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Medioevo prossimo venturo...
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

19 febbraio 2015






Quanto costa la libertà della non appartenenza?


Cari Lettori, ho deciso di scrivere questo articolo, per raccontarvi una storia vera che non avrei creduto di vivere, fino a qualche settimana fa. Intendo evidenziarvi (perchè non voglio strumentalizzare, attraverso fatti privati, chi ha la bontà e l’interesse di leggermi) spunti che potrebbero capitare e/o riguardare ognuno di voi. Magari sotto altre forme. La richiesta più o meno indiretta di fare una scelta di parte, sulla base di un ricatto affettivo o, peggio, di convenienza opportunistica. Ho scritto abbastanza su come risolvere i Conflitti interiori ma, mai come in questo caso, ho l’opportunità, come gli scienziati di una volta, di diventare una cavia vivente.

BUONA LETTURA

Fin da piccolo ho ammirato mio zio Pietro (fratello maggiore di mia madre) per la sua cultura, il rispetto della libertà (dicono sia stato anche un partigiano) e, soprattutto, per il suo essere stato giornalista de “l’Avanti” quando il Direttore, era Sandro Pertini!

Vedi caro Giorgio, quella del giornalista, è la professione più importante e col maggior carico di responsabilità, perché porta in dote l’onere e l’onore di una corretta informazione, che sta alla base di ogni consesso civile, costituendo i presupposti per la sua stessa sopravvivenza!”.

A distanza di molti anni, ho potuto apprezzare il valore scientifico del messaggio che mio zio mi affidò quando ero, da poco, entrato nell’età dell’adolescenza.

L’informazione!

Parola con cui, gli antichi Romani, intendevano “informare”, nel senso di "dare forma alla mente", "disciplinare", "istruire", "insegnare" e che si trasfonde nel concetto più ampio di comunicazione, nata, probabilmente, prima del Countdown (conto alla rovescia) che ha portato alla nascita dell’Universo, e intesa, dagli scienziati come un processo di scambio di informazioni e di influenzamento reciproco che avviene in un determinato contesto".

In effetti, la forza gravitazionale, quella elettromagnetica ed altro, hanno reso possibile, con flussi coesivi o disaggreganti di particelle, la creazione di tutto ciò che esiste, in giro per le galassie.

Nella vita di tutti i giorni, "quanti" (pacchetti) di informazione, trasmessi via etere (onde radio) o via cavo (fotoni luminosi, elettroni ed altro) consentono di tenerci aggiornati sui fatti del mondo mediante i Network di comunicazione (Tv, Radio, Internet, giornali).

E l’essere umano?

Nasce dopo che ovocita e spermatozoo si scambiano, "dialogando", i loro patrimoni genetici (serbatoi di notizie "fondamentali"), vive grazie ai flussi di informazioni (generate durante le elaborazioni delle idee) che consentono la coordinazione psicofisiometabolica cellulare (il dialogo continuo che si chiama "identità") e si relaziona mediante parole, temperamento e prossemica.

Con queste premesse, appena ho potuto, ho fondato questo bel Web Magazine (l’otto Settembre del 2000) ed ho ottenuto l’iscrizione, come pubblicista, nell’Ordine dei Giornalisti della Calabria ed ho chiesto di far parte (in pari data) dell’Associazione Maria Rosaria Sessa (nata per ricordare il femminicidio dell’omonima giornalista) trasformatasi, nel tempo, nel Circolo della Stampa di Cosenza.

Personalmente, ho sempre guardato all’associazionismo come ad un plusvalore da cui far nascere azioni concrete perchè, come ci hanno insegnati i Saggi, “il tutto, è maggiore dell’insieme delle sue parti”!

A tal fine ho creato Neverland Scarl (ente di Formazione Professionale accreditato dalla Regione Calabria) e le sue derivazioni No Profit, compresa una ONLUS che operano, gratuitamente da anni, a favore di chi soffre.

Il 15 ottobre del 2011...

Attraverso l’allora segretario, chiedo all’intero Consiglio Direttivo del Circolo della Stampa di Cosenza "Maria Rosaria Sessa", di accettare la tessera di Socio Onorario di Neverland No Profit estendendo l’offerta, ovviamente, a tutti gli iscritti.

Questo, per creare un sodalizio morale in grado di controllare e validare le tante azioni compiute sul territorio dal momento che ho sempre ritenuto, quello del giornalismo, non un semplice mestiere né, eticamente, soltanto una professione quanto, piuttosto, un modo di essere, di pensare e di agire tipico di chi, alla ricerca della libertà e del buonsenso, informa per chiarire e sollevare le tenebre dell’ignoranza, della presunzione e della violenza arrogante.

Cari lettori, credo che sarete curiosi di sapere com’è andata a finire...

Ebbene, per quanto strano possa sembrare, nemmeno una risposta è pervenuta allo scrivente. Nemmeno di critica! Come dire: “Non ci interessa!”

Se, a questo, sommiamo che (tranne in qualche occasione, per la cortesia di Franco Rosito, membro del CD e attuale Vicepresidente) nessun quotidiano locale (in cui operavano associati del Circolo della Stampa) ha mai voluto prendere in considerazione la richiesta di interviste miranti a far conoscere quanto facevamo per i bisognosi (compreso un “Telefono Amico”), affinchè potesse usufruire dei nostri servizi (NO Profit e non finanziati da nessuno), il maggior numero possibile di utenti, ecco che, gradualmente (e signorilmente) ho smesso di interessarmi alle vicende del Circolo considerandolo, nel tempo, un sistema capace di alimentare se stesso, con scarsa attività propulsiva.

E poca educazione nei confronti di un associato.

Restano, ovviamente, gli spazi concessimi dalle TV locali e Nazionali (RAI TRE) per via dei rapporti di reciproca stima con i responsabili (fra cui, Mario Tursi Prato, per quanto riguarda la RAI).

Nel mese di luglio 2014 (o giù di lì), sono stato inserito nel gruppo Facebook “Giornalisti d’azione”. Trattandosi di una iniziativa dell’amico Mario Tursi Prato (che conosco fin dai tempi del liceo e, sua moglie, da ancora prima essendo, la sua famiglia, molto vicina alla famiglia di mia moglie), non ho avuto nulla in contrario a rientrare in questo gruppo informatico.

Ho percepito, tempo fa, la presenza di problematiche all’interno del Consiglio Direttivo del Circolo della Stampa fra i vari componenti, che ha portato alle dimissioni di Mario da segretario e da socio. Debbo dire, però, che non sono stato particolarmente interessato alla diatriba per i motivi su citati.

Nel mese di settembre 2014, ho accolto l’invito rivoltomi da Mario Tursi Prato per la realizzazione di uno Spot di presentazione del Gruppo “Giornalisti d’azione”; l’ho fatto come disponibilità da offrire all’amico e occasione per divertirmi un po’. Esistono infatti due versioni del prodotto

Una ufficiale

ed un backstage, esilarante


Personalmente non ho e non ho mai avuto problemi né con i componenti della “Sessa” (la scarsa considerazione nei miei confronti per i fatti riportati in precedenza, l’ho fatta scivolare nelle esperienze “formative” che portano a disilludersi) né, tanto meno, con l’amico Mario Tursi Prato.

Non essendo a conoscenza di alcun vincolo di incompatibilità fra l’appartenenza alle due realtà, non ho trovato nulla di disdicevole ad aderire ad entrambe. Né, tanto meno, mi sono lasciato influenzare da beghe e ruggini, A CUI SONO ESTRANEO in ogni senso.

Verso la fine del mese di gennaio 2015, apprendo da una cara amica (anche lei aderente al Circolo della Stampa) che, questa mia scelta, avrebbe generato sofferenze e malumori in uno dei due vicepresidenti, che conosco molto bene, peraltro e che avrebbe vissuto la cosa come un tradimento, da parte mia.

A quel punto, pur domandandomi il perchè di una comunicazione indiretta (bastava scrivermi personalmente, o telefonarmi) ho preferito rivolgermi immediatamente (e via mail) all’interlocutore spiegando il perchè delle mie decisioni, in conformità con lo Statuto del Circolo della Stampa, peraltro e offrendo la possibilità di uscire dal Circolo, visto lo stato d’animo che avevo creato. Io, di certo, non avrei cambiato idea.

Mi sembra Naturale frequentare chi si vuole, nel rispetto della legalità.

Da quel momento, ho avuto la nette percezione (conservo copia delle mail in proposito) di essere finito nel mirino di una sorta di giurì d’onore che mi avrebbe valutato e che mi avrebbe fatto sapere...

Per una questione di correttezza, ho messo al corrente di tutto, l’altro vicepresidente che, a dire il vero, con molta disponibilità ha provato a mediare specificando che, vista la mia formazione di psicoterapeuta, avrei dovuto compenetrarmi nelle situazioni conflittuali e comprendere gli stati d’animo.

Bene... ma fino a un certo punto!

Infatti, se di fronte alle mie spiegazioni, trovo ambientazioni emotive che mi riportano all’epoca “del Banco dei Pugni” di adolescenziale memoria quando, nel caso in cui due persone litigavano, gli amici comuni dovevano scegliere da quale parte stare, io concludo che ho impiegato anni a pensare diversamente.

E, di conseguenza, non intendo compiere un downsizeing quantico per tornare all’età della pietra.

Di fronte al permanere di certe posizioni che, nella Storia, hanno favorito la nascita delle faide, mi viene in mente un brano de “Il berretto sonagli” di Luigi Pirandello

Cara signora Beatrice Deve sapere che abbiamo tutti come tre corde d’orologio in testa.
La
seria, la civile, la pazza. Soprattutto, dovendo vivere in Società, ci serve la corda civile perchè altrimenti ci scanneremmo come bestie; E che faccio allora? Do una giratina così alla corda civile e vado innanzi con cera sorridente e la mano protesa. Ma può venire il momento che le acque s’intorbidano. E allora... allora io cerco, prima, di girare qua la corda seria, per chiarire, rimettere le cose a posto, dare le mie ragioni, dire quattro e quattr’otto, senza tante storie, quello che devo. Che, se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora, la corda pazza, perdo la vista degli occhi e non so più quello che faccio!”

Ora, in questo caso, aumenta la mia determinazione di stare dalla parte della ragione e osservo le inutili beghe che avvelenano la vita e un lavoro proficuo di utile condivisione. E, allora, rifletto a lungo su quali siano le possibili falle delle mie convinzioni, verifico il tutto e decido di scrivere per motivare la mia posizione e far capire, chiaro e tondo, che non intendo subire.

Alla fine, metto tutto in chiaro, pubblicando e sottoponendo la storia alla valutazione (mai più azzeccata, come in questo caso) dei veri fruitori dell’opera di un giornalista: I LETTORI.

Orbene, quando ci si trova in condizione di essere costretti a scegliere bisogna, innanzitutto capire se, come sosteneva Totò, ci si troverà a fare i conti con i morsi della coscienza o con quelli della fame...

Per quel che mi riguarda, se accettassi di entrare in un circuito di pura convenienza (faccio parte di un Circolo, a suo modo, "prestigioso"; sono riuscito, da poco, ad ottenere la possibilità di tenere dei corsi sulla comunicazione, a giornalisti, etc.) mi ritroverei a considerarmi alla stregua del medico che, per denaro firma “In Fede” anche ciò che non corrisponde al vero.

E allora

Ricordo di voler essere un egregio: cioè Ex gregis, fuori dal gregge. E riprendo il cammino, da solo. Lasciando, pagandone le conseguenze, ogni appartenenza che mini l’autonomia e il rispetto della mia identità. Perchè, solo così, potrò essere in mia “ottima” compagnia.

Cari lettori

In conclusione, vorrei ricordare un passo riportato nel Vangelo secondo Matteo (10,7 – 15) e che vale per tutti, a cominciare dal sottoscritto:

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi, là, sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno, poi, non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città.

Cari lettori, mi auguro che, procedendo in questo articolo, sia risultata chiara l’importanza di non subire di fronte anche alle richieste che, subdolamente ricattano sul piano della minaccia o del senso di colpa. Per quel che mi riguarda, solo il Padreterno (o chi per Lui) potrà impormi la sua volontà, stabilendo quando farmi “chiudere gli occhi”. Ma a me, a quel punto, non importerà più nulla. Perchè sarò andato altrove. E mio zio, comunque, potrebbe essere fiero di me.

G. M. - Direttore La Strad@


P.S. Siccome qualcuno del Circolo della Stampa mi ha chiesto di desistere dalla mia decisione di uscire dal consesso, ho precisato con una mail di ieri sera che, in merito, non avevo e non ho preconcetti. È solo che le nostre posizioni sono, apparentemente, non conciliabili. Se il Circolo non trova nulla in contrario (come il buon senso vorrebbe), che io frequenti e (se decido in tal senso) collabori con persone che operano non in contrasto con la legalità (comunque si chiamino: Mario Tursi Prato, Elio Rossi, Massimo Bianchi, etc.), non avrò nulla in contrario a restare in mezzo a loro. Vorrebbe dire che sarò stato io ad aver sbagliato a valutarli. In caso contrario .. ho combattuto per molto meno contro i miei genitori quando ero piccolo.

Non tollererei condizioni che non condivido. Chiudere, equivarrebbe ad una sorta di rispetto reciproco. Ognuno rimarrebbe con le proprie convinzioni.

L’idea di pubblicare questa sorta di lettera aperta mi è nata dopo essermi confrontato con decine di persone (colleghi universitari, medici, giornalisti, docenti, psicologi etc.) e aver ascoltato commenti del tipo: " Chi ti impone una simile scelta ( o noi, o Tursi Prato) assume comportamenti puerili....”

Allora, ho deciso di buttare giù un articolo in cui raccontare l’intera vicenda. In maniera da evitare passaggi di informazioni "distorcenti". È chiaro che, se qualcuno dovesse sentirsi danneggiato, avrebbe tutto il diritto di querelarmi. E ci mancherebbe altro!

Quindi, la mia scelta (restare o meno) dipenderà dalla loro decisione. Al momento della pubblicazione di questo articolo, non ho ricevuto, ancora, alcuna notizia in merito.Ma, a questo punto della storia, poco importa. Buona vita a tutti!


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