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Una nuova forma di manifestazione della volontà popolare si è andata affermando negli ultimi mesi, contestualmente alle iniziative legislative del Governo in materia di giustizia: il girotondo. Persone adulte e rispettabili, per manifestare disagio, indignazione e protesta, si sono appropriate del gioco che più ha caratterizzato l’infanzia di ognuno di noi. Vasto e molto variegato è, come è ovvio, il panorama di critiche che il fenomeno ha suscitato. Si va dall’apprezzamento tout court, all’approvazione con riserva, alla posizione del tutto negativa che negano il carattere democratico di una simile posizione assunta: tutte opinioni di chi siede sui banchi del Monte Olimpo della politica italiana. A chi ritiene che le battaglie politiche debbano essere condotte solo ed esclusivamente nelle sedi istituzionali, ci sentiamo di rispondere che, in democrazia, è bello poter dissentire pubblicamente e senza “interposta persona”. Inoltre, per la prima volta, tanta gente è scesa in piazza non per reclamare un lavoro o per difendere salari e pensioni, ma per prendere le distanze da scelte governative in materia di giustizia. Quando la maggioranza politica decide di usare)l suo peso schiacciante per imporre, napoleonicamente, scelte “in odore” di favoritismo e quando l’opposizione (già responsabile di non aver affrontato al momento opportuno il nodo del conflitto d’interessi) sembra incapace di andare al di là dei proclami di circostanza, vittima dei Mazarino o dei Talleyrand di turno, il popolo ha il diritto di far sentire la propria opinione, per evitare di andare (come già abbiamo detto, in altre occasioni) tutti giù per terra!

di Concetta Bruno

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