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Se ancora avete paura… chiaritevi le idee!




…PER CRESCERE MEGLIO – 4

E siano finalmente giunti al momento più particolare della vita di una donna: il parto!

E già, il più particolare, ma anche il peggio vissuto, nel mondo occidentale.

A si?

E proprio così: noi occidentali abbiamo perso la cultura del parto come fenomeno naturale, pensiamo a questo momento e lo confondiamo con una pratica medica che richiede l’ospedalizzazione come per una qualunque patologia. Se ci fai caso, quando una donna entra in una struttura sanitaria per partorire, lo stato d’animo che prova è simile a quello che dovrebbe connotare solo la degenza per motivazioni patologiche.

Meno male che da un po’ di tempo si nota un ritorno “all’antico” da parte di alcuni ginecologi avveduti. La spinta propulsiva si è avuta, alla fine degli anni settanta, in Francia dove, Frederick Leboyer cominciò ad applicare la metodica della nascita senza violenza; successivamente, nell’Europa del Nord ed in Russia si è cominciato a sperimentare il parto in acqua e quello “seduto”, per ottenere il vantaggio (durante la fase espulsiva) della forza di gravità. Ora, finalmente, il parto non medicalizzato, è possibile effettuarlo anche da noi, in Italia.

Mi potresti descrivere il parto in acqua?

Certamente, anche perché mia moglie ne ha usufruito (solo in parte, purtroppo perché, siccome la vasca era troppo corta per lei, dopo un po’ è dovuta uscire). Comunque, per realizzare un lavoro organico e chiaro, soprattutto per le tue amiche desiderose di avere utili informazioni, ti parlerò del parto inquadrandolo in maniera completa: ti accorgerai che non c’è nulla da temere e nulla (o poco) da soffrire, quando le cose vengono fatte per bene!

“Il parto…questo istante della nascita, questo momento di fragilità estrema, come bisogna rispettarlo!! Il bambino è tra due mondi. Su una soglia. Esita. Non fategli fretta. Non spingetelo. Lasciatelo entrare. Che momento! Che cosa strana! Questo esserino che non è più un feto e non ancora un neonato.
Non è più dentro la madre, l’ha lasciata. Eppure lei respira ancora per lui. E’ l’istante analogo a quello in cui l’uccello corre con le ali spiegate e poi di colpo, appoggiato sull’aria, volerà. Quando si è staccato da terra, quando ha decollato? Non si sa! Come non si sa dire quando la marea che sale comincia a ridiscendere. Un momento ineffabile, impalpabile, il momento della nascita, quello in cui il bambino lascia la madre…”
(Per una nascita senza violenza, Bompiani, 1975).

Queste parole sono state scritte da Frederick Leboyer negli anni ’70, quando ancora non si credeva nelle percezioni del feto e del neonato, ma si pensava che non vedesse, non sentisse e non provasse né sensazioni, né emozioni. Leboyer è riuscito a riavvicinarsi al grande mistero della Nascita e ad intuire quanto sia determinante la competenza e il comportamento del bambino durante il parto, quanto grande la sua capacità di partecipare e la sua consapevolezza e sensibilità nel momento di venire alla luce e di ritrovare sua madre. Leboyer, in sostanza, è stato in grado di spiegare la sua proposta di una nascita dolce, una nascita diversa, dove il bambino venga accolto con dolcezza e non con rumori forti e luci e gesti violenti, lasciandogli tempo e spazio per il primo incontro col suo mondo: un mondo che, in presenza di un neonato, può mostrare il suo lato migliore.

Scusa, ma puoi spiegarmi come definire il termine “parto”?

Il parto viene definito come l’espulsione del bambino con gli annessi fetali (placenta) dall’organismo materno, passando attraverso il canale del parto (collo uterino, vagina e vulva).

È corretto avere ancora oggi, paura del parto?

Se si decide di optare per una maternità consapevole, con una buona preparazione psicologica prima di iniziare la gravidanza (perché ciascun bambino proviene dalla storia tra un uomo e una donna, portandosi dietro un mondo di sentimenti positivi e talvolta anche negativi) ed accettare l’aiuto di un consulente psicologo che affianchi il ginecologo durante i nove mesi, si acquisiranno quelle certezze e quelle metodiche che saranno indispensabili per affrontare questo evento “centrale” della vita di una madre, con una attenzione e una partecipazione impensabili fino a pochi decenni fa. L’assortimento dei metodi a disposizione, nei centri più moderni, non è mai stato così ricco:

  • Immersione in acqua;
  • Agopuntura;
  • Ipnosi;
  • Fiori di Bach;
  • Canto carnatico (Tecnica di F. Leboyer);
  • Anestesia epidurale;
  • Shiatsu;
  • etc.

Secondo ultime statistiche, in Italia, partorire in casa è ancora una delle scelte più originali e coraggiose. “Il parto – ha scritto Frédérick Leboyer – è un’esperienza che mette la donna a diretto contatto con l’immensità della vita, portandola in un mondo sconosciuto dove sfiora l’origine della vita. La paura e il terrore derivano dal fatto che le strutture mentali, con cui normalmente si cerca di apprendere la realtà, in quei momenti crollano. Solo se la donna sceglie di abbandonarsi all’energia primordiale che si sprigiona durante il parto e si prepara al mistero dell’ignoto, sarà in grado di superarla”.

Per quanto riguarda la fenomenologia del parto, si distinguono tre ordini di fenomeni che rispondono a precise leggi di meccanica (quindi previste dalle Leggi di Natura e non traumatiche):


  1. materni, o dinamici (modificazioni del canale del parto per effetto delle contrazioni uterine e del passaggio del bambino)
  2. a) appianamento del collo uterino e dilatazione della bocca uterina / b) rottura delle membrane della borsa amniotica / c) distensione di vagina, perineo e vulva;

  3. materno – fetali, o meccanici (modificazioni dei rapporti fra bambino e canale del parto);
  4. a) adattamento dei diametri del bambino a quelli della pelvi materna / b) progressione nel canale del parto / c) rotazione interna del bambino, secondo le linee di minor resistenza / d) fuoriuscita della testa del bambino dalla vulva / e) rotazione esterna, opposta alla precedente, per riportare il bambino, in “asse” / f) fuoriuscita totale;

  5. fetali o plastici (modificazioni del bambino, per effetto del suo passaggio nel canale del parto).

a) modificazioni temporanee a carico di ossa e parti molli del bambino, nel passaggio del canale del parto.


Per quanto riguarda il decorso, si distinguono 4 periodi susseguenti che saranno vissuti in base alla preparazione pre partum (una precisazione è d’obbligo: travaglio sta a significare “lavoro” e non “dolore!”):


  1. prodromico o del travaglio (di preparazione al seguente) – le contrazioni diventano ritmiche, inizia la dilatazione /dura da 4 ad 8 ore (che, è bene precisare, non sono di sofferenza ma di disagio dilatativo);
  2. dilatante (espansione del canale attraverso cui passerà il bambino) – dura da 2 a 4 ore / le contrazioni sono molto accentuate con un andamento trifasico
  3. a) accelerazione / fase di massima attività / decelerazione;

  4. espulsivo ( il bambino passa attraverso il canale del parto ed esce all’esterno) – dura da 20 a 60 minuti;
  5. secondamento (espulsione della placenta e degli altri annessi).

Per vivere al meglio le varie fasi del parto, la Scuola di Leboyer insegna a prepararsi al parto con il canto. La sua tecnica si ispira al canto carnatico dell’India meridionale, la più antica forma di musica vocale indiana, fondata su un sistema di scale modulate tutte sull’onda di espirazione del respiro. Coniugando questo canto alle tecniche di respirazione delle arti marziali orientali, Leboyer vuole aiutare le donne a riscoprire la forma di respirazione più potente e istintiva: quella addominale, il respiro del feto. Il respiro del ventre è tipico del neonato e viene poi “dimenticato” nel corso della vita. Il canto carnatico, con le sue espirazioni di suoni naturali, aiuta la partoriente ad accedere alla profondità del respiro primordiale.

Durante il travaglio” afferma Letizia Galiero, responsabile del Centro Studi Leboyer di Bergamo “le donne cantano per ore senza alcuna fatica; si instaura piuttosto un meccanismo rigenerativo. Le contrazioni uterine vengono assecondate anziché contrastate dalla tensione della paura“.

Un altro sistema di parto “dolce” è quello definito Watsu: l’abbraccio nell’acqua Watsu sta per “water – shiatsu”, ovvero lo shiatsu praticato in acqua a una temperatura vicina a quella corporea. Lo shiatsu è un tipo di massaggio orientale che cura piccoli e grandi disturbi grazie alla pressione esercitata con le dita su alcuni punti del corpo, che corrispondono ai punti dell’agopuntura. “Nell’acqua la pressione diventa più dolce, ma i suoi effetti sono più intensi”, spiega Roberto Fraioli, ginecologo e presidente di Waba, l’associazione che da sei anni diffonde questo metodo ideato negli Stati Uniti da Harold Dull. L’acqua è come il liquido amniotico: la donna si immedesima nel nascituro in un abbraccio che è simbolico con l’elemento e reale con il terapeuta. Il watsu è sempre duale: c’è chi dà watsu (il terapeuta, definito watsu practioner) e chi riceve watsu. La donna, in questo caso, riceve ed è immersa nell’acqua tiepida sostenuta dalle braccia: attraverso stiramenti dolci (dei meridiani) e lievi pressioni (sui punti dell’agopuntura), riesce a raggiungere lo stato di “abbandono fiducioso” e a sentire il proprio corpo e il proprio stato. “Non si tratta di una ginnastica” puntualizza Fraioli “né di uno sport. Watsu è una metodica che induce alla coscienza del proprio stato: una condizione mentale che, nella donna gravida, genera fiducia nel potere generativo che essa ha dentro di sé”.

Anche senza Watsu, il “semplice” parto in acqua sta ottenendo un ottimo successo anche in Italia e sono ormai molti gli ospedali italiani che dispongono di una vasca per il travaglio: la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente riconosciuto l’efficacia dell’idroterapia, inserendola tra le tecniche alternative a quelle farmacologiche, capaci di ridurre il dolore. Nel parto, l’acqua aiuta le gestanti a distendersi, a ridurre moltissimo i disagi e, al tempo stesso, a recuperare in fretta le energie perdute.

La vasca per il parto e’ piuttosto ampia e rettangolare (misura in genere 180 centimetri per 160 e ha una profondità di circa 80 centimetri). In questo modo, il pancione e’ sempre all’interno dell’acqua, a prescindere dalla posizione della donna che quindi può conservare la posizione che preferisce. L’acqua, ha una temperatura di 37 gradi, rilassa e, durante il travaglio riducendo la forza di gravita’, attenua la fatica. Inoltre, il liquido funziona come un massaggio e accelera le doglie.

Nascere è un evento naturale, ma diventa più naturale se il bimbo può passare dal liquido amniotico all’acqua.

L’acqua dev’essere abbastanza calda e la temperatura deve rimanere costante per tutta la durata del travaglio e del parto. Nelle vasche del parto in acqua, così come avviene in quelle da idromassaggio, la temperatura può essere facilmente regolata mediante un dispositivo che la mantiene costante. Il ricambio dell’acqua dev’essere continuo in modo che l’acqua risulti sempre perfettamente pulita.

Scusa, quali sono i momenti che compongono il parto in acqua?

Ti riporto una scaletta ricavata da testi specifici: sarà molto chiara:

  • La mamma può decidere di immergersi nella vasca già prima del travaglio oppure a travaglio iniziato cioè quando la dilatazione è di 3 o 4 centimetri. L’acqua della vasca viene mantenuta a una temperatura costante di circa 37 gradi; il calore contribuisce, infatti, a far rilassare la muscolatura rendendo meno dolorose le contrazioni. Inoltre, la minore tensione muscolare accelera la dilatazione, (secondo le statistiche, i parti in acqua durano circa 30-40 minuti meno degli altri).
  • L’ostetrica può eseguire tutti i controlli, compreso quello cardiotografico, e esegue un massaggio nella zona lombare per alleviare il dolore in modo naturale.
  • Nell’acqua la donna ha la possibilità di adottare la posizione che preferisce. L’acqua fa diminuire, infatti, l’effetto della forza di gravità rendendo più facili i movimenti.
  • Inizia a spuntare la testa del bambino. L’ostetrica afferra con delicatezza la testa del piccolo per aiutarlo a uscire. Quando quest’ultima è ormai completamente fuori l’ostetrica finisce di estrarlo. Per la mamma e il momento di dare l’ultima spinta.
  • Finalmente la testa è completamente fuori e l’ostetrica aiuta il piccolo a uscire completamente. È andato tutto bene e non è stato necessario praticare l’episiotomia (il piccolo taglietto tra la vagina e l’ano che viene spesso effettuato per evitare lacerazione dei tessuti). L’acqua calda favorisce, infatti, una maggiore irrorazione sanguigna dei genitali e per questo motivo le lacerazione della zona vagino-perineale sono molto rare anche nelle primipare, cioè nelle donne al primo parto.
  • L’ostetrica appoggia il neonato sulla pancia della mamma che tira un sospiro di sollievo. Il suo bambino è nato e sta bene. Per la donna è un momento di liberazione. Un attimo per tirare il fiato dopo il grande sforzo e la neo mamma è pronta a prendere per la prima volta in braccio suo piccolo.
  • Mamma e papà osservano con dolcezza il loro bambino. Il piccolo è ancora unito alla madre dal cordone ombelicale; l’ostetrica lo toglierà solo quando questo avrà cessato di pulsare. Non c’è, infatti, alcuna fretta di compiere l’operazione. Durante questo lasso di tempo il bambino ha dunque una doppia fonte di ossigeno: quello che riceve attraverso la placenta e quello che respira attraverso i polmoni. Intanto, il contatto fisico pelle a pelle con la mamma serve a rassicurare e a calmare il piccolo.
  • Il bambino è ancora nell’acqua tra le braccia della mamma quando l’ostetrica decide che è il momento di tagliare il cordone ombelicale. Quando, infatti, il cordone smette di pulsare significa che il bambino ha iniziato a respirare con i polmoni. Il cordone ombelicale assume, quindi, una colorazione biancastra.
  • Il bambino viene separato dalla mamma che, nel frattempo, viene assistita per la fase del secondamento, cioè dall’espulsione della placenta e degli annessi embrionali (sacco amniotico e funicolo ombelicale rimasto attaccato alla placenta) che può avvenire dentro o fuori dalla vasca. Per il neonato è il momento della medicazione del monconcino ombelicale. L’ostetrica provvede anche a verificare lo stato di salute del piccolo mediante il punteggio di Apgar. Si tratta di prendere in considerazione una serie di parametri (respirazione, battito del cuore, colore della cute, tono muscolare e riflessi) per valutare l’efficienza dell’organismo del piccolo e la sua vitalità, cioè la capacità di sopravvivere autonomamente. Per ciascun parametro viene assegnato un punteggio di 0, 1 o 2 punti, quindi si fa la somma (il massimo è 10). Se il punteggio supererà 7 significa che il bambino è sano e vitale.
  • L’ostetrica fa il bagnetto al neonato sostenendoli delicatamente la testolina. Quindi, il piccolo viene avvolto in un lenzuolo e asciugato. Tra poco verrà vestito e poi riportato da mamma e papà.
  • Tra le braccia della mamma si tranquillizza. Adesso la famiglia è di nuovo tutta insieme.

È bellissimo, da provare!

Per continuare il discorso, ti leggo la lettera di una mamma entusiasta di aver partorito in acqua, dopo un’adeguata preparazione psicologica:

“il 15 febbraio 2002 è nata Gigliola come Venere dalle acque. Infatti ho partorito in una vasca ed è stata un’esperienza indimenticabile. Ho 36 anni e da due mio marito ed io abitiamo a Roma : dopo molti anni dedicati alla carriera abbiamo deciso di mettere su famiglia e … detto-fatto…ero incinta! Un’amica mi ha introdotta ad un ginecologo romano che lavora in collaborazione con un medico psicoterapeuta: le sarò sempre grata per questo consiglio.

Non è facile orientarsi nel sistema sanitario di una grande città ma, i “miei” dottori durante una lunga ed esaustiva consultazione mi hanno presentato tutto lo spettro di possibilità per il parto, ed io dovevo solo scegliere la migliore per me.

Avevo letto qualcosa sul parto in acqua ma ero convinta che fosse pericoloso, in particolare per una futura mamma come me, non più giovanissima. Eppure l’acqua mi attirava perché l’ho sempre sentita sempre come il mio elemento naturale. Agli incontri psicologici ed alle visite ginecologiche partecipava anche mio marito e, dopo un attento esame del mio caso, abbiamo deciso di programmare un parto in acqua. La gravidanza è stata tranquilla e regolare senza le nausee dei primi mesi (con mia meraviglia!) e un certo aumento di peso che sono riuscita a controllare abbastanza bene praticando, fino alla fine, un moderato esercizio fisico.

Ed ecco il grande momento: in una fredda notte d’inverno, mentre preparo un panino al prosciutto, cominciano le contrazioni. Telefono al dottore e cerco di tranquillizzare mio marito, che naturalmente è molto più agitato di me. Dopo un consulto con i miei due dottori, mi metto in condizioni di aspettare paziente che le contrazioni diventino più regolari.

Dopo un paio d’ore mio marito, sempre un po’ agitato, mi porta alla clinica. Il travaglio è iniziato ed i dolori sono a, volte, forti; mi immergo nella vasca a circa 37 gradi e subito una sensazione piacevole mi avvolge. Mio marito è seduto fuori dalla vasca accanto a me e mi abbraccia dolcemente. Ascoltiamo Mozart, il concerto per pianoforte che preferisco (abbiamo portato il CD da casa). Il ginecologo esegue tutti i controlli, compreso quello cardiotocografico, che serve a rilevare il battito cardiaco del bimbo. Esco dalla vasca e insieme a mio marito faccio quattro passi in corridoio: i futuri nonni e la futura zia sono già arrivati e si stupiscono di trovarmi in piedi. Dopo poco però le contrazioni si fanno più regolari e torno in sala parto. Il dottore controlla il collo dell’utero che appare ormai ben dilatato.

Torno nella vasca, mio marito mi massaggia la schiena come ha imparato durante il corso di preparazione al parto: io continuo a girarmi nella vasca facilitata dall’attenuata gravità. Che emozione! La testa di Gigliola esce e il dottore accompagna la fuoriuscita della mia piccolina. Non c’è pericolo che soffochi perché la bimba è ancora legata al cordone ombelicale e respira quindi anche attraverso questo, inoltre inizierà a respirare dal naso, solo una volta uscita dall’acqua.

Il dottore appoggia la piccola sulla mia pancia e mi sembra un sogno. Quando il cordone ombelicale finisce di pulsare, mio marito eroicamente lo può recidere. L’ostetrica prende Gigliola e ne controlla lo stato di salute: respirazione, battito cardiaco, colore della cute, tono muscolare e riflessi. Tutto bene, adesso può farle il bagnetto. Io vengo assistita per l’espulsione della placenta: non ho subìto l’episiotomia (piccolo taglio tra vagina e ano ) perché l’acqua calda favorendo l’irrorazione sanguigna dei genitali, li ha resi più elastici. Ora è tutto finito: Gigliola, mio marito ed io siamo insieme e … siamo felici!”

Wow! Per te e tua moglie è andata così?

Non proprio perché, come ti ho detto, lei era un po’ troppo lunga per la vasca e quindi la fase espulsiva è avvenuta fuori. Posso dirti, comunque, che nell’acqua, si era talmente rilassata che le ostetriche si preoccupavano che si mettesse a dormire!

Quanto tempo siete rimasti in sala parto, dopo che è nata vostra figlia?

Non più di mezz’ora, dopodiché siamo tornati in camera portandocela in braccio, fra lo stupore degli astanti che si meravigliavano di vedere una donna che aveva appena partorito, con l’aspetto di chi si stava recando ad una festa!

Tutto ciò è molto bello. Dopo tutte queste spiegazioni, vorrei concludere il nostro incontro descrivendoti, come ti avevo preannunciato la scorsa volta, la mia esperienza di “rinascita”, che ho fatto con l’aiuto di Maria Rosaria Alfano, mediante la terapia cranio sacrale:

Sono sdraiata sul lettino con gli occhi chiusi… le mani della osteopata si posano su di me, mi domanda se ho dei disturbi e quali sono…Le rispondo che non riesco più a dormire bene, che ho una risposta allergica in atto, che soffro di sinusite e quindi di muchi persistenti, che quando sono nervosa contraggo i muscoli del collo e quindi anche le corde vocali con un conseguente abbassamento della voce.

Sento le sue mani che in maniera molto delicata lavorano su di me…, nella bocca, dietro il collo, sui piedi…. poi si concentra sulla testa….

Cominciamo il mio parto: mi parla piano, mi fa tornare mentalmente indietro negli anni, si accorge di quali siano i periodi difficili legati ad alcune delle età citate e mi suggerisce di non pensarci….

Arrivo all’età di nove mesi intrauterini…

E’ buio… sto bene….ma sono consapevole di essere in quella stanza lì con lei, ma quella sensazione di pace e benessere è ben presente; mi chiede di darmi delle spinte, mi chiede di cercare di “uscire”…, ma non voglio… sto troppo bene…..

Ad un certo punto, pur continuando a tenere gli occhi chiusi, vedo luce… per poco.. e poi di nuovo buio. Sono tornata in quel silenzio di pace, ma ecco che lei mi spinge di nuovo a nascere e questa volta succede. Mi ritrovo consapevolmente (come per tutto il tempo) in ginocchio a terra, con la testa contro il suo addome…. sono nata di nuovo!

Sono passati dei giorni e mi trovo a riflettere sulla esperienza vissuta. Beh, per quanto riguarda la mia nascita, devo dire che ho rivissuto la pace del grembo di mia madre, ma ho anche rivissuto il fatto che mentre stavo nascendo, a suo tempo, qualcuno mi “rificcò” dentro dicendo che era ancora troppo presto. Ecco spiegato il buio… poi la luce… poi il buio e poi la nascita.

Per quanto riguarda i sintomi devo dire che da quella prima seduta ho ricavato sin da subito un immediato beneficio nel recupero della capacità di dormire…. mi sto davvero rigenerando! Sto continuando la terapia cranio sacrale…. il resto alle prossime “puntate”!

G. M. & S. L.