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NATALE 2018
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

24 dicembre 2018






Care figlie...


Riflessioni

Sentì le lacrime (perchè anche i cavalli piangono...) scorrergli sul muso e dargli prurito nell’infilarsi, amare, in bocca. Chiuse gli occhi per non vedere, per cancellare quel momento, come se non fosse mai venuto, come se lui non ci fosse proprio: “Oh, se si potesse fermare il tempo, qui, adesso e mi ritrovassi fra un anno esatto, nello stesso punto della corsa, senza quella disgraziata partenza... se potessi aspettarlo tra un anno qui, a gambe ferme con tutto il mio fiato, questo General du Pommeau!”

Riaprì gli occhi, rivide la retta e stranamente non gli sembrò così lunga: “Caspita com’è vicino il palo, come arriva in fretta!” Si voltò è General perdeva terreno, si allontanava come se qualcuno lo tirasse indietro; poi guardò la tribuna e nell’oceanico silenzio di quarantamila francesi li vide, gli italiani, palme nel deserto, piccoli, sparuti gruppetti di voci deliranti, assatanate: “Varenne! Varenne!”

E vinse, tagliò il traguardo da solo, lasciando gli altri spersi per la pista a chiedersi come avesse fatto, che sembrava morto e sepolto. (da Scacco a Dio – Roberto Vecchioni)

Care Figlie può, un cavallo, essere felice?

Per molti degli appartenenti alla razza umana, sembrerà impossibile. Il fatto è che, se non possiedi il cuore puro del bambino che tende la manina sicuro che ci sarà, sempre, qualcuno a prenderla amorevolmente, non riuscirai mai a leggere “dentro” il fatto mentale che porta, diretto, al Cuore.

Il problema è che, noi, non possediamo, realmente, né Ieri né, tanto meno, Domani. La nostra condanna consiste nel riuscire a generare, soltanto, il momento che resta e non passa. Quello che nasce dalla convinzione che è vero quello che crediamo essere tale.

Senza verifica alcuna

Molto (troppo) spesso, quello che è stato non conta e quel che potrebbe essere non viene proprio contemplato.

Ma la verità è data proprio da questa “magia” perchè, care figlie, come in una pellicola, ogni fotogramma di “istante percepito” ha una vita a sé. E non è la continuazione né l’antecedente.

In pratica, non esiste un tempo un “tempo orizzontale” anche se vogliamo credere che esista, per la paura che abbiamo dell’indefinito perchè, fin da piccolissimi, siamo stati contenuti nell’utero materno e, poi, dalle braccia di chi ci ha voluto bene. Ecco il motivo per cui abbiamo bisogno di “sapere” che, fra una perla di attimo e l’altra, ci sia un filo conduttore.

Questo “anello” di aspettativa, si chiama speranza!

Care figlie, il racconto che vi ho riportato all’inizio riguarda la storia vera di un cavallo italiano importante (Varenne, appunto) volutamente penalizzato a favore di un francese ( General du Pommeau) che, a distanza di un anno da una cocente sconfitta, torna e vince alla grande. Così come è raccontato, Dio in persona spinto da un senso di giustizia cortocircuita la sua memoria e, facendogli compiere un salto di 365 giorni in un secondo, gli dà la netta sensazione di un continuum durante il quale ottiene la più che meritata vittoria.

Cara Mariarita e cara Valentina, mi piacerebbe avere il potere di farvi bypassare i passi del dolore attraverso una dimensione senza soluzione di continuità.

Siccome si vive di istanti vorrei possedere, per voi, una forbice con ago e filo, per tagliare i frame indesiderati e cucire le parti belle saltando giorni, mesi o anni, in un secondo e cedendo al buon Dio, il corrispondente attraverso la restituzione dei miei gettoni di esistenza.

Un patto fra gentiluomini che non ferma il Tempo ma gli conferisce quella giusta dimensione che evita la vittoria del Male (della Società immatura) sulla (vostra) Bellezza, lasciandovi il gusto del Dubbio come risposta da scegliere e non da subire.

Ho vissuto abbastanza per capire che, in fondo, non c’è differenza fra perdere o vincere: quel che conta è deciderlo da soli, scegliendo la strada più giusta.

Fin da bambino ho sempre progettato, costruito nel tempo, mi sono dato obiettivi a lungo termine. Ora è diverso. Non sono vecchio ma, il traguardo di arrivo, mi sembra molto più vicino della linea di partenza. E questo è strano, anche affascinante per alcuni versi. Ma spiazzante. Mi accorgo che la vita, che mi ha sempre dato, comincia a togliermi. Cerco di trovare una strada per abituarmi... ma è un quartiere dell’esistenza che non conosco per nulla.

Questa sera di avvento sento di esprimere un solo desiderio: che voi abbiate la possibilità di amare molto (se non tutto) della vostre esistenza. Compreso le cadute e le sorprese, le risalite e i tradimenti, le passioni e le delusioni.

Per quel che mi riguarda, sento di dover essere riconoscente al tempo che ho attraversato e di cui sto scoprendo di avere nostalgia, pur mantenendo la curiosità di come andrà a finire

Mi consola una speranza: seguirvi, discreto, nella vostra realizzazione, per poterci dire quello che, ancora, non abbiamo avuto il tempo (o il coraggio) di confessarci.

Da piccolo, nei momenti più tristi, quando ero sicuro che nessuno potesse vedermi, prendevo dall’armadio alcuni vestiti di mio padre e, siccome erano troppo grandi per poterli indossare li appoggiavo sul pavimento e mi ci sdraiavo sopra per avere l’impressione di un suo abbraccio.

Io vorrei...

Care Figlie, non basta avervi dato la vita. Bisogna riportarla ogni giorno a voi, ripetendo, su un altro piano, la donazione. L’orgoglio di un padre è una forma di egoismo, di narcisismo. Si è felici per gli obiettivi che raggiunge un figlio perchè sono il risultato di insegnamenti, principi, regole e consigli, dispensati per una vita.

Confido nel riuscire a trasmettervi, con l’esempio che, la Vita, non ha valore in sé ma è come se nutrisse se stessa. Spetterà, dunque, a voi darle un valore speciale, perchè nulla è sacro se non sei tu a renderlo tale.

La conoscenza, la memoria, il viaggio. Ecco la vita che lascia le orme, secondo me.

Un’ultima cosa:non abbiate paura dell’opinione degli altri ma, col canto della vostra arte, andate oltre i pregiudizi. Qualcuno ha detto che quello che, i più, considerano peccato, potremmo immaginarlo come la perla per l’ostrica: una difesa dal granello di sabbia.

Sono sempre più convinto del fatto che, Dio, come un Grande Architetto capace di insegnare all’Energia Vitale la via maestra necessaria al “Tutto”, ci abbia considerato come un’idea meravigliosa scaturita dalla ripetizione delle sue leggi perfette. Un riflesso presuntuoso che provasse a capirne l’essenza dell’eterno senza perdersi nei frammenti sbagliati. Perchè è dall’insieme di tasselli (apparentemente) scomposti che nasce il disegno immaginato da chi crea il mosaico

La religione è per chi ha paura dell’Inferno. La spiritualità è per chi ci è già stato (OSHO)

...Riaprì gli occhi, rivide la retta e stranamente non gli sembrò così lunga: “Caspita com’è vicino il palo, come arriva in fretta!” Si voltò è General perdeva terreno, si allontanava come se qualcuno lo tirasse indietro; poi guardò la tribuna e nell’oceanico silenzio di quarantamila francesi li vide, gli italiani, palme nel deserto, piccoli, sparuti gruppetti di voci deliranti, assatanate: “Varenne! Varenne!”

Il mio più bel regalo sarà quello di vedervi tagliare il traguardo, lasciando gli altri spersi per la pista a chiedersi come abbiate mai potuto fare, che non sembrava possibile. E nella vostra tenerezza purificata, ritroverete il mio cuore, perchè io ci sarò. Ogni volta che vorrete. Basterà, per voi, chiudere gli occhi e cercarmi. Nel mio poema del Silenzio Voi sarete, sempre, tutto ciò che avrò modo di ascoltare.

Buon Natale

Papà



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