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Dietro un dito.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

20 aprile 2013






Ma chi credevo di essere?


 

Pensieri degli anni difficili

 

E mi nascondo... dietro un dito.

Spesso mi si dice di essere troppo ermetica nella trasmissione dei miei stati d’animo. Poco comprensibile, se pur gradevole risulta essere la lettura. Sarà vero, quando mi sembra di essere chiara, lì invece mi accorgo di non aver detto niente.

Ho scavato nei pensieri ed ho trovato un dolore ed una lacrima, forse la stessa, quest’ultima, di qualche anno fa e mi sono persa come fosse la prima volta.

Schizzi di mare trasportati dalla leggera brezza del primo vero giorno di primavera. Chissà mai perché quando tutto sembra incasellarsi nelle giuste posizioni interviene prepotentemente la difficoltà!

Ma chi ti credevi di essere?

Quante volte me lo dico, quante volte me lo sono sentita dire?

Ci chiediamo cosa è più semplice: la disponibilità a capire o quella a modificare?

Ma si, alla fine ognuno vivrà la propria vita. La scriviamo così come viene senza pretendere altro, ma se volessimo addentrarci nei particolari, tanto altro si potrebbe.

L’amore nelle cose.

Troppo. Nella profondità dei sentimenti, scavare fino ad arrivare al cuore della purezza e ritrovarsi, lì, nudi senza più alcuna possibilità di fare intervenire la ragione.

Una giornata nascosta dietro una insistente vertigine.

Provo a descrivere il mio dolore. Un senso di pesante oppressione mi obbliga a non spegnere nemmeno per un istante il pensiero. Galoppante, ad una crescente velocità, poco riesco a vedere quello che passa accanto. Giorni, mesi, anni tutti insieme, fra emozioni, malesseri, delusioni, piaceri e gratificazioni. Tutto cambia o resta inalterato. Ancora una volta l’obbedienza alla legge della Vita. La più importante.

La vita dentro.

Una rapida scrollata e riesco a vedere con chiarezza quanto è stato. I muri intorno, i tanti passi avanti, verso il sole. Mi nascondo dietro un dito, ma l’ombra di me stessa mi riporta alla realtà. Sono costretta a girare intorno, fino a che, stremata dalla stanchezza, mi accascio addormentandomi nel sonno e nel riposo.

Legati da un filo invisibile ma indissolubile. Senza parlare, tenendoci per mano nella tempesta che si abbatte sulle anime esposte nude agli schizzi nelle onde.

Conforto, trovo conforto pensando che dietro questa onda alta che si presenta innanzi, la terra possa essere molto più vicina. Incredibile come alcune immagini si imprimono dentro di noi a rifarsi vive nel momento della debolezza, quando solo la visione dell’attimo è sufficiente a placare il costante stato d’ansia che tira all’estremo e succhia tutte le forze.

Con tenerezza, poso lo sguardo dentro le cose che vivono all’interno alimentandosi di tutto ciò che sfugge al consapevole. Provo ad accarezzarmi nella speranza di trovare un motivo in più per amarmi. Mai dimenticare! Le tracce indelebili nelle pieghe dell’anima solcano un nuovo sentiero da inseguire, senza troppo guardare intorno, questa volta, però.

Dietro un dito, ma mi rialzo.

I miei pensieri in giro soffocano l’aria in questo ambiente. Provo ad aprire la porta al sole per lasciare entrare la freschezza del vento di rinnovamento.

Come si cambia.

Come si cambia?

Ci lasciamo guardandoci bene dentro, con la consapevolezza di essersi capiti fino in fondo. Un accenno di sorriso mi regala un bell’istante di serenità, un tocco di colore accende il viso rilassando i tratti tesi in questo delicato periodo della vita. Impariamo da noi stessi, ci incamminiamo esplorando un’altra strada.

Sempre più lontana l’ombra, dietro la quale...

 

Fernanda

 

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