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La consapevolezza.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

3 marzo 2013






Cosa ci salverà?


Pensieri degli anni difficili

A portata di mano. È proprio là la soluzione, la risposta ad ogni domanda.

Quante volte nella vita mi sono chiesta dove, come e perché avvengono delle cose, perché una volta partita una scheggia di dolore esplode colpendo anche se di striscio.

Cos’è la consapevolezza?

L’elefante e la scimmia. Sorrido incantata dalle immagini che giungono veloci sullo schermo della mia fantasia. A "tirare" un momento di serenità dal magico scenario della vita.

Perché la stanchezza improvvisa al termine di una giornata di parole che non mi appartengono? Non so più...

Le incomprensioni. Non è meglio tendersi la mano invece che tendere la corda?

È assurdo pensare che i rapporti possano semplificarsi solo accogliendo le parole dell’altro, senza aggressioni né pentimenti.

La soluzione in se stessi.

Una affettuosa chiacchierata mi riporta sulla spiaggia dei pensieri nascosti. Un salto nel blu del mare, un momento di illusione condita dalla percezione della realtà. Quella che fa male tanto più quanto è vera. E pesa.

Uno sprazzo di raggio di sole arriva sul tavolo delle mie cose, illumina anche quello che è al buio dell’incertezza e apre un varco alla verità. Non c’è o non c’è mai stato?

Provo ad allungare lo sguardo, cercando di trattenere quello che sfugge. Ripenso alla sensazione immediatamente provata, alla riflessione scaturita, a quella che torna indietro e si deposita a lasciare una traccia.

Uno stravolgimento a risistemare i tasselli della vita. Guardo indietro e vedo nella freschezza della giovinezza la sete di arrivare ai traguardi più aspettati. Ancora più lontano, l’inconsapevolezza nel gioco, la non prevedibilità dei giorni, la sicurezza nella tenera età. Ed oggi dove siamo, come siamo diventati? Sempre in continuo movimento, a trovare pace nella perfetta corrispondenza dei vari incastri.

Cosa ci salverà?

Con molta fatica mi ritrovo a dover accettare.

Sempre un po’ staccata da tutto il resto. In un angolo, là da dove si può osservare senza interferire. Non è mai stato il mio obiettivo. Mi piace assorbire, non passivamente, ma con consapevolezza. Accarezzo con lo sguardo cercando di non comunicare il mio sentire. Non sempre è necessario, anzi a volte è meglio la sola presenza utilizzando il piacere di guardare dentro gli occhi.

Mi fermo e provo ad immaginare come potrà essere il giorno dopo. Un improvviso brivido di paura mi pervade, perderò quello che a fatica ho conquistato in tutto questo tempo, riuscirò ad avanzare nel modo in cui ho imparato a camminare?

Consapevole. Un battito di ciglia scandisce ogni minuto del tempo che separa la verità dalla consapevolezza. In breve tutto passerà, anche questa volta, ancora una volta, come vuole il corso naturale degli eventi.

Apro le braccia accogliendo questo debole raggio di sole che avanza ad illuminare, in questo lungo e rigido inverno di parole sempre più sentite, di vuoti da colmare, di mani da riscaldare.

Fernanda

 

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