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Da tempo ci si appassiona ad un caso che è di continua attualità su moltissima stampa oltre che nei notiziari TV: la richiesta di grazia per Adriano SOFRI, condannato con sentenza definitiva ad una pesante pena detentiva, per delitto di terrorismo.

Per questa persona si sono mobilitati oltre 300 parlamentari, moltissimi personaggi dello spettacolo, della cultura, oltre che gente comune.

C’è chi fa lo sciopero della fame, chi invoca procedure innovative del regolamento penitenziario, chi pretende che il Capo dello Stato disconosca le formalità in materia di grazia, chi se la prende col ministro di grazia e giustizia in carica, ma c’è chi – ed è questo il motivo ricorrente più assurdo – ritiene ampiamente motivata la richiesta di grazia per il semplice fatto che Il SOFRI è persona di profonda cultura e, come tale, non merita l’espiazione completa della pena inflittagli.

E’ da premettere che Adriano SOFRI non ha mai fatto domanda di grazia, e ciò, se da una parte ispira rispetto per un atto di così alta dignità, dall’altro fa nascere il dubbio circa una occulta strategia messa in campo, non senza una concreta adesione dell’interessato, da certi ambienti politici certamente estranei all’area moderata.

Ma basta la cultura a stendere il suo velo di notorietà per nascondere un comportamento delittuoso, come tale sancito da una decisione giudiziaria, drammaticamente definitiva ?

Che, forse, SOCRATE, benché innocente, brigò per evitare la sua condanna capitale mentre, addirittura, impose al suo carnefice di procedere nell’esecuzione?

Solo di fronte ad un identico comportamento, potrei condividere l’orgoglio di SOFRI.

Ma se questa ” grazia ” dovesse essere concessa, perché il vocìo della piazza così impone, allora, sì, che bisogna velare la statua della Giustizia.

E per tutti quei detenuti, fra i quali molti ergastolani condannati con la formula “fine pena mai”(!) che hanno identici, se non superiori meriti culturali a quelli di SOFRI, ci sarà un identico comportamento indulgente?Oppure tutti i vocianti piazzaioli, il Ministro competente, il Capo dello Stato con quale “animus” ribadiranno i chiavistelli sulla cella dell’ergastolano dott. Vincenzo ANDRAOUS?

Ma avete mai letto gli articoli, le riflessioni, ( ho letto su questo nostro web-magazine che ha scritto anche molti libri) dell’amico Vincenzo – che invito caldamente a fare – , dai quali traboccano non solo vasta cultura, ma passione, amore, resipiscenza vera, macerante, che lo accomunano al nostro SOCRATE; eppure, Vincenzo si tiene celato alla notorietà, ai dibattiti, ai digiuni di facciata, ed affronta ogni giorno non il suo destino, né ascende un disonorante Golgota, ma un impegno rinnovatore dello spirito e della mente quale Tutor della Comunità ” Casa del Giovane ” di Pavia.

Certamente Vincenzo non percepisce remunerazioni, aridi compensi monetari; ma ogni sera, quando rientra nelle angustie della sua cella, dopo che penso abbia dovuto “forzare” per 28 anni persino il proprio odorato perché accettasse quel sentore murario impastato nella sofferenza di innumeri condannati, avvertirà il consenso affettuoso che la sua opera di volontariato gli procura da più anni.

Certamente non è un caso se Vincenzo ( che i giovani che lo conoscono chiamano affettuosamente “Vince”, se leggerete gli articoli su questo nostro web-magazine capirete anche perché…) svolge la sua missione presso scuole, università, associazioni e movimenti culturali; non è per caso che a Vincenzo si rivolgono molti laureandi in sociologia, psicologia e criminologia perché riveda ed organizzi meglio le loro tesi di laurea; non è per caso che Vincenzo è titolare di spazi culturali su riviste “on-line”, oltre che firmare articoli su periodici cattolici di varie diocesi nazionali; non è, ne sono certo, per beghe politiche o di caste editoriali che a Vincenzo siano stati assegnati oltre 80 premi letterari.

Ed allora, onorevoli firmatari “pro SOFRI” , fachiri del digiuno protestante, girotondini di quartieri, pensate che solo SOFRI debba usufruire della vostra solidarietà e considerazione?E voi, Sig. Ministro di Grazia e Giustizia, Voi, Sig. Presidente della Repubblica, quando e se Vi sarete determinati per il provvedimento di grazia ad Adriano SOFRI, giustificherete il Vostro gesto con l’imperturbabilità stoica o con l’imperativo categorico della critica della ragion pratica di kantiana memoria ?

Nei testi di diritto penale si predica che la pena sia, principalmente, emenda del condannato, onde recuperarlo alla società e, soprattutto alla vita; persino il Papa, allorché impartisce la benedizione apostolica, nella formula ecclesiale e latina, ci assolve da tutti i nostri peccati purché vi sia quello spirito penitenziale che si concretizza in frutti operosi per se stessi e per tutti; ed allora, – invece di sfoltire le carceri con provvedimenti generalizzati, che spesso premiano gli impenitenti a discapito di chi veramente ha maturato quella resipiscenza necessaria e provata a che il cigolìo delle cancellate cessi una volta per tutte – sarebbe opera meritoriamente apprezzabile quella di rivedere le condanne di quanti abbiano diritto all’applicazione di una pena basata sulla equità, la quale ultima, in definitiva, diventa la vera giustizia del caso singolo.

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