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Il chiarore prima dell’alba.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

8 ottobre 2012






...e allora, capì di non essere solo.


Pensieri degli anni difficili

E’ molto più semplice restare che andare.

E, con queste parole che vagavano nella sua mente senza mai fermarsi, prese posto accanto agli altri, nel silenzio della folla.

Era stanco di insistere, negli ultimi mesi della sua vita non aveva fatto altro che insistere. Tanto, troppo, a volte senza avere veramente un perchè.

Aveva paura di... già, di cosa? Di una cosa e dell’esatto suo contrario e questo lo sfibrava.

Ripensò agli anni andati. Indietro ma non troppo e, come se fosse attraversato da un improvviso lampo di luce sul quieto buio della notte, capì cosa sarebbe successo nel futuro della sua vita. Solo due erano le cose che potevano accadere e in ambedue i casi era certo di sapere cosa sarebbe successo. Poche erano le volte che aveva avuto questa sicurezza.

Camminava sulla stradina di poca terra rossa. Ai bordi scricchiolanti, foglie accumulate dal vento del giorno precedente. Ogni passo trascinava il successivo e, anche se apparentemente avanzava senza meta, dentro di se sapeva bene dove andare.

Il cielo si popolò di deboli nuvole, sottili e striate, velate non troppo da oscurare, ma abbastanza da ridipingere il colore naturale. Si lasciò prendere per mano.

La luce filtrava senza abbagliare, il profumo era intenso ma non tradiva inebriando, i colori verdi dell’estate stavano abbandonando e, con dolce prepotenza, avanzava la tonalità dell’autunno.

Un viaggio, stava percorrendo un viaggio nei suoi ricordi, con la speranza di ritrovare quello che aveva perduto in un momento particolarmente difficile del suo percorso.

Un dubbio dentro di lui si fece strada ad esplodere all’esterno accompagnato da una domanda netta, certa senza sfilacciature che avrebbe dato adito alla possibilità dell’incertezza. Aveva mai posseduto ciò che cercava con la smania della fretta, il bisogno di soddisfare?

Una notte di sogni accompagnati dalla fastidiosa compagnia della veglia. Immobile sul giaciglio, sotto la luna stranamente non oscurata dalla nebulosità dell’aria carica di umidità, fra le stelle incorniciate all’interno di un video che segnava i limiti della sua possibilità di vedere. Questo provocava in lui un moto di sofferenza. Non avere la libertà senza confini, anche solo nella visione dei paesaggi, dei quali, da sempre, aveva nutrito la sua fantasia.

Una stagione da inventare. Si preparava a vivere una nuova stagione, diversa dall’ultima trascorsa nell’inconsapevolezza dell’imprevedibilità. E per questo ne era attratto.

Il buio della notte lentamente si fece da parte. Piano piano il chiarore prese posto dentro l’animo oscurato dalle tante ore di nero che avevano dominato. I contorni dei paesaggi iniziarono a delinearsi, il celeste a farsi più intenso, l’alba stava per fare il suo ingresso.

Momento magico: il preludio a quello che sarebbe stato.

Si fermò sui bordi scricchiolanti della stradina di sabbia rossa, fra il verde delle foglie che per magia della Natura diventava chiassoso e sfavillante. Da lontano un fruscio.

Nel chiarore dell’alba che lo stava accogliendo capì di non essere solo, qualcosa si muoveva verso di lui, prima lentamente, poi sempre più veloce.

Una voce debole, fioca, non simile ad un lamento, intonava una poesia.

 

Fernanda

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