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Wedding Day.
di Francesca Posteraro  ( francescaposteraro@lastradaweb.it )

16 febbraio 2019






Mio marito. Finalmente.


UNA VITA CONTROVENTO - 4

L’emozione era di nuovo tanta, stavamo per affrontare un altro momento importante, quello che sigillava le nostre vite insieme. Mi tremavano le gambe, avevo i crampi allo stomaco e gli occhi pieni di lacrime che non tardarono a scendere e, solo dopo quando mi calmai, feci un bel respiro e dissi tra me e me: “andrà tutto bene”.

Arrivò mia cugina Manolita che mi rese più bella col trucco e con l’acconciatura dei capelli, aiutandomi ad indossare il mio bellissimo abito color champagne a forma di sirena, con uno scollo a cuore e un lunghissimo velo che partiva dal capo a fare da strascico.

Questo prezioso capo d’abbigliamento (proprio come lo avevo immaginato fin da bambina) era stato cucito su misura in un atelier e venne completato da una ghirlanda di fiori, a cornice dei miei lunghi capelli. Feci cucire un miniabito identico al mio per Kimberly, lei ovviamente era la damigella insieme alla figlia di mia cugina Manolita, che aveva la sua stessa età. Ricordo ancora il suo entusiasmo, diceva a tutti: io e mamma ci sposiamo. Fu una cerimonia semplice, come testimoni avevamo scelto i datori di lavoro di Francesco, (Vittorio e Serena), una mia carissima amica (Angelina) e un altro caro amico (Fabrizio). L’unico intoppo fu il mio arrivo in chiesa perché, a causa di una mancata organizzazione del parroco, non partì la marcia nuziale.

Fu imbarazzante entrare nel silenzio e mi arrabbiai molto ma, nello stesso tempo. pensai che nulla e nessuno avrebbe potuto rovinarmi quel giorno: già bastavano le facce da funerale dei parenti di mio marito.

Mio marito. Si, finalmente potevo chiamarlo così!

Eravamo appena diventati marito e moglie, avevo accanto mia figlia e la mia famiglia: non avrei potuto desiderare di più. Finita la festa, tornammo nella nostra nuova casa, non stavamo nella pelle dalla felicità, avevamo appena formato una famiglia, le speranze e le aspettative di essere felici erano tante.

Col passar del tempo però mi accorsi che però non era così semplice, la felicità non è qualcosa che puoi programmare o gestire.

Ho imparato che sono solo momenti che si vivono e quando arrivano devi saperli assaporare perché durano un istante, neanche il tempo di realizzare ciò che ti sta accadendo che, un dispiacere, un problema o una preoccupazione è dietro l’angolo ad aspettare e, senza esitare, ti travolge in pieno, come un mare in tempesta.

L’unica cosa che ti resta da fare è cercare di rimanere a galla, non farti travolgere dalle onde ma imparare a cavalcarle. Anche quando la maggior parte delle volte sembra che l’acqua ti arrivi alla gola e non ti faccia respirare, che la tua vita stia per sprofondare negli abissi di quelle acque gelide.

Però, in ognuno di noi si nasconde una forza enorme che tiriamo fuori proprio nelle difficoltà maggiori e che, alla fine, ci consente di sopravvivere. Dopo pochi mesi dal matrimonio, cominciai a stare male; mi sentivo sempre più debole, l’appetito mi era sparito, avevo nausee ed emicranie continue. Rimasi a letto per una settimana, dalla debolezza non riuscivo neanche a muovere le gambe.

Così, mio marito, preoccupato, mi portò in ospedale dove mi sottoposero ad opportuni accertamenti dai quali venne fuori che non avevo nulla di grave ma ero semplicemente in attesa di un bambino.

Francesco impazzì dalla gioia. Io, un po’ meno.

Non mi sentivo pronta per un’altra gravidanza, avevo timore di stare male come per la prima, di togliere del tempo a Kimberly che già si stava abituando ad una nuova situazione; avevo paura di non riuscire a gestire due bambini. In un attimo la mente si affollò di pensieri e l’ansia prese il sopravvento.

Cominciai a piangere ma Francesco mi tranquillizzò dicendomi che, insieme, avremmo superato tutto. I miei presentimenti non erano sbagliati, i primi mesi furono difficilissimi, le nausee erano sempre più frequenti non riuscivo ad ingerire nulla, non bevevo acqua e rigurgitavo bile. Invece di prendere peso, come accade normalmente, lo perdevo a vista d’occhio: dimagrii almeno 5 chili.

Un giorno nel tentativo di alzarmi dal letto persi i sensi

Condotta d’urgenza in ospedale, decisero che era necessario il ricovero, dovevano nutrirmi attraverso delle flebo e soprattutto idratarmi, perché ero completamente disidratata. Rimasi ricoverata per 15 giorni e quando un medico mi disse che dovevo cercare di mangiare altrimenti avrei dovuto interrompere la gravidanza perché rischiavo la vita, mi spaventai veramente.

Da lì presi coraggio e cercai di reagire, dovevo tutelare quell’esserino che stava crescendo in me. In occasione del matrimonio di mio fratello, uscii dall’ospedale. Le ore in chiesa furono interminabili, ero testimone e appena mi reggevo in piedi ma, appena terminata la cerimonia, al ristorante mangiai l’impossibile. Da lì capii che se il cibo mi veniva preparato, riuscivo a mangiare di più, soprattutto se non sentivo gli odori nel momento della cottura. Allora decisi di andare per un po’ da mia madre che, insieme a mia sorella Linda (che ancora viveva con lei) si prese cura di me. In questo modo riuscii a superare i mesi più duri e a portare a termine la gravidanza.

L’attesa di questo bimbo fece riavvicinare anche la famiglia di Francesco. Durante la gravidanza mi aiutarono sia la madre che le sorelle.

Decisi di perdonare le mancanze subite, sapevo che mio marito aveva bisogno anche di loro. Così mi avvicinai sempre più alla sua famiglia e loro, frequentandomi, non ci misero molto a capire che ero una brava persona: si affezionarono a me ed io a loro.

Mi feci accompagnare da mia suocera ad una visita di controllo e durante l’ecografia si vide il sesso. Il medico disse: è un bel maschietto! Francesco ebbe una reazione esagerata, cominciò ad abbracciare il medico e a ringraziarlo non riuscendo a contenere la propria gioia, perché era quello che aveva sempre desiderato:

Un figlio maschio

Anche la madre si commosse, era il primo nipotino maschio. Io li guardai e dissi: allora nascerà Pietro. Ancor di più mia suocera si emozionò, Pietro era il nome del padre di Francesco che morì quando ancora lui era un bambino, sapevo che ci teneva moltissimo a dargli questo nome e così in quel momento decisi che quello avrebbe dovuto essere il suo noe.

Finalmente arrivò il giorno tanto atteso: il 28 luglio 2001 nacque Pietro, un bimbo bellissimo: rispecchiava la perfezione. Il travaglio fu lungo e doloroso, ancor più del primo parto; ma quella volta fu diverso, avevo accanto Francesco che mi tenne la mano per tutto il tempo e vide nascere nostro figlio.

Ricordo che era emozionato ma soprattutto sconvolto. In quel momento, comunque, prevalse la gioia di essere diventato padre, di poter tenere suo figlio tra le braccia.

In seguito, questo evento che doveva essere di sola gioia, si trasformò in un vero trauma. Infatti, il ricordo di quell’immagine, dove la natura fa il suo corso per dare la vita ad un bimbo, diventa una trasformazione abbastanza inquietante per chi assiste, soprattutto se è un uomo.

Tutto ciò, ebbe delle conseguenze anche sul nostro rapporto fisico: lui aveva un completo rifiuto verso di me. Cominciarono le vere incomprensioni tra di noi, io vivevo malissimo il suo rifiuto, passavo notti intere a piangere, mi sentivo inadeguata come donna, pensavo di non piacergli più dopo il parto.

Questa situazione durò per un lungo periodo; più il tempo passava e più la mia autostima diminuiva, così decisi di prendere la situazione in mano e mi feci dire cosa lo portava a comportarsi così. Lui mi disse la verità e così facendo, si rese conto del fatto che non era la mia persona a non stimolarlo più, ma il ricordo di quello che aveva visto al momento del parto.

Parlandone, insieme, un po’ alla volta riuscì a metabolizzare il trauma psicologico e ricominciammo ad avere un rapporto più stabile. Francesco è un uomo splendido, un gran lavoratore, un uomo dedito alla famiglia e di sani principi che dà il giusto valore alle cose e alle persone.

Ma, come ogni essere umano, ha i suoi pregi e i suoi difetti.

Dà molte cose per scontato, non esterna mai i sentimenti che prova o ciò che pensa al mio riguardo. Esempio: non mi diceva mai “ti amo”, o “quanto sei bella”, o qualsiasi altro complimento che ogni donna vorrebbe sentirsi dire dal proprio uomo.

Mi capitava spesso di essere apprezzata, da amici, conoscenti, o da persone completamente sconosciute che incontravo per strada, in negozi e altri posti vari. Questo mi faceva riflettere e tra me e me mi chiedevo: “ma solo lui non si accorge di me? Perché tutti hanno sempre una buona parola, un complimento o un apprezzamento nei miei riguardi e lui non nota neanche se faccio un taglio ai capelli che rivoluziona completamente il mio look?”

Risposte, in tal senso, non ne ho mai avute.

Cosi, ho cercato di andare avanti ma, negli anni ho maturato dentro di me la convinzione di non essere poi così importante per lui. Mi capitava spesso di richiedere attenzioni, di dirgli che io avevo bisogno non solo di un uomo che andasse a lavorare, ma di una persona che fosse più presente a casa, che mi abbracciasse più spesso che, senza un apparente motivo mi baciasse, che al suo rientro a casa mi chiedesse come avevo trascorso la giornata.

Ma succedeva sempre il contrario, mi raccontava di come lui aveva trascorso il suo tempo, fuori casa. E poi, tutte le attenzioni erano per i figli, in particolare per Pietro. Questo non lo sopportavo, non solo perché io venivo messa da parte, ma soprattutto pensavo che lui facesse delle differenze, tra Kimberly e Pietro.

Prima che nascesse Pietro, lui era molto attento nei riguardi di Kimberly, ogni qualvolta rientrava dal lavoro aveva sempre un dono per lei, dal giornalino da colorare, al fumetto, alle video cassette dei cartoni animati, alle caramelle o cioccolatini vari. Mi vedevo costretta a riprenderlo affinchè non la viziasse troppo, persino quando faceva i capricci per mangiare interveniva sempre lui, che con santa pazienza faceva il giochino del topino che rubava il suo cibo a far sì che lei finisse velocemente la pappa.

Ma, l’arrivo di Pietro, cambiò un po’ le cose…

CONTINUA...

Francesca Posteraro

Adattamento del testo: Fernanda Annesi

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