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La casa del Cuore...
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it ) e di Vincenzo Andraous  ( vincenzo.andraous@cdg.it )

21 gennaio 2019


Un equilibrio difficile, il nostro. Come due placche convergenti, che scatenano un terremoto. Un equilibrio delicato come un fiocco di neve nel vento, come una foglia in autunno, come un castello di sabbia. Un equilibrio retto da un sentimento vero come le cellule di cui siamo fatti, che terrà insieme quel castello di sabbia, lo difenderà dalle onde e dalla pioggia; farà rimanere la foglia sull'albero; renderà eterno quel fiocco di neve. Un equilibrio fragile, il nostro. Ma noi sapremo tenerlo in piedi. (Mariarita Marchese). Cari Lettori, quante volte ci è capitato di domandarci: Ma io, chi sono?”. Beh, con evidente oggettività, la risposta potrebbe “vederci” come il risultato di ciò che incontriamo sul nostro cammino e, in sostanza, la somma di tutto ciò che è accaduto prima di noi, che abbiamo visto fare e che ci è stato fatto. Chi sono... io?” Posso tranquillamente riflettermi (grazie, anche, ai “neuroni specchio”) in ogni persona e in ogni cosa, il cui “essere” al Mondo è stato condizionato dal “mio” Mondo e dalla voglia di inserirmi, integrarmi ed essere incluso. E, quindi, sono tutto quello che accadrà dopo che me ne sarò andato e che, comunque, non sarebbe accaduto se io non fossi mai stato presente. Ma la meraviglia riportata finora, non ci rende, in alcun modo, particolari o, peggio, eccezionali; il bello di tutto ciò è che ogni “IO” costituisce la base della moltitudine del Mondo che, in tal modo, finisce col diventare... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO




...una sorta di identità condivisa all’interno di una “teoria del Tutto” in cui, ogni cosa... non è che la manifestazione diversa di una stessa energia potenziale. Ed è per questo che, forse, pur non sentendoci uguali, in un modo o nell’altro andiamo tutti nello stesso posto: solo che, per arrivarci, prendiamo strade diverse”. Ma qualcosa non quadra... Infatti, alcuni di noi continuano a considerarsi migliori degli altri e, in forza di ciò “lavorano” per determinarsi a distruggere i sistemi cosiddetti “democratici” a favore di orizzonti oligarchici che ci vede relegati, gradualmente ma inesorabilmente, al ruolo di krill (organismi invertebrati, alla base della piramide alimentare, negli Oceani).

Ad ogni sistema fondato sulla forza, fa sempre seguito la decadenza, perché la violenza attrae inevitabilmente. Il tempo ha dimostrato che a dei tiranni illustri succedono sempre dei mascalzoni” (Albert Einstein).

Cari Lettori, forse ci vuole più memoria e consapevolezza e più senso critico, per fare i conti con un’ingiustizia che non risparmia gli innocenti. Peggio, li relega tra gli ”eventi critici” accettabili. Succede per ogni “buona” Ragion di Stato.

Noi riteniamo si debba parlarne perchè non si tratta di tragedie che possiamo lasciarci alle spalle: sono immagini impolverate, si, ma che costringono a “riflettere” per non rimanere nuovamente alla finestra ad osservare la vita che se ne va... senza un’emozione che diventa compassione.

Con la violenza puoi uccidere colui che odia, ma non uccidi l’odio. La violenza aumenta l’odio e nient’altro. (Martin Luther King).

Colpi e deflagrazioni misteriose, bombe intelligenti (assai deficienti, in realtà)... unica certezza: il sangue sparso tutt’intorno (condanna delle condanne!). "Bisognerà che penetriamo in profondità più fonde dei cieli, e che diventiamo più vecchi dei primissimi angeli, prima di poter sentire, sia pur nelle vibrazioni minime, l’immortale violenza di quella duplice passione con la quale Dio ama e odia il mondo” (Gilbert Chesterton)...

Quando a terra, da ambo le parti, ci sono i corpi feriti e dilaniati di donne, vecchi e bambini (in senso reale e figurato), ciò sta a significare una violenza ottusa e conclusa.

Esistono individui allevati a sviluppare solo il lato squilibrato di quel triangolo sgangherato che rappresenta una vita resa utile solo negli imperscrutabili disegni di chi ha voluto il Big Bang... e tutte le sue conseguenze.

E chiedimi perdono per come sono... perchè è così che mi hai voluto tu! (F. de Gregori – Ti leggo nel Pensiero)

È difficile cogliere quello che non sta al suo posto, quando tutto è finito fuori da un’evidente ragione, al di là del tempo e dello spazio.

L’essere umano, a volte, proprio in “queste” volte, è un male profondo, terribile, che attanaglia le viscere, imprigionando il cuore con i legacci del dolore insensato.

Senza bisogno di essere dei professionisti delle condotte guerrafondaie, appare evidente lo sfacelo intellettuale e politico che attraversa la “giustizia (o, gestione, che dir si voglia) dell’ingiustizia: uno sgretolamento vero e proprio delle coscienze, come se non ci fosse più rispetto per quel miracolo chiamato VITA.

Gli uomini più profondi hanno sempre provato compassione per gli animali[...]. È certo una pena ben grave vivere così, come una bestia, tra fame e cupidigia e senza giungere mai ad alcuna consapevolezza di questa vita; né si potrebbe pensare sorte più dura di quella della bestia da preda che è spinta nel deserto da un tormento che la rode al massimo; di rado è appagata, ma se lo è, lo è solo nel momento in cui l’appagamento diventa pena, cioè nella lotta dilaniante con altri animali o per l’avidità e la sazietà più disgustose. …così succede a noi tutti per la maggior parte della vita: in genere non usciamo dalla bestialità, noi stessi siamo le bestie che sembrano soffrire senza senso” (da Così parlò Zaratustra – Frederick Nietzsche).

A Gaza, in Israele, come in Siria, in Libia (ma, anche nelle nostre case, in seno alle nostre famiglie e nella mente di chi pensa di difendere i confini nazionali come se il Mondo finisse fuori da casa priopria), le bombe, le deportazioni di massa, i cingolati dell’odio e la vendetta, hanno vessilli sgargianti a difesa, a protezione; manifesti e slogan di potenza altisonante, negli spari alle spalle degli innocenti, passi affrettati che squarciano i diritti e le libertà di ciascuno.

In questa logica del sangue e della sua imperdonabile vergogna, non può esserci spazio per le semplici opinioni comuni: si corre il rischio di essere tacciati di scombussolata partigianeria, di influenze naziste, dentro attendibilità prive di responsabilità.

Le storie di quei corpi disarticolati, infranti più del dolore che ne deriva, confermano un adattamento mondiale al ricorso delle armi, alle fosse comuni, a quella prassi consolidata dell’assioma “1 proiettile = 1 bersaglio”!

Sul fiume, dopo aver bevuto l’acqua fresca che scorre fra le pietre coperte di muschio, cerco da mangiare perchè ho bisogno di recuperare le forze. Non mi costa nessuna fatica catturare tunduku, il topo di montagna ma, prima di mangiarlo ricordo ciò che ho imparato dalla Gente della Terra e latro dolcemente: come l’Uomo, chiede perdono all’albero, prima di tagliarlo e alla pecora, prima di tosarla, io ti chiedo perdono, tunduku, se sazierò la mia fame col tuo corpo. Mangio in fretta ma non più del necessario e il corpo caldo di tunduku, mi cede il suo tepore e la sua energia. Gli avanzi, saranno un banchetto per flamku, il falco e, prima o poi, mentre lui starà volando nell’ampio cielo, un altro tunduku si nutrirà delle sue uova”. (Luis Sepulveda – Storia di un cane che insegnò a un bambino, la fedeltà)

Nel 1982, Papa Giovanni Paolo II, scriveva che per costruire la pace fra i Popoli la si deve, prima, costruire nel nostro Cuore.

MA IL CUORE, CE L’HA UNA CASA?

Oggi, un bambino mi ha chiesto: "Ma il cuore sta sempre nello stesso posto, oppure, ogni tanto, si sposta? Va a destra e a sinistra?". Ed io: "No, il cuore resta sempre nello stesso posto. Al centro, leggermente spostato a sinistra..." Ed intanto penso: poi, un giorno, crescerai. Ed allora capirai che il cuore vive in mille posti diversi, senza abitare, davvero, in alcun luogo. Ti sale in gola, quando sei emozionato. O precipita nello stomaco, quando hai paura, o sei ferito. Ci sono volte in cui accelera i suoi battiti e sembra volerti uscire dal petto. Altre volte, invece, fa cambio col cervello. Crescendo, imparerai a prendere il tuo cuore per posarlo in altre mani. E, il più delle volte, ti tornerà indietro un po’ ammaccato. Ma tu non preoccupartene. Sarà bello, uguale.. oppure, forse, sarà più bello ancora. Questo, però, lo capirai solo dopo molto, molto tempo. Ci saranno giorni in cui crederai di non averlo più, un cuore. Di averlo perso. E ti affannerai a cercarlo in un ricordo, in un profumo, nello sguardo di un passante, nelle vecchie tasche di un cappotto malandato. Poi, ci sarà un altro giorno... Un giorno un po’ diverso... Un po’ speciale... Un po’ importante... Quel giorno capirai che non tutti hanno un cuore...” (Anonimo)

E allora, caro Lettore, consentici di darti un suggerimento: impara a volerti bene, a prenderti cura di te e, principalmente a volere bene a chi ti vuole bene. Anche se ti consideri “troppo” piccolo per riuscirci! Il segreto del Tutto, infatti, non è prendersi cura delle farfalle ma, semmai, prendersi cura del giardino, affinché le farfalle vengano a te. Alla fine troverai non chi stavi cercando, ma chi stava cercando te. Nessuno, infatti, è troppo povero da non avere nulla dare...

Sarebbe come se i ruscelli di montagna dichiarassero di non avere nulla da offrire al mare, sol perchè perché non sono “fiumi”.

Vincenzo Androus - Counselor, Tutor Comunità "Casa del Giovane" Pavia


Giorgio Marchese (Medico Psicoterapeuta, Counselor) - Direttore "La Strad@"


Cari lettori, questo editoriale, scritto a quattro mani con Vincenzo Androus (e già pubblicato), meritava un arricchimento per l’importanza del messaggio che si intendeva proporre. Ringraziamo mia figlia Mariarita per l’ottimo spunto di riflessione e l’amico Eugenio Filice per la bella immagine finale

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