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Alcuni giorni fa, è stato presentato alla Commissione Affari Costituzionali e Giustizia, da parte di un parlamentare della maggioranza, un emendamento alla Costituzione che prevedeva la sospensione dei processi e dei termini di prescrizione per i processi dei Parlamentari in carica. Di fronte al clima di “imbarazzo” creatosi, il proponente ha deciso di addivenire a “più miti consigli”, anche se non è esclusa la ripresentazione, sotto forma di progetto di legge ordinario. Questi i fatti. Quanto all’interpretazione, è ovvio che gli opposti schieramenti diano versioni alquanto discordanti. Secondo il proponente “sarebbe un servizio reso alla democrazia per evitare scontri durissimi fra Politica e Magistratura “. Il Direttore de La Repubblica lo definisce, invece, “una riscrittura integrale dell’Istituto dell’immunità, trasformata in impunità totale, retroattiva e perenne” (di cui usufruirebbero i parlamentari della maggioranza e quelli dell’opposizione, con buona pace di tutti!). Per il privato cittadino, nove anni dopo la cancellazione dell’autorizzazione a procedere, rappresenta il tentativo di istituire, in una Società di eguali, una casta di privilegiati, trasformando i rappresentanti del popolo in soggetti del tutto sottratti alla legge, contravvenendo al comune senso della giustizia, nonchè ai dettami della Carta Costituzionale: neanche tanto lontano da quello che Totò fece vedere con il suo film “Uomini o Caporali?”

Concetta Bruno


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