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L’occhio del ciclone.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

25 novembre 2016






È, forse, tornato il momento di correre?


Pensieri degli anni difficili

Domanda: la capacità di adattamento si può definire intelligenza?

Dal basso verso l’alto, un po’ di lato, tenendosi coi piedi ben saldi per terra. Si intravede nel vortice, in alto, l’azzurro del cielo tranquillo. Spero di arrivare lì il più presto possibile.

A me immediatamente il concetto di equilibrio, quello che si perde al primo e più debole fruscio di vento.

Ora come allora. Gli anni sono passati, faccio fatica a ricordare, ma le atmosfere sono cambiate nonostante le persone oppure il tutto è rimasto tale e quale?

Mi piace pensare che il mio rifugio si trova vicino al cielo nel suo punto più isolato, là dove gli uccelli possono fermarsi a cinguettare, un momento, solo un momento, quasi immobili per poi riprendere a volare.

Gli errori. Non c’è più tempo per riparare, ammesso che siano, si può solo analizzare utilizzando gli strumenti più importanti che abbiamo acquisito e riscoprire, o scoprire, il messaggio non più nascosto ormai.

Già, ma come si fa a spiegare a chi, ora, vive nel terrore del momento, che è all’interno del vortice che bisogna posizionare il proprio pensiero per sopravvivere innalzandosi al di sopra delle enormi difficoltà?

Lasciarsi andare.

In una scatola di cartone.

Una domenica di silenzio, accompagnata dal profumo delle pietanze, dal leggero stordimento delle bevande, dalle folate di vento che attraversano la mia casa.

Stacco ogni contatto con l’esterno e mi lascio andare ai pensieri, che arrivano veloci sulla punta della penna, tracciano un percorso e si esprimono.

Faticoso sollevarsi dagli eventi che trattengono, rimane il piacere del ricordo del passato, che è stato, e non si può ridipingere in altro modo.

Dal basso verso l’alto. La paura trattiene come sempre ma, ancora una volta, dà la soluzione ad ogni problema.

Vorrei poter andare incontro al tramonto denso di colori, alla fine della linea dell’orizzonte, oltre la quale l’immaginazione incontra il sogno e si trasforma un desiderio.

Nell’occhio del ciclone.

Le vertigini dall’alto del cielo rassicurano, paradossalmente.

È forse tornato il momento di correre?

Accompagnata dalla stessa musica dolce nelle parole, quasi una poesia dai mille significati.

Una speranza.

La non completa visibilità ma illuminata e, dall’altra parte, il sole.

Il messaggio del primo di questo giorno è chiaro nonostante e invita a non porsi più troppe domande. Ancora una volta sollevo lo sguardo verso l’alto e intravedo l’azzurro. E mi ripeto a voce alta che è anche arrivato il momento di fare per donare e non più esclusivamente per se stessi.

Ripercorro ogni tratto, ogni istante vissuto in consapevolezza e ne comprendo fino in fondo il significato.

Un leggero capogiro.

Con un po’ di malinconia avverto una difficoltà che crea un blocco nelle mie mani, fra le dita. Cade su di me come un getto d’acqua gelida, inaspettata. Ne cerco la motivazione, ma ancora prima mi accerto di non aver ferito. È la mia prima preoccupazione. L’affetto si misura anche in questo.

Dopo, solo dopo penso a me.

Ci sono alcune cose che non cambieranno mai in me: si possono smussare gli angoli, posso riuscire a viverli con maggiore leggerezza, si abbassa un po’ la sofferenza.

E mi ritrovo nell’occhio del ciclone.

Fernanda


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