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La linea di demarcazione.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

14 agosto 2019






È andata com'è andata. Ma...


Pensieri degli anni difficili

Fra quello che si può e quello che non si può. Fra quello che c’è e quello che non c’è.

Quanti anni sono passati?

Un momento importante. Un momento particolarmente delicato. Vuoi o non vuoi ti trovi a dover fare i conti con quello che hai dato, quello che hai avuto, l’impegno, il desiderio di realizzare, il bisogno. Già, il bisogno.

Curiosa la vita!

Inciampo in un desiderio mai espresso, mi chiedo perché mai si è affacciato alla finestra dei miei bisogni e appare ora, solo ora. Bisogno o desiderio?

Si intrecciano due cose.

Una voce sensibile arriva a me senza che debba chiedere. Un po’ di commozione, penso di essere fortunata. Tengo stretta le cose che mi vengono donate con il cuore e ne faccio tesoro. Alla fine di una giornata piena di sbalzi, di scivolate, di improvvisi respiri alternati a momenti di assenza di aria, giunge una ventata di sentimento intenso. Sento il bisogno di ringraziare, riuscirò a riposare con un po’ di serenità questa notte.

Quando sono stanca. È come se perdessi il filo, il senso logico di ogni cosa faccio, perdo i filtri, non quelli di protezione però e mi accorgo che le parole trovano la luce forse urtando contro. Un brivido di paura, non vorrei fare male ma il rischio è alto. Poco riesco a controllare, la stanchezza mi fa perdere l’obiettivo. Incredibile, come la necessità di assecondare il riposo decide ogni azione, ogni movimento, qualsiasi pensiero.

Sorrido con un po’ di malinconia. Comunico, in un ambiente che fa di tutto per apparire freddo e che in un certo senso ci ha legato per un lungo tratto della nostra vita, quanto accade. Percepisco un leggero fastidio, quasi una ribellione al naturale divenire degli eventi, una adolescenziale contrapposizione che non si riesce a controllare. L’istinto giovanile che rimane, traccia dentro le trame della maturità facendosi sentire a voce alta, quasi ad urlare. Mi sorprendo. Emozioni che si affacciano nude, senza alcun rivestimento manifestandosi nella illogicità della loro contrapposizione. Basterebbe che cantassimo insieme una canzone, in quell’ambiente freddo che ci ha legato per gran parte della vita.

Il punto della situazione.

Il bello della vita potrebbe anche essere invertire per un solo momento i ruoli stabiliti, dimenticando la saggezza che fa parte della non più tenerissima età e provare a farsi trasportare dalla freschezza della giovinezza e dalla sincerità del legame. Guardo indietro e mi commuovo. La rivedo piccola nelle mie braccia, ma già grande ad offrirmi la sua di protezione. E ancora ad oggi insieme a sorreggerci, annullando ogni distanza temporale.

La stessa spina in un posto diverso. Trasmetto con il calore delle mie parole tutto l’affetto che provo. Vengo pervasa da un inarrestabile moto di tenerezza e, anche se mi sento un po’ piegata dall’inesorabilità del tempo che passa veloce, provo a donare sicurezza. Ci aiutiamo, come se lo avessimo stabilito e invece avviene con tutta la naturalezza e spontaneità, quelle che condiscono i più bei piatti di sentimento che legano gli esseri umani. Amici.

Mi perdo nei miei pensieri un po’ sbiaditi, annullati da una pioggia fitta di domande che non trovano risposte, di sensi di colpa che alimentano un vortice di ansie, di parole che si susseguono circolarmente a creare una ossessione.

È andata come è andata.

Una linea netta separa due territori: uno già abbondantemente vissuto, l’altro da delineare. Un prato verde di cose nuove da scoprire e da percorrere accompagnato da quella curiosità che ha condito quasi tutta la mia vita. Ne ha fatto la caratteristica dominante. Ma... qualcosa è mancato, qualcosa è cambiato, qualcosa ha scosso gli equilibri facendomi vacillare.

Nel solito viale costeggiato dai più bei colori dell’autunno viaggio lentamente cercando la destinazione. Piango lacrime senza domande, solo a bagnare il viso troppo teso. Mi fermo a tendere la mano e ancora una volta solo lei, trovo solo lei. Al sicuro, mi sento al sicuro.

Questa la voglio dedicare ad un sacco di persone:

a Josephina per il suo "ti voglio bene" alla fine di una giornata altalenante; a Nelide perché non si arrende al naturale evolversi degli eventi della mia vita, quelli che segnano la fine di qualcosa; a Monica perché spesso mi tratta come fossi sua figlia e mi protegge; ad Erminia per la purezza del sentimento che ci lega; a mia zia perché quanto mi telefona mi chiama "tesoro mio"; a mia sorella perché lo sarà per sempre e di questo ne sono felice.

Fernanda (27 ottobre 2012)

 

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