inghilterra: fanno eccezione il salutare, il presentarsi ed il congedarsi. Al contrario, nella maggior parte dei paesi arabi, latino-americani, europei del sud, greci, turchi e africani il contatto fisico è molto frequente anche se avviene principalmente tra persone dello stesso sesso.

Alcuni popoli indiani, in segno di amicizia, si salutano strofinando tra loro le punte del naso oppure le labbra contro la guancia dell’interagente.

In Giappone, i contatti fisici non sono rari, anzi, le giovani donne giapponesi hanno l’abitudine di toccarsi spesso reciprocamente. Il contatto fisico viene, invece, poco osservato nei luoghi pubblici, dove non è ammessa neppure una stretta di mano.

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