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Imparare dagli errori, dai propri errori, è una dote rara quanto preziosa; non tentare nemmeno di farlo è, però, peccare di presunzione, di quella presunzione che non fa crescere e che non aiuta ad essere ciò che potremmo essere. Ammettere di aver sbagliato, assumersi le proprie responsabilità è da uomini; fuggire, tagliare la corda, non avere il coraggio di guardarsi allo specchio è da ignavi: è proprio di chi, talmente sicuro di non commettere mai errori, non si rende conto di essere, così, già in errore. L’arroganza, la superbia, la tracotanza, sono ormai diventati strumenti per mostrarsi ciò che non si è: è lepoca dell’uomo vincente a tutti i costi, che manca di rispetto, che alza la voce, che giudica l’intero genere umano (guardandosi bene, tuttavia, dall’includervi se stesso) è dell’uomo convinto più che mai di avere davanti una vita che sarà sempre un successo, perché è soltanto a questo che aspira. Sè, è vero, è necessario per ogni uomo affermarsi nella vita, essere soddisfatto di ciò che si è, ma sempre nel rispetto di se stessi prima e degli altri poi: l’affermazione di sè ne presuppone un’adeguata conoscenza, che non può prescindere mai dal mettersi a nudo, dal riconoscere i propri errori e dal fare di tutto perchè questi non abbiano a ripetersi. Se siamo sinceri con noi stessi, se abbiamo il coraggio di affrontare lo specchio – non solo quello che ci giudica fisicamente, ma quello dell’anima – per non nasconderci nulla della nostra esperienza di vita, allora, davvero, avremo fatto un passo avanti nella costruzione del nostro essere… PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCA SUL TITOLO

Imparare dagli errori, dai propri errori, è una dote rara quanto preziosa; non tentare nemmeno di farlo è, però, peccare di presunzione, di quella presunzione che non fa crescere e che non aiuta ad essere ciò che potremmo essere. Ammettere di aver sbagliato, assumersi le proprie responsabilità è da uomini; fuggire, tagliare la corda, non avere il coraggio di guardarsi allo specchio è da ignavi: è proprio di chi, talmente sicuro di non commettere mai errori, non si rende conto di essere, così, già in errore. L’arroganza, la superbia, la tracotanza, sono ormai diventati strumenti per mostrarsi ciò che non si è: è l’epoca dell’uomo vincente a tutti i costi, che manca di rispetto, che alza la voce, che giudica l’intero genere umano (guardandosi bene, tuttavia, dall’includervi se stesso)… dell’uomo convinto più che mai di avere davanti una vita che sarà sempre un successo, perché è soltanto a questo che aspira. Sì, è vero, è necessario per ogni uomo affermarsi nella vita, essere soddisfatto di ciò che si è, ma sempre nel rispetto di se stessi prima e degli altri poi: l’affermazione di sé ne presuppone un’adeguata conoscenza, che non può prescindere mai dal mettersi a nudo, dal riconoscere i propri errori e dal fare di tutto perché questi non abbiano a ripetersi. Se siamo sinceri con noi stessi, se abbiamo il coraggio di affrontare lo specchio – non solo quello che ci giudica fisicamente, ma quello dell’anima – per non nasconderci nulla della nostra esperienza di vita, allora, davvero, avremo fatto un passo avanti nella costruzione del nostro essere, avremo aggiunto un elemento nuovo e fondamentale per la crescita dell’anima; avremo trasformato, col solo aiuto di noi stessi, un fatto negativo (qual è quello di aver commesso un errore) in un evento utile e quanto mai essenziale per la vita. Gli errori quasi sempre si pagano, ma se sapremo imparare da essi l’umiltà di ammettere di aver sbagliato, allora vorrà proprio dire che ci saremo meritati… uno sconto!

di Raffaella Rende

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