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Gli occhi pieni di pianto.
di Anonimo  ( info@lastradaweb.it )

4 luglio 2013






Forse, non è dolcezza.


 

"Sei emozionata? Tu hai gli occhi pieni di pianto..."

all’improvviso mi sento come se fossi stata scoperta, come se fossi stata smascherata. Lo sguardo mi ha tradito, rivelando ciò desideravo nascondere, e che forse sarebbe stato opportuno celare considerando la delicatezza della situazione. Mi chiedo se non ci sia stata un’inversione di ruoli. Sorrido cercando di dissimulare l’imbarazzo, e proseguo sperando che l’episodio cada nell’oblio. Dopo aver tirato un profondo respiro, in una manciata di secondi realizzo invece di aver vissuto un momento tanto raro quanto prezioso: sono stata "vista" per come sono realmente, con le lacrime nascoste dietro agli occhi per tutto quello che ancora non ho saputo risolvere, per tutto quello che ancora manca, per tutto quello che mi ha fatto deviare da quella che credevo essere la mia strada. Me stessa, senza maschere e con tutte le mie debolezze.

Al secondo incontro mi stupisce nuovamente.

Mi chiede come sto, e con tono rassicurante mi dice "Come stai? Oggi ti vedo in forma". Un nuovo capovolgimento di ruoli, penso io. Ma non è finita qui. Mi viene detto che ho gli occhi dolci, che sono buoni senza malizia e senza cattiveria...Ancora una volta sono stupita e ringrazio, godendomi il momento. Ma poi non posso fare a meno di pensare che proprio quella dolcezza che è stata percepita, forse è la fonte dei miei mali.

Forse non è dolcezza.

È mancanza di carattere, di volontà e determinazione. Incapacità di prendere decisioni, di fare delle scelte e di camminare sulle mie gambe. Una carenza di solidità interiore. Forse quella stessa emozione trapelata dagli occhi è la stessa che mi rende così soffusa e inconsistente. Deriverà anche da questo l’impossibilità di creare legami?

Temo che la sensazione più intensa che io possa suscitare sia un po’ di tenerezza, quel genere di tenerezza che si può provare di fronte ad un bambino, non di fronte ad una donna. Ma qual è il passo successivo da compiere?

E soprattutto, c’è un passo successivo, mi domando? Osservo attentamente le parole di un’altra persona e mi sembra di specchiarmi e di vederci riflesso il mio stesso vissuto, le mie stesse sensazioni. La sensazione di essere diversi dagli altri, la sensazione che manchi qualcosa, la sensazione generata da un bisogno non appagato che brucia dentro.

Rendersi autonomi, superare blocchi e paure varie, migliorare le proprie capacità di osservare ascoltare e comunicare, essere più socievoli e disponibili, avere cura di accrescere ogni giorno almeno un po’ il proprio bagaglio di esperienze e conoscenze. E avere sempre il coraggio di andare sempre un po’ più in fondo, e di guardare un po’ più in la rispetto al punto in cui avevamo posato lo sguardo la volta precedente. Basta tutto questo? No. O almeno, non ancora.

 

"Sei come un fiore fragile e bello però non ti stacchi dal suolo con questo forte vento. Le tue radici sono forti come l’amore che provo per te"

 

Fragilità e solidità, forza e dolcezza. Una frase che arriva come un regalo inaspettato alla fine di un percorso breve ma intenso, ricco di emozioni nuove, e pieno di piccole rivelazioni che custodirò con cura dentro di me e che spero illumineranno il futuro.

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