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Libertà va cercando ch’è sì cara...
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it ) e di Vincenzo Andraous  ( vincenzo.andraous@cdg.it )

17 aprile 2019


Prima di percorrere la mia strada, io, ero la mia strada” (A. Porchia). Cari Lettori, 74 anni fa, si concludeva una delle peggiori guerre "dichiarate", lasciando spazio a tanta voglia di ricostruzione. A parte il fatto che, da allora, si è dato il via alla scoppio di tanti altri conflitti "non dichiarati" ma, ugualmente brutali e dissimilmente ignorati, proviamo a domandarci se, a distanza di tanto tempo possiamo trovare giustificato il sacrificio di milioni di giovani vite, per la riconquista della condizione di Esseri Liberi. E allora, Cari Lettori, di cosa stiamo, letteralmente, parlando? Cos’è la libertà guardandola con gli occhi di oggi? Chi può definirsi, veramente, libero?  Intorno a noi, le strade dove i ragazzi stazionano perché non sanno cosa fare, dove il tempo è una comoda convenzione, una tabella di marcia da espletare, in cui ogni suo surplus è da riempire in qualche modo. “L'uomo moderno crede di perdere qualcosa - il tempo - quando non fa le cose in fretta; eppure non sa che cosa fare del tempo che guadagna, tranne che ammazzarlo” (Erich Fromm) Il vicolo cieco diventa il prosieguo per dare un contenuto al proprio essere, dove c’è la scoperta del contesto di forza, dove il legame cresce e si rafforza nella trasgressione. Sforziamoci di osservare meglio: probabilmente vedremo gli “adulti”  affannati nella ricerca di mete da afferrare, oppressi dai rimpianti che premono alle porte e dai rimorsi che si cerca di silenziare con la ricerca di un benessere effimero... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Restano, alla fine, i segni della sconfitta di un ruolo, di una professione, di un lavoro che, tra l’altro, non ci sono più. A queste condizioni, la dignità subisce la resa definitiva. "Chi scalza il muro, quello gli cade addosso" (Leonardo da Vinci). Dove comincia il tuo diritto e comincia il mio bisogno di “aria pulita”? Come giudicare, a questo punto, tutti quelli che… solcano il mare alla ricerca di uno spiraglio di speranza, i giovani e i meno giovani nelle piazze, con le loro grida di gioia e le urla di dolore? Che pensare dei morti inconsapevoli ed ai feriti innocenti che ci hanno lasciato per le varie “Ragion di Stato"?

Diranno che sei su una strada sbagliata, se sei sulla tua strada” (A. Porchia)

Se la libertà è quella condizione di fare ciò che piace e che fa star bene, ai giusti e agli ingiusti, noi vorremmo domandare dove possa mai stare la possibilità di non condividere né accettare deleghe in bianco, di dissentire, di provare ad essere diversi e autentici, nella più completa “normalità”.

“…libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”. Le parole sono quelle che Virgilio, parlando di Dante, indirizza a Catone (detto “il censore”, uomo politico e scrittore, all’epoca degli antichi Romani), il quale essendo pagano e suicida, avrebbe dovuto essere collocato fra i grandi spiriti del Limbo nel I cerchio o fra i suicidi nel VII cerchio dell’Inferno, e, invece, lo troviamo come custode del Purgatorio. Questa scelta di Dante (nella sua Divina Commedia), apparentemente strana, può essere spiegata studiando la vita e il pensiero di quest’uomo che scelse il suicidio piuttosto che rinunciare alla libertà politica che ormai Cesare aveva tolto a chi, come lui, era un pompeiano. Ed è proprio “Libertà” la parola che ci aiuta a capire perché Catone si trova nel Purgatorio: egli è morto per non accettare una condizione di schiavitù morale e, quindi, quello è il posto giusto, in quanto simbolo della libertà dal peccato che le anime dei pentiti cercano.

Ultimamente, ovunque sia concesso posare lo sguardo c’è qualcosa che sta fuori posto o che manca all’appello. E’ una sensazione strana, che rasenta il malessere; qualcosa di indefinito che scava in profondità, che non fa stare bene.

La percezione di una sorta di delirio di onnipotenza tutto proteso ad azzerare qualsiasi altra forma differente di stile di vita, di diverso modo di pensare, di alternativa manutenzione della propria dignità e coscienza. Viviamo in un paese dove le storture più eclatanti sono all’ordine del giorno: lavoratori morti in sequenza, ingiustizia penale e civile senza precedenti; bambini separati dai compagni e dal filo spinato dei diritti inalienabili degli innocenti...

In questa mediocre riunione di filosofie e politiche di accatto, di incantatori di serpenti di ieri e di oggi, di illusionisti e venditori di prospettive salvifiche, non solo sta facendo strada il colpo di taglio (quello che rompe ogni tipo di legame e di prospettive) ma, anche, l’ipocrisia di ognuno e di ciascuno.

C’è un feroce dispendio di aggettivi e parole sacre sul rispetto degli altri, ma quegli altri debbono risultare subalterni, prostrati, supini. Se questa è la maniera di intendere la relazione, il rispetto, la contrapposizione e la positiva conflittualità politica, allora va da sé che perfino il valore della vita umana valga quanto il peggiore dei pensieri.

Mio Dio, non ho quasi mai creduto in te, ma ti ho sempre amato” (A. Porchia).

Cari lettori, oggi lo scenario investe una libertà che non è quella invocata ieri, perché coinvolge confini, terre, mondi, uomini e politiche diverse che divengono vere e proprie sottrazioni globali. In questo presente, ciò che più colpisce è il significato che si evince da parole come solidarietà, giustizia e diritto, che diventano echi di un Vangelo lontano, stili di vita che avrebbero dovuto costituire una diga insormontabile per qualunque spinta all’uso della violenza.

È grave essere diversi? È grave sforzarsi di essere uguali e conformati!”

Nessuno ci ha mai spiegato che, in verità, il dolore sta in alto e non in basso. Ecco perché tutti vogliamo inerpicarci sulla scala del Successo. Qualcuno cantava che è meglio fingersi acrobati, piuttosto che sentirsi dei nani…

Insomma, cosa vogliamo, veramente, per dare, liberamente, uno scopo al nostro tempo terreno?

Cari lettori, la verità, probabilmente è che siamo delle marionette nelle mani dell’Infinito. Che, forse, sono le nostre mani…

Anche se ci sono cose che non vorremmo più imparare perché sappiamo che ci faranno soffrire, anche se esiste la tentazione di abbassare la nostra luce interiore perché siamo abbagliati da troppe verità per le quali non siamo pronti… non possiamo nasconderci il fatto che, ognuno, vive con la segreta speranza di arrivare a diventare un bel ricordo nella mente di chi gli sopravvivrà.

Quindi, se siete troppo stanchi per continuare, perché la libertà ha preteso un prezzo troppo alto (e, alla fine, vi siete ritrovati con delle ali di cera) fate molta attenzione nel chiudere la finestra dove si affacciano i vostri occhi: lo spegnersi di un’anima, infatti, è lieve, moto lieve. Quasi un silenzio.

Mi piace camminare da solo per i viottoli di campagna, fra piante di riso ed erbe selvatiche, poggiando un piede dopo l’altro con attenzione, consapevole di camminare su questa meravigliosa terra. In quei momenti, l’esistenza è qualcosa di prodigioso e misterioso. Di solito si pensa che sia un miracolo camminare sull’acqua o nell’aria. Io credo invece che il vero miracolo sia poter camminare sulla terra”. (Il miracolo della presenza mentale di Thich Nhat Han)

Se giri in tondo fissandoti la coda, sarà del tutto inutile che qualcuno provi ad offrirti nuovi Orizzonti. (Maria L. Spaziani)

Vincenzo Androus - Counselor, Tutor Comunità "Casa del Giovane" Pavia


Giorgio Marchese (Medico Psicoterapeuta) - Direttore "La Strad@"

Cari Lettori, questo lavoro prende spunto da un articolo scritto (sempre con l’amico Vincenzo) nel lontano 23 aprile del 2015, arricchito da valutazioni e considerazioni relative tutto ciò che prova a limitare la nostra libertà

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