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Editoriali 2019

Ultimo aggiornamento : mercoledì 17 aprile 2019.

LibertÓ va cercando ch’Ŕ sý cara...

mercoledì 17 aprile 2019 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it ) e Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )


Prima di percorrere la mia strada, io, ero la mia strada” (A. Porchia). Cari Lettori, 74 anni fa, si concludeva una delle peggiori guerre "dichiarate", lasciando spazio a tanta voglia di ricostruzione. A parte il fatto che, da allora, si Ŕ dato il via alla scoppio di tanti altri conflitti "non dichiarati" ma, ugualmente brutali e dissimilmente ignorati, proviamo a domandarci se, a distanza di tanto tempo possiamo trovare giustificato il sacrificio di milioni di giovani vite, per la riconquista della condizione di Esseri Liberi. E allora, Cari Lettori, di cosa stiamo, letteralmente, parlando? Cos’è la libertà guardandola con gli occhi di oggi? Chi può definirsi, veramente, libero? Intorno a noi, le strade dove i ragazzi stazionano perché non sanno cosa fare, dove il tempo è una comoda convenzione, una tabella di marcia da espletare, in cui ogni suo surplus è da riempire in qualche modo. “L’uomo moderno crede di perdere qualcosa - il tempo - quando non fa le cose in fretta; eppure non sa che cosa fare del tempo che guadagna, tranne che ammazzarlo” (Erich Fromm) Il vicolo cieco diventa il prosieguo per dare un contenuto al proprio essere, dove c’è la scoperta del contesto di forza, dove il legame cresce e si rafforza nella trasgressione. Sforziamoci di osservare meglio: probabilmente vedremo gli “adulti” affannati nella ricerca di mete da afferrare, oppressi dai rimpianti che premono alle porte e dai rimorsi che si cerca di silenziare con la ricerca di un benessere effimero... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Il valore dell’Introspezione...

sabato 23 marzo 2019 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com ) e Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )


Quella riportata nell’immagine di presentazione dell’editoriale si chiama "Amore" ed è stata Creata da Alexandr Milov, artista ucraino. Questa interessante scultura, rappresenta l’evento più frequente fra due persone che cercano di parlarsi: il conflitto di relazione che, se proprio vogliamo, è un espressione interiore della natura umana. Il “darsi le spalle”, infatti, spesso non significa rifiuto, in assoluto ma, semmai, l’impotenza di saper chiedere aiuto. Quindi, lontani di fatto ma alla disperata ricerca, sul piano interiore, laddove il bambino che è in noi, prova a farsi sentire! Cari Lettori, uno dei rischi maggiori che si possa correre è quello di procedere, nelle proprie giornate, lasciando che gli eventi del quotidiano, si depositino, un po’ alla volta, su motivazioni e obiettivi, così come la polvere sui mobili pregiati, rendendoli opachi e spenti. Probabilmente, simili scelte inconsapevoli (che portano ad invecchiare, dentro, un po’ alla volta) sono dettate da quanto sosteneva Oscar Wilde: "Un sognatore è colui che osserva la propria strada al chiaro di luna ed ha, come punizione, quella di scorgere l’alba prima del resto del mondo". In pratica, chi vuole andare "oltre" il recinto che trattiene il "gregge", finisce col rendersi conto del fatto che quello che riteneva essere vero, spesso, è ben lungi dal poter essere considerato tale. Un po’ quello che accade quando, dopo una magnifica nevicata... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO


A pugni chiusi (Se questo Ŕ un Uomo...)

domenica 3 marzo 2019 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )


Quando un soldato "cade" su un campo ostile... un bambino malato si spegne, cercando la mano di chi gli vuol bene... un tiranno opprime un popolo, convinto che sia per il suo bene... ogni volta che il malaffare abbatte il corretto funzionamento della cosa pubblica... Tutte le volte che, chi fugge da luoghi di barbarie, viene respinto oltre confine... ecco, proviamo a domandarci:"Perché?"...Arthur Schopenhauer, sosteneva che "il medico vede l’uomo in tutta la sua debolezza, l’avvocato in tutta la sua cattiveria, il parroco in tutta la sua stupidità". Cari Lettori, personalmente, credo sia vero. Qualche sera fa, passeggiando sotto un cielo stellato, ho rivissuto i contenuti emozionali di quanto avevo ascoltato (da bambino) da mia madre la quale, abbracciandomi stretto, mi ricordava, che, a volte, non conta il successo raggiunto ma è importante che, nel mentre, non si sia smarrita la capacità di rischiare tutto quello che si è raggiunto per trovare nuovi sogni nel proprio cuore o se, per caso, dopo i tanti tradimenti della vita, ti sei rinchiuso per paura del dolore futuro. E osservando la luce della luna, riflessa nella rugiada della tarda ora, io mi sono chiesto se mia madre sarebbe stata fiera di me, nello scoprire insieme a me, quanto sono riuscito a mantenere il calore della sua presenza nei miei momenti di solitudine (ad esempio), senza perdere di vista il piacere della solidarietÓ. A quel punto, ho concluso che, probabilmente, il problema diventa il "noi", nel rapporto dell’io con l’altro. L’egoismo dell’io! Considerate se questo Ŕ un uomo. Che lavora nel fango. Che non conosce pace. Che lotta per mezzo pane. Che muore per un sý o per un no (Primo Levi)... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Quello che pi¨ conta (Autonomi dal Destino?)

lunedì 4 febbraio 2019 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Cari Lettori cosa risponderemmo se ci venisse chiesto, a bruciapelo, che senso ha la vita, per ciascuno di noi? Se riflettiamo sul fatto che (come ha spiegato Umberto Veronesi in una delle sue ultime interviste), nessuno è in grado di scegliere il proprio genoma, la famiglia di appartenenza, il luogo o l’epoca di nascita e che, in un modo o nell’altro, si finisce con l’essere condizionati (anche) dall’imprinting educativo della Famiglia, della Scuola e della Società in genere, potremmo concludere che l’esistenza personale, non abbia un senso specificamente oggettivo. Almeno sul piano delle scelte e delle possibilità individuali. Non cercare di sapere, interrogando le stelle, che cosa Dio ha in mente di fare: quello che decide su di te, lo decide sempre senza di te” . Qualcuno ha scritto che, in fondo, siamo dei fantocci nelle mani di Dio che, forse (e però) sono le nostre mani. E, in effetti, l’affermazione di Seneca, riportata poc’anzi, potrebbe essere conclusa con: “A te, semmai, resta il compito di saperti adattare!” Sostanzialmente, come mi ha insegnato il mio mentore Giovanni Russo, non abbiamo scelto nulla di quello che troviamo ai nostri nastri di partenza nella gara dell’esistenza ma, per contro, ci ritroviamo in possesso di grandi potenziali (insiti nelle nostre microparticelle elementari che sono le stesse di quelle che fanno brillare la stella più grande del Firmamento) di cui, però, nessuno ci sa spiegare il corretto utilizzo. E finiamo, quindi, per sentirci dei “condannati alla vita”, a cavallo fra una “tremenda” voglia di fare... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


La casa del Cuore...

lunedì 21 gennaio 2019 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it ) e Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )


Un equilibrio difficile, il nostro. Come due placche convergenti, che scatenano un terremoto. Un equilibrio delicato come un fiocco di neve nel vento, come una foglia in autunno, come un castello di sabbia. Un equilibrio retto da un sentimento vero come le cellule di cui siamo fatti, che terrà insieme quel castello di sabbia, lo difenderà dalle onde e dalla pioggia; farà rimanere la foglia sull’albero; renderà eterno quel fiocco di neve. Un equilibrio fragile, il nostro. Ma noi sapremo tenerlo in piedi. (Mariarita Marchese). Cari Lettori, quante volte ci è capitato di domandarci: Ma io, chi sono?”. Beh, con evidente oggettività, la risposta potrebbe “vederci” come il risultato di ciò che incontriamo sul nostro cammino e, in sostanza, la somma di tutto ciò che è accaduto prima di noi, che abbiamo visto fare e che ci è stato fatto. Chi sono... io?” Posso tranquillamente riflettermi (grazie, anche, ai “neuroni specchio”) in ogni persona e in ogni cosa, il cui “essere” al Mondo è stato condizionato dal “mio” Mondo e dalla voglia di inserirmi, integrarmi ed essere incluso. E, quindi, sono tutto quello che accadrà dopo che me ne sarò andato e che, comunque, non sarebbe accaduto se io non fossi mai stato presente. Ma la meraviglia riportata finora, non ci rende, in alcun modo, particolari o, peggio, eccezionali; il bello di tutto ciò è che ogni “IO” costituisce la base della moltitudine del Mondo che, in tal modo, finisce col diventare... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO



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