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La Pasqua
di A. V. Simonetti  ( info@lastradaweb.it )

17 maggio 2002

Vi presentiamo il contenuto espositivo della commedia rappresentata a Pasqua 2002, dalla compagnia (di detenuti) "Il cammino", presso la casa circondariale di Cosenza


 

Carissimo Avvocato Marchese, ho ricevuto la sua lettera e la ringrazio per l’attenzione data a me ed ai miei compagni. Ho il piacere di informarla che Venerdì Santo abbiamo portato in scena: ’’La Pasqua’’. Si tratta di un lavoro in due atti, scritto, ancora una volta, da me. C’erano molte personalità della politica presenti ed anche giornalisti. C’era presente il Magistrato di sorveglianza. C’erano le televisioni. Sono rimasti tutti contenti, in particolar modo, della recitazione dei miei compagni, che, come al solito, mettono molto impegno e passione nella attività interpretativa. Colgo l’occasione per inviarle, scusandomi per la veste tipografica, il copione de: ’’La Pasqua’’. Vedrò, in seguito, di poterle fare avere altre cose che ho scritto. Voglia per ora accettare i miei più cordiali saluti, mentre le rinnovo i miei ringraziamenti.

Cosenza 05/04/2002

Enzo Simonetti

P.S. I miei compagni le scriveranno molto presto.

 

Liberamente tratto dalle Scritture

’’La Pasqua’’

di Antonio Vincenzo Simonetti

Ho avuto da Padre Domenico la preghiera:

’’Amami come sei. Gesù parla a un’anima’’,

composta da Mons. Lebrun.

Leggerla, mi ha ispirato questo testo. Alcuni passi della preghiera sono stati introdotti nel testo.

Un grazie, di cuore, a Mons. Lebrun, per averla composta, ed a padre Domenico per avermela fatta avere.

Grazie di nuovo

L’autore

 

Personaggi:

Gesù Cristo

I dodici apostoli:

Simone detto Pietro

Andrea

Giacomo di Zebedeo

Giovanni di Zebedeo

Filippo

Bartolomeo

Tommaso

Matteo il pubblicano

Giacomo di Alfeo

Taddeo

Simone il cananes

Giuda Iscariota

La Voce divina

I profeti:

Elia

Mosè

I soldati:

Il narratore

Atto 1░, scena I

Mentre il sipario si apre, Cristo ed i suoi discepoli sono seduti a tavola.

narratore (fuori campo):

E’ la sera del primo giorno degli azzimi.

Cristo ed i suoi discepoli, sono seduti per mangiare la Pasqua, nella sala preparata per loro, dal padrone della casa, ove era entrato il portatore d’acqua.

Il popolo ebreo, ricordava così il PASSAGGIO del Dio vendicatore in Egitto ed il PASSAGGIO felice del Mar Rosso verso la libertà e la terra promessa.

(Cristo si alza e, paternamente, si sofferma presso ognuno dei dodici apostoli)

Cristo: Fate che io vi guardi. Ho desiderato tanto mangiare questa Pasqua con voi. Non la mangerò più, finchè non sarà compiuta nel regno del Padre mio, che sta nei cieli. Figli, fratelli miei, io dovrò patire. Non accoratevi, abbiate Fede, perché devono compiersi le scritture. Ricordate le parole del Profeta Isaia: ’’Ha accecato i loro occhi ed incallito il loro cuore, affinchè con gli occhi non vedano e con il cuore non comprendano e così non si convertano ed io non li guarisca’’.

(Cristo, preso un panno, lo mette alla cintola e versata acqua in una bacinella, comincia a lavare i piedi ai suoi discepoli)

Pietro: Maestro, perché tu il mio Signore, vuoi lavarmi i piedi?

Cristo: Ricorda Simone, chi ha già fatto il bagno, necessita solo che i suoi piedi vengano lavati per essere integralmente puro. Voi siete puri, ma non tutti.

(dicendo queste parole, Cristo, guarda tutti i discepoli)

(Lavati i piedi, Cristo si rimette seduto e...)

Cristo: Così come io il vostro Signore ho lavato i vostri piedi, ricordate di farlo gli uni con gli altri e, soprattutto, di farlo ai bisognosi, agli afflitti, ai diseredati. Mettete in pratica questi esempi e sarete beati.

Pietro: Signore, che sarà di noi?

Cristo: Ricordi Simone, quando ti incontrai, ti dissi che avrei fatto di te un pescatore di uomini. Tu andrai per predicare la mia novella e farai entrare le genti nella mia Chiesa.

Giacomo: Signore, conosciamo la tua saggezza e la tua bontà. Ti abbiamo seguito con Fede. Ma tu sai che non siamo dottori della legge.

Cristo: Non temere Giacomo. Nessuno di voi abbia timore. Il Battista battezzava con l’acqua, su di voi, invece, scenderà lo Spirito Santo e mai, vedrete, vi mancheranno argomenti ed esempi per convertire le genti.

Giovanni: Signore e Maestro, ben misera cosa noi siamo se tu non sarai con noi.

(tutti gli altri discepoli, escluso Giuda, che resta in silenzio, si dicono d’accordo con Giovanni)

Tutti: E’ vero, Signore, Quanto dice Giovanni, è vero!!!

Cristo: Ascoltami Giovanni. Ascoltatemi tutti. Chi crede in me, crede nel Padre mio, che sta nei cieli. Io vi manderò per le terre a predicare il verbo, come semi sparsi dal vento. Dal Tigri, al biondo Tevere su cui si bagna la gloria di Roma. Dalla Tracia, alla Macedonia, dalla Tessaglia all’Illiria, dalle Gallie all’Iberia, all’Enotria, voi visiterete popoli e genti, per dire loro del Dio che fu di Abramo e di Isacco. E di me vostro Maestro e Signore. Direte del Dio che vuole e da, senza risparmio: AMORE, PERDONO, CONSOLAZIONE E REDENZIONE. Voi direte al mondo che sono venuto per prendere su di me, i peccati di tutte le genti. So che vi derideranno, che vi perseguiteranno, ma ricordate lo Spirito Santo sarà con voi e la Fede sarà il vostro scudo. Grande sarà la vostra fatica, doloroso il vostro martirio..., ancora più grande sarà la vostra ricompensa, perché quando sarà il momento, salirete con me, al cospetto del Padre mio. Voi direte, IN MIO NOME, al pellegrino, al sofferente, alla vedova, al bisognoso, all’iracondo, al peccatore, al potente, al ricco ed al povero: ’’...Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze e le infermità del tuo corpo; so la tua viltà, i tuoi peccati e ti dico lo stesso: dammi il tuo amore, amami come sei... Se aspetti di essere perfetto, non mi amerai mai... Certo voglio con il tempo trasformarti, ma per ora ti amo come sei... Oggi busso alla porta del tuo cuore, come un mendicante, non ho bisogno della tua scienza o del tuo talento, non ho bisogno delle tue virtù, ma solo desidero vederti vivere e lavorare con amore...AMAMI COME SEI...

Grande, sarà, e lungo, il vostro cammino, consumati i vostri sandali, ma ricordate, voi siete le colonne della mia Chiesa che vivrà nei secoli, perché se tanti saranno sordi al vostro richiamo, tantissimi udranno la vostra voce e vi emuleranno. Dal grande fiume di oriente, una donna piccola, minuta, fragile, ma fortissima di Fede, seguirà i vostri insegnamenti, espressi in mio nome, aiutando le genti. Dalle brume del nord, ove i ghiacci la fan da padrone, scenderà un uomo, armato solo del suo bastone di pastore, per predicare e testimoniare con la parola e le azioni, la grandezza del Verbo che vuole e da, AMORE, REDENZIONE, PERDONO. Dalle sassose colline che si specchiano nell’azzurro mare che bagna anche l’Italia, un uomo di sacco vestito, rude, burbero, ma tenero nel cuore ed indomito per Fede, continuerà l’opera vostra. La madre mia, con il suo cuore purissimo sarà con voi e poi, nei secoli a venire, con tutte le genti. Ospiterà sotto il suo mantello e conforterà, dolcemente, con il suo luminoso sorriso, le genti di Iberia, di Gallia e della Trinacria. Sarà sempre con loro e fra loro, e con tutta l’umanità. Avvicinerà gli umani, intercedendo per loro, al Padre mio, che sta nei cieli. Perciò non siate turbati e timorosi. Nutrite la vostra Fede.

(i discepoli sono tutti emozionati...)

Cristo: Ora mangiamo, santifichiamo la Pasqua. Celebriamo il passaggio divino in Egitto e quello attraverso il mar Rosso, del nostro popolo.

(tutti sono intenti a mangiare, parlottando fra loro)

Cristo: Figli, fratelli. In verità, in verità vi dico che uno di voi che mangia con me , mi tradirà.

Andrea: Mio Signore, sono forse io?

Filippo: Pensi che sia io, Maestro?

Taddeo: Signore, non ho mai tradito, né altri, né Te.

Simone il cananes: Maestro e guida, come puoi pensare che io ti tradisca?

Bartolomeo: Dimmi Maestro, sono io il traditore?

Giacomo di Zebedeo: Non sono certo io, mio Signore!

Tommaso: Sii buono, rabbi, dillo tu chi di noi è il traditore.

Giacomo di Alfeo: Si, Maestro, diccelo tu, non lasciarci nell’angoscia.

Cristo: E’ uno che intinge con me nel piatto.

(tutti sono tristi...)

(Cristo prende un pane, lo benedice, lo spezza e lo passa ai discepoli)

Cristo: Prendete, mangiatene tutti. Questo è il mio corpo, che viene dato per voi. Fate questo in memoria di me.

(poi prende un calice...)

Prendete, attingete tutti da questo calice, simbolo della nostra eterna ed immutabile alleanza. Questo è il mio sangue, sparso per voi e per tutti.

(i discepoli dopo aver bevuto iniziano a discutere chi fra loro è il più bravo...)

Bartolomeo: Maestro, chi pensi sia fra noi il più meritevole.

Cristo: Mio buon Bartolomeo, non sono forse io fra voi a servirvi. Io il vostro Signore e Maestro. Perciò non è importante essere il primo, quanto esserci, infatti voi avete perseverato con me nelle mie prove, e per come il Padre mio ha deciso per me, così io decido che voi sarete alla mia tavola, nel mio regno, e sediate sui troni per giudicare le dodici tribù di Israele. Ora, comunque, non indugiamo, l’ora si attarda. Alzatevi, rechiamoci all’orto degli ulivi.

(Si chiude il sipario)

 

Atto II, Scena I

Si apre il sipario, Cristo arriva al Getsèmani, con i suoi discepoli.

Cristo: Figli, fratelli miei, riposatevi qui, mentre io mi dedicherò alla preghiera. Tu Pietro,... tu Giacomo,... tu Giovanni,... seguitemi.

(si allontanano un po’..., Cristo è spaventato...)

Cristo: Anche la brezza ha smesso di spirare,... di portare i suoi profumi. La gelida ala della morte, muta si aggira tra le foglie di questi antichi ulivi. Il mio cuore è triste.

Giovanni: Maestro, ma...

Cristo: No, Giovanni, non parlare. Tacete tutti. Fermatevi qui,... vegliate e pregate finchè ritorno.

(Cristo si allontana... triste...)

Cristo: Padre,...tu vedi la mia sofferenza. Padre,... a te nulla è impossibile. Padre,... ti prego allontana da me questo calice. Padre, sia fatto, comunque ciò che tu vuoi,... non quello che io voglio.

(Cristo piange)

Voce Divina: Dilettissimo figlio,... conosco i timori, le ambascie, le debolezze, poiché mi sono compiaciuto di farti scendere uomo fra gli uomini, per assumere su di noi tutti i peccati del mondo. Tanto è stato fatto finora, con le parole dei profeti,... Tanto, fra poco, sarà fatto,... Tanto sarà fatto nel futuro, perché gli uomini conoscano la REDENZIONE, la PACE, IL PERDONO. So quanto i figli di Abramo siano curiosi e vulnerabili poiché la carne è debole. Essi sono curiosi di sapere, come i bambini, dove vada la corrente, dietro l’ansa del fiume. Essi spiano il volo degli uccelli, e cercheranno di emularlo, solcando le nubi. Alzeranno gli occhi verso le stelle del firmamento, bramando di raggiungerle. Cavalcheranno vascelli enormi, per immergersi negli ignoti abissi del mare. Crederanno di cercare la verità, dimenticando che essa è presente nella parte più piccola del loro cuore. I figli di Abramo, dimenticando di essere fratelli, si combatteranno fra di loro, seminando lutti e rovine. Il fratello ucciderà il fratello, credendo di essere nel giusto. Ed anche se l’aedo canterà con il suo linguaggio forbito: ’’...e pianto, ed inni, e delle parche il canto...’’, i cadaveri saranno cadaveri, putrescenti, abbandonati alle fiere, ai vermi, al tempo. Si, so che gli uomini faranno questo, senza rendersi conto che così avranno, per loro, deciso i nuovi falsi profeti e gli imbanitori. So che orde di nani, sghignazzanti, privi di dignità, salteranno per divertire i nuovi potenti, spacciandosi per novelli profeti. Torme di odalische, senza veli, mostreranno e metteranno in vendita le loro pudenda, in ogni strada e villaggio, gareggiando con eunuchi, dalle voci in falsetto e dalle labbra tinte di rosso. Le donne commetteranno adulterio, blaterando di libertà conquistata. Adolescenti, senza guida, non avranno più rispetto della saggia canizie dei vecchi. So che le moltitudini migreranno per le terre. Dalle sorgenti del Nilo, con la corrente, superando le cateratte, scenderanno verso il mare, genti color dell’ebano. Da oriente, come un fiume in piena, quando la pioggia scende copiosa, verranno popoli, con la pelle color paglierino e con usi e costumi diversi. Dal nord, uomini e donne, di pellicce coperti, attirati dalla dolcezza delle spiagge assolate. Saranno varcate le colonne d’Ercole, alla ricerca di nuove terre, di nuove ricchezze, di nuove verità. Ma so che la Nostra Chiesa, fatta da uomini e donne, umili, piccoli, fragili, fortemente semplici, armati solo di Fede, raccoglieranno il nostro gregge, recupereranno i dispersi, perdoneranno nel Nostro Nome, conforteranno gli afflitti, aiuteranno i bisognosi e mostreranno alla umanità intera come la verità risieda nella parte più intima e piccola del loro cuore. Perciò, poiché è, è stata, sarà la mia volontà, affronta quanto ti aspetta, affinchè gli uomini, nostri amati figli, abbiano PACE, REDENZIONE, PERDONO. Ti saranno vicino, come sempre ho voluto, e solo a noi visibili Elia e Mosè.

(entrano in scena, al fianco di Cristo i due profeti)

Cristo: Padre sia fatta la tua volontà.

Elia e Mosè: Benedetto il Padre, Benedetto il Figlio, Benedetto lo Spirito Santo.

(Gesù si avvicina ai suoi discepoli, che dormono)

Cristo: Voi riposate? Basta. La mia ora è giunta. Il Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani di coloro che hanno tramato. Chi tradisce è vicino.

(entrano Giuda e i soldati)

Giuda: Maestro...(e bacia Cristo...)

(i soldati prendono Cristo, il sipario si chiude)

Voce fuori campo: Egli fu condotto al cospetto del sommo Sacerdote, di tutti i sacerdoti, degli anziani, degli scribi. Furono usati falsi testimoni, ma non bastarono, poiché le loro testimonianze non concordavano. Rispose al sommo Sacerdote, al Sinedrio, a tutta l’umanità di essere il Cristo, il figlio del Benedetto. Essi lo condannarono, lo sputarono, lo percossero, lo crocifissero. Egli li perdonò, perché non sapevano ciò che facevano. Egli ci ha perdonati per ciò che noi abbiamo fatto, poiché ha preso su di se i peccati del mondo. Noi lo imploriamo sempre, perché sia Misericordioso. Sia Benedetto il Signore. Amen

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