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8 gatti.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

26 settembre 2014






Sai cosa si dice in città?


Pensieri degli anni difficili

Tenero pomeriggio di primavera inoltrata, raggi di sole allungati fino alle pareti di quella stanza dalla forma insolita.

È arrivata l’ora di fare un viaggio!

Troppo tempo siamo rimasti fermi ad aspettare, ascoltando che arrivasse l’onda del mare a richiamarci.

Ma è ora arrivato il momento di andare.

Un miagolio dall’esterno cattura la nostra attenzione, un istante di distrazione e ci ritroviamo fuori ad ascoltare questo dolce richiamo.

Mai avrei immaginato di intenerirmi alla vista di un micio dal pelo arruffato. Ho sempre avuto uno strano rapporto col mondo animale: ne sono attratta e nello stesso tempo lo rifuggo.

Chissà perché!

Gli apprendimenti, ancora una volta gli apprendimenti. Ma non irreversibili però. Tanto si può fare se si vuole, grande volontà, motivazione e desiderio.

Da qualche tempo era nata questa tenera amicizia: uno scambio perfetto fra loro e noi. Chi mai lo avrebbe detto!

Lo sai cosa si dice in città in questi giorni?

Si sono visti alle prime luci dell’alba sulla statale, camminavano uno dietro l’altro in fila indiana, i più piccoli avanti, man mano dietro quelli grandi, che, con attenzione, vigilavano.

Il viaggio. La fa sentire libera. È vero, è grande e matura in questo, ha appreso bene l’importanza dello scambio e della conoscenza. La capacità di cogliere osservando, la capacità di ascoltare anche le parole non dette. Quelle che vivono in silenzio. E così è cresciuta, insieme ai suoi fratelli.

E allora in un presto mattino decise e partì all’improvviso, portando con se poche ed essenziali cose. Di sicuro la certezza del viaggio e l’importanza del tornare.

Troppe le cose che, in questo periodo, la trascinavano lontano. Neanche più loro riuscivano a trattenerla. Una boccata d’aria fresca in compagnia del valore dell’autentica amicizia.

Sai cosa si racconta in città in questi giorni?

Presi dall’agitazione dell’assenza decisero che era necessario sopraggiungere correndo, cercando di fermarla, quanto meno portarla indietro. E così raccolte poche cose e non immaginando che al mondo dei felini non tutto è permesso come gran parte delle cose per gli umani, arrivarono miagolando in quella stazione ferroviaria piena di ferro della città.

Le macchine sfrecciavano sfiorando, ma niente riusciva a fermarli nonostante lo smarrimento: ruote veloci, muri di polvere, umani stressati. Il desiderio di ricolmare quell’assenza era troppo intenso da permettere ad ogni paura di esaudire.

Intanto lei in riva, seduta accanto un tramonto sistemato su di un orizzonte piatto, mai immaginava quello che stava accadendo giù, lontano da lei.

8 gatti, 8 mici, camminavano sulla statale che costeggia la città di Cosenza, giù in Calabria, alle prime luci dell’alba di una primavera inoltrata.

Andavano tornando …

Una musica dolce la destò, il suo sguardo apparentemente perso sulla linea di confine si spostò. Era arrivato il momento di tornare.

Sai cosa si dice in città in questi giorni?

Partirono presto alle prime luci dell’alba, costeggiarono la statale che collega alla città, arrivati a destinazione capirono che era arrivato il momento di tornare.

E si voltarono.

A Monica e a tutti i suoi gatti che sono tantissimi, più di 8: Tigrotto, Nocciolino, Piumina, Piumino, Micia (il capostipite), Giulio Cesare, Felix, etc e non me ne vogliano tutti gli altri di cui non ricordo il nome.


zia Fernanda

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