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Breve Anatomia di Vita.
di Giuseppe Verduci  ( info@lastradaweb.it )

7 gennaio 2016






Dedica... ad un percorso esistenziale.


Le Stagioni della vita

La tua produzione si concretizza in lunghissimi nove mesi in un grembo pieno di pastoie. Ciò è dovuto ad un incrocio, o meglio, ad una mescolanza di liquidi emanati da due esseri, alle prese, solo per pochi attimi, con un dolce orgasmo, inconsci di ciò che si sta per creare stando avvinghiati con contorsioni su di un soffice materasso.

Poi spunti, o ti estraggono, da una strettissima feritoia che automaticamente si dilata per lasciarti libero il passaggio, e , pur essendo già fuori pieno di luridume, rimani ancora legato con un cordone che parte dal tuo ombellico, lungo qualche metro, e ancora inserito, con naturale legatura, nell’ambiente in cui ti sei formato nel lungo periodo di gestazione.

Si ha premura, poi, di tagliare subito quel legaccio e buttarti in una bacinella con acqua già riscaldata, per separarti dai liquami di cui sei avvolto, metterti il primo vestitino, adagiandoti nelle braccia di una donna stesa sul letto, ancora dolorante per lo sforzo sostenuto per aprirti la feritoia e portarti in un mondo strano, nel quale dovrai vivere affrontando le mille peripezie che lo stesso ti riserva. Quella donna, che piange per le pene subite, ma che ride per la gioia di averti creato, è tua madre.

Cominci così anche tu a vivere in questo contesto, ma per qualche anno vegeti nell’inconscio, attorniato da gente che ha amato i tuoi primi vagiti, nella quale spicca, con le proprie dolcissime premure, quella donna, la tua mamma.

E cominci a crescere imprimendo nel tuo cervellino le cose che ti stanno attorno; i colori, le voci umane, gli oggetti, senza peraltro poterti esprimere non essendosi ancora sviluppati i sensi della favella ; non in grado , la notte , di indicare il dolorino al pancino o per la gola arrossata.

La mamma si accorge poi di un odorino che viene emanato da dentro le coscette che tu hai sporcato con la cacchina e ti pulisce con l’acqua profumata, cospargendole indi con la polverina del borotalco e coprendole con soffici pannolini. Tu di tutto questo lavorio non sai nulla, non sei nelle facoltà di capire l’importanza di queste sollecitazioni materne, e cresci, cresci sprofondato nell’occulto, senza sapere di che e perché. I primi passi che cominci a fare sono attentamente osservati, appunto perché da quel momento comincia la tua indipendenza, la tua libertà, dopo aver abbandonato il girello e il passeggino. Una vita tutta tua, cominciando ad affacciarti nel tramestio terreno, ove sono cosparse infinite insidie, ma anche gradevoli gioie che fanno nel tuo Modus vivendi il corpo delle vicende che sei costretto ad accettare supinamente perché decise dal fato.

Cominci a tirare i primi calcetti alla palla che il babbo ti ha portato dalla fiera e cominci a rompere i vetri dell’armadio. Poi, di soppiatto sali sul muretto e cadi rompendoti la testa. Ti portano dal medico ed assapori il primo dolore per i punti di sutura. E’ il preludio di tanti dolori che sei costretto a subire nel corso della vita che devi andare ad affrontare.

E questa vita è composta di gioie e di dolori che inesorabilmente ti vengono riservati, vuoi o non vuoi ! Essendoti fatto più grandetto papà e mamma ti portano al mare o in montagna per passare l’estate, ed anche qui ne combini delle tue. Sfuggi allo sguardo dei tuoi cari, ti getti nelle onde e i flutti ti succhiano e ti risucchiano creando lo scompiglio sulla spiaggia, ma alfine vieni salvato. E’ la prima esperienza che fai come malefatta. Poi, nel corso della tua convivenza ne combini altre, ma tante tante ! Quindi fai esperienze che servono a cautelarti da altri impicci.

L’impatto con la scuola non è di tuo gradimento, ma dopo aver frequentato la prima classe elementare, cominci ad assuefarti curando le piccole amicizie che sei riuscito a conquistarti, prima con il tuo compagno di banco e poi, man mano, con gli alunni di tutta la classe. Le cinque classi delle elementari sono le più movimentate, appunto perché, man mano che i mesi passano diventi più adulto e pretendi di inoltrarti in cose che sono ben più lungi dal tuo modo di essere, ritenendoti capace di emulare coloro che sono più adulti di te e che possiedono maggiore esperienza. Ciò ti porta a commettere cose insensate, andando a rubare la frutta nel giardino del vicino di casa, ad ammazzare le lucertole, a prendere i nidi sugli alberi, facendo poi morire tutta la covata. Giunto alla quinta elementare hai già cominciato a sbirciare le ragazze della tua scuola, allargando poi l’orizzonte verso tutte le altre che si presentano alla tua vista, apprezzandone le fattezze fisiche per poi rinchiuderti in lochi oscuri, lontani dallo sguardo della gente, e provare lì, le prime sensazioni sessuali che divengono una necessità quasi giornaliera per soddisfare la bramosia femminile che si è impossessata di te in maniera furibonda. Di ciò ne parli con qualche compagno di scuola sfidandovi a vicenda per constatare la celerità dell’orgasmo e contare poi chi è il più bravo.

Finite le elementari e le medie in un trambusto davvero indescrivibile, con i genitori discutete se continuare o meno nelle scuole superiori. Se sei figlio di benestante l’indirizzo è obbligato verso il Diploma o la Laurea. Se sei figlio di povera gente non puoi scappare ! Devi lasciare le scuole e dare un contributo alla famiglia bisognosa e , in linea subordinata, vai ad imparare un mestiere.

Detto questo, si sono consumate due fasi della vita di un uomo; quella di bambino e quella di ragazzo; due fasi queste vissute nella più larga spensieratezza, senza peso di responsabilità, senza badare all’avvenire della vita che pur in qualche modo incalza avvinghiandoti nelle sue spire, come per stritolarti.

Giunta la fase dell’adolescenza, pur vivendo gli anni più belli della vita di un uomo, già si comincia a pensare alla sistemazione, ad un posto di lavoro, all’inserimento nella società in un alveo dignitoso per non essere meno degli altri; andando alla ricerca di un prestigio che nulla poi conta se si raggiunge la soglia di un’avanzata vecchiaia, o addirittura quando sei costretto, purtroppo, a lasciare la terra per volatilizzarti in cenere per le vie dell’infinito.

Giuseppe Verduci - 17 gennaio 2002

 

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