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Si torna a parlare dell’impresa. Questa volta si focalizza l’attenzione sul primo degli elementi che la costituiscono e cioè il capitale, considerandone la parte relativa agli investimenti.


I PRINCIPALI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’IMPRESA.

IL CAPITALEI° Paragrafo



L’impresa è composta da elementi materiali, immateriali, persone, lavoro e, come si vedrà in seguito, da altri elementi. Ciò che interessa, adesso, sono gli elementi costitutivi dell’impresa, ovvero:

  • il capitale;

  • il lavoro;
  • la coordinazione sistemica.


Il primo elemento che viene preso in considerazione è il capitale.


Per capitale s’intende il denaro che viene trasformato in mezzi da chi amministra l’impresa; il termine mezzi sta ad indicare i fattori, lavoro e idee, necessari a realizzare l’attività di produzione che ha come finalità lo sbocco sul mercato. Il capitale è considerato come un impiego del denaro in base al quale si può svolgere l’attività di produzione.

Esso si distingue in: Capitale principale, di cui fanno parte gli investimenti strumentali per lo svolgimento dell’attività produttiva che l’impresa si è prefissata di svolgere; Capitale accessorio, di cui fanno parte quegli investimenti che sono al di fuori dell’attività produttiva che l’impresa si è prefissata di svolgere.

Il vero problema di questo elemento è proprio la sua acquisizione, infatti, il danaro da investire va prima procurato ed è proprio per questo che nascono le diverse fonti di finanziamento. Quindi, accanto agli investimenti occorre guardare alla fonte da cui essa proviene.

Parlando di investimenti, sono tante le forme esistenti ed inoltre, essi sono diversi a secondo del settore produttivo in cui si opera. La principale distinzione riguarda:

  • gli investimenti materiali: immobili, impianti e attrezzature. I primi sono rappresentati dagli edifici nei quali viene svolta l’attività aziendale o parte di essa, i secondi sono necessari per la produzione;

  • gli investimenti immateriali: le conoscenze (sapere come fare), i brevetti cioè la possibilità di sfruttare in maniera esclusiva determinati procedimenti di produzione ed infine le partecipazioni, cioè creare legami con altre imprese, ad esempio con imprese che forniscono la materia prima e con imprese che fanno parte di una catena di distribuzione commerciale.

Il capitale viene impiegato per acquisire la materia prima che, mediante alcune trasformazioni, da origine al prodotto finito. Queste unità di prodotto, però, non sempre vengono vendute tutte, e pertanto, costituiscono le c.d. giacenze di magazzino che rappresentano una parte del capitale investito.

Le vendite, dal punto di vista commerciale, sono effettuate a termine, quindi non in contanti, ma concedendo dilazioni di pagamento ai clienti, verso i quali l’imprenditore ha un diritto di credito; i crediti v/clienti costituiscono un altro elemento che forma il capitale dell’impresa.

Infine, si trovano la cassa e i depositi bancari che rappresentano una parte del capitale monetario liquido che attende di essere nuovamente investito e che magari proviene da crediti riscossi.

Tutti gli elementi sin adesso citati rappresentano il capitale di funzionamento.


Gli investimenti non sono tutti uguali e non concorrono nella stessa maniera alla produzione.

Essi si distinguono in :

  • Le immobilizzazioni. Queste si suddividono in: materiali, in quanto possiedono una loro fisicità; immateriali, non presentano una loro fisicità; finanziarie, sono rappresentate da finanziamenti operate dall’azienda.

  • Le disponibilità. Si dividono in: disponibilità finanziarie, investimenti sotto forma di crediti, titoli, consistenze di cassa e banca (queste ultime fanno parte della classe della liquidità); disponibilità tecniche, cioè scorte, materie prime, prodotti finiti ecc.

I criteri in base ai quali gli investimenti faranno parte delle immobilizzazioni o delle disponibilità sono:

  1. il criterio della destinazione o dell’attitudine produttiva;
  2. il criterio della liquidabilità o liquidità.


Il primo criterio rappresenta il ruolo che svolge l’investimento ai fini dell’attività aziendale tenendo conto dei servizi che deve rendere all’impresa. In relazione alle immobilizzazioni si può dire che queste ultime sono quegli investimenti che è indispensabile che restino per molto tempo legati all’impresa in modo da consentire e assicurare il regolare svolgimento della produzione. Inoltre le immobilizzazioni sono formate da:

·
investimenti che per le loro caratteristiche devono rimanere legati per più anni all’impresa (immobili, impianti, brevetti, partecipazioni);

·
investimenti che, anche se concorrono alla produzione in un arco di tempo breve, sono però destinati a rimanere vincolati nel tempo per non arrecare danno alla produzione (scorte di magazzino, scorte di materie prime);

·
crediti, casse, banche chiamate specificatamente immobilizzazioni funzionali, quindi scorte tecniche o vincolate.

In base alla classificazione data poc’anzi, per disponibilità si intendono tutti quegli investimenti che, diversamente da quelli che rientrano nelle immobilizzazioni, possono essere diversamente destinati, nel senso che possono essere alienati cioè impiegati senza recare danno all’impresa ed è proprio a questo che servono. Le disponibilità sono formate da:

·
giacenze di magazzino;

·
crediti e mezzi monetari, cioè quella parte che non si ritiene vincolata durevolmente all’impresa e quindi, ogni investimento di cui l’impresa non intende più avvalersi.

Tutti questi elementi sono destinati all’alienazione e alla riconversione in moneta.

Da notare che gli impianti dismessi sono quelli non più utili per i processi produttivi dell’impresa, e servono per recuperare il capitale in esso investito.

Concludendo, il criterio della destinazione serve ad individuare la quantità e quindi la massa di capitale che deve restare durevolmente vincolata all’impresa per il corretto funzionamento dell’attività. Inoltre, individuare la massa di capitale è importante soprattutto in fase di creazione dell’impresa perché proprio in questa fase si dovrà sapere di quanto capitale necessita l’impresa per svolgere la propria attività.

Il secondo criterio, detto anche criterio finanziario, mira alla facilità con la quale gli investimenti possono essere riconvertiti in moneta. Facilità nel senso che, avvengono in tempi brevi (solitamente in 12 mesi) e senza creare danni all’azienda (cioè la conversione degli investimenti in moneta deve avvenire senza alterare il buon funzionamento dell’impresa). Cioè serve ad identificare in che misura il capitale investito può rendersi prontamente disponibile all’impresa nella sua forma monetaria iniziale, definizione che risulta importante per valutare il grado di solvibilità dell’impresa, cioè la possibilità dell’impresa di rimborsare prontamente i debiti contratti nello svolgimento della sua attività.

Secondo il criterio della liquidabilità, fra le disponibilità rientrano:

·
gli investimenti allo stato liquido o sostanzialmente liquido.

·
i titoli di vario genere, quelli aventi ampio mercato in modo che sia possibile la vendita in tempi brevi.

·
crediti con scadenza a breve termine e senza problemi di riscossione;

·
scorte di materie prime e prodotti finiti purché di facile smercio sul mercato.

Mentre fra le immobilizzazioni, sempre secondo il criterio della liquidabilità rientrano:

·
immobili;

·
impianti;

·
brevetti;

·
partecipazioni.

I primi tre tipi si riconvertono in denaro nel corso di più anni , solitamente, cioè, nel momento in cui concorrono alla realizzazione e alla vendita di prodotti aziendali. Ciò può avvenire subito in quanto sono collocati in un ampio mercato, ma questo comporterebbe un danno per l’azienda.

di DANIELA NIGRO

ADATTAMENTO DEL TESTO A CURA DELL’ AVV. MARIA CIPPARRONE.

Per la redazione dell’articolo, l’autrice ha tratto spunto dai contenuti del libro “Appunti di Economia Aziendale” di Francesco Giunta.

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