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L’elefante e la vetrina.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

5 maggio 2019






Quando gli altri non vedono vie d'uscita io, invece...


Pensieri degli anni difficili

Sempre un elefante nella mia vita!

Compare ad intervalli regolari, in relazione ad una qualche difficoltà che vivo, ad un ostacolo della mente. Con la sua presenza mi invita a riflettere sulle mie azioni e non su quelle degli altri.

Una gran bella presenza!

C’è chi nella vita cerca un sostegno, un affetto cui poggiarsi, con cui confidarsi per avere un supporto nelle scelte, una spalla su cui piangere quando tutto, ma proprio tutto, va storto e non ne vedi via d’uscita.

Ed io invece … vedo l’elefante.

Ecco, questa è tutta la verità su di lui!

Comoda la posizione del non prendere una posizione. Dà la possibilità di osservare bene, e per tutto il tempo a disposizione, le azioni degli altri, giudicando e testimoniando quando si cade sbagliando. Ma costoro andranno mai avanti? Un po’ più in la del loro naso? Avranno questa fortuna di provare lo scatto della crescita, inteso come costruzione della propria identità?

Ancora parlo di questo. Non è confortante però, vorrà dire che intorno il verde acerbo dell’immaturità non vuole proprio decidersi a decolorarsi leggermente per assumere l’aspetto dell’invecchiata saggezza.

Si muove lentamente fra i cristalli e l’argento. Pur cercando di non urtare finisce per trascinare dietro qualsiasi cosa delicata, qualsiasi cosa anche solo un flebile alito di vento, possa spostare. I mille pezzi si distribuiscono in ordine casuale, difficile da ristabilire. Anche con tutta la pazienza di questo mondo.

E mi ritrovo a terra, con qualcosa in più, con tanto in meno, un ritorno al passato, ma pur avendo gli strumenti per affrontare questo momento di dolore, difficilmente riesco a risistemare ogni cosa. Per poter andare avanti e riprendere il cammino.

Dall’alto intravedo uno scorcio di azzurro in armonico movimento. Avanti ed indietro, accarezzando con la sua spumeggiante coda bianca, la riva. Pregusto i tramonti catturati all’interno per essere poi utilizzati nei momenti di buio, ma nello stesso tempo un brivido di paura mi pervade.

Bella la luce in questo periodo dell’anno, delicatamente entra nel silenzio della mia casa illuminando ogni angolo, donandogli un colore diverso. Splendente ma senza accecare. E fra il tenue bianco sposato ad un raggio di sole, compare lui …

Quasi sempre nello stesso posto, un lampo intravisto con la coda dell’occhio: un battito di ciglia e non c’è più.

Un dubbio.

I rapporti umani,complessi e, a volte, sbagliando, complicati. Quando interviene il sentimento nel ragionamento diventa difficile scorporare, si perde la lucidità e la logica prende un’altra strada.

Si può avere nostalgia di un momento di debolezza? Perché? Quale potrebbe essere la risposta?

Forse sempre lo stesso il conflitto: l’impossibilità di trattenere il tempo fra le dita, di godere dell’attimo perché invasi dalla paura del momento che fugge.

E lui è li che mi sorride, con i suoi malinconici occhi che mi regalano uno dei più begli sguardi abbia mai ricevuto.

Mi vedo veramente per quella che sono.

Anche fra i mille cocci della vetrina.

Fernanda

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