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Speranze deluse da millenni: non continuiamo a farci abbindolare!



Nel terzo millennio ci si domanda perché moltissimi credono all’interpretazione del proprio destino attraverso la lettura e il posizionamento dei pianeti del nostro sistema solare, durante i 12 mesi dell’anno; in effetti, questo bisogno interiore ha origini assai remote; addirittura si fa risalire ai babilonesi del XIV SECOLO A. C.


Ma, in quei remotissimi tempi, l’ingenuità delle genti era infinita, come pure, l’ignoranza scientifica, anche se dobbiamo ai babilonesi il primo tentativo di leggere la volta stellata. E così, quella zona del cielo, detta circolo dell’escursione, nella quale si muove il sole, la luna e i pianeti maggiori fu nomata Zodiaco ( dal greco “ZODION” che significa immagine di animale ) e venne divisa in dodici parti corrispondenti ai dodici mesi dell’anno, e le relative costellazioni vennero indicate con le figure di animali che le stelle disegnavano nei tersi cieli notturni della Mesopotamia.


Era, per quei popoli, un tentativo divinatorio per raffigurare i loro miti e per individuare il ciclo delle stagioni.

Da allora, i soliti furbi capirono quale immensa fortuna potevano ricavare, sfruttando la superstizione, l’ignoranza, l’aspirazione ad un destino migliore che era nelle aspettative di masse enormi di disperati.

Se riandiamo, per un momento, alla storia ed alla letteratura greca e romana classica, notiamo che nessuna impresa, nessun viaggio, nessuna attività economica, nessun matrimonio e nessuna nascita era sottratta al preventivo giudizio di oracolisti, di collegi sacerdotali di Flamini ed Auguri; la stessa nascita di Roma dipese da un volo d’uccelli e da un fratricidio, per come narra la leggenda..


L’indimenticabile Indro Montanelli, nella sua Storia di Roma, acutamente si chiedeva a quali sforzi dovessero ricorrere, per non scoppiare a ridere, allorché questi gruppi sacerdotali si incontravano per le strade di Roma, o di Delfo, o di Atene; ed io mi chiedo come possano i sedicenti chiromanti, cartomanti e simile genìa vantare la loro – si fa per dire – arte divinatoria; con quale animo mistificatorio possano sottrarre denari e beni a chi è afflitto da malattie, da delusioni amorose, dalla disperazione della disoccupazione; ma più ancora mi chiedo come mai il legislatore non ha ancora inteso salvaguardare la depressione psicologica e l’ingenuità di casalinghe e pensionati, perseguendo a norma di legge quelli fra essi che vampirizzano la buona fede altrui?

Un senso di rabbia mi avvolge quando, non solo tutti i giornali e le riviste, ma la stessa televisione paga fior di compensi a dei personaggi dall’animo e dalla mente corrotti che occupano cospicui spazi negli spettacoli di intrattenimento, con i loro visini puliti, circonfusi di sorrisi accattivanti, avvolti in candidi abiti, con voce calda e suadente, sostenuti dal tacito annuire e dagli sguardi interessati, a volte gioiosi, a volte preoccupati, di attorucoli ed attricette che, a vario titolo, inondano i nostri teleschermi.

E sì che il nostro codice penale punisce l’abuso di credulità popolare.

Ma è così che si amministra parte dei denari dei nostri versamenti televisivi?

E non aveva causticamente ed amaramente sottolineato questo mondo truffaldino il grande e sfortunato Giacomo Leopardi con il suo “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passegere”?

Ma tutti questi mistificatori ce l’hanno una casa? E che ci vadano al più presto, magari accompagnati da un bel codazzo di gente al grido di ” Scemo! Scemo! “

Giuseppe Chiaia ( preside )

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