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Il principio dei vasi comunicanti.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

9 agosto 2012






La prossima esternazione.


Pensieri degli anni difficili

 

Alcune mattine mi sento in collegamento direttissimo con la parte più profonda, con la parte più nascosta. Qualsiasi cosa mi emoziona in maniera esagerata, anche la visione di un mazzo di fiori o anche di solo uno, nelle mani. Dai miei occhi sporge timidamente una lacrima, non di dolore però, un pò salata, accompagnata da una sottile fitta profonda, rapida, talmente rapida da non lasciare alcun segno.

Le note si diffondono all’interno senza darmi la possibilità di inserirmi con i pensieri. I miei pensieri..., spesso molto spesso, ingombrano, creando una barriera fra me e l’orizzonte, facendo ombra su quello che andrebbe invece vissuto alla luce più brillante.

Il cielo quest’oggi merita un sorriso, il mare non riesco a vederlo chiaramente, ma, nelle immagini proiettate sullo schermo della mia fantasia, si accompagna ad un movimento veloce e armonico, a raggiungere la ghiaia bruciata dal calore dei giorni scorsi e finalmente nutrita di freschezza.

Un velo di tristezza segue l’espressione del mio viso, non arreso, ma finalmente consapevole che la vita è fatta di momenti che si sommano e anche se quelli andati nella spensieratezza del passato non torneranno più, ciò non toglie che bisogna vivere di sole paure.

Vorrei riuscire a far sentire quello che sento, quello che sento con i miei occhi, quello che torna nelle pieghe delle mie mani quando accarezzano, quando si lasciano accarezzare o anche solo sfiorare da un bacio.

Da qualche giorno ormai nella mia testa una immagine ed un titolo "Il principio dei vasi comunicanti". Sarà forse la prossima esternazione?

Affascinante, quando mi lascio andare senza voler trovare a tutti i costi il significato, il senso, il perchè. Va da sé, rilasso tutti i muscoli e mi faccio trascinare. Chissà cosa cerchiamo... Intanto quest’oggi mi commuovo e mi emoziono.

Volere cercare il senso continuativamente. Frutto di saggezza o alla lunga sfibra?

E torniamo a chiederci cosa cerchiamo. Forse è questo il bello: scoprire le verità, sapendole accogliere.

Sbircio fra i massi a cercare uno spiraglio di blu. Troverò le energie perdute in questa assolata spiaggia di pieno dell’estate? In compagnia o in solitudine è arrivato il momento di distendere a ritrovare la serenità.

Una illuminazione dopo tanto buio. Non si possono avere le cose che non ci sono, se non ci sono, se non esistono più.

Una fuga nel silenzio della notte.

La baia illuminata dalla luna, tonda e bianca come non mai. Alzo gli occhi ed accolgo il sorriso malandrino, lei sa bene che non posso andare via, troppo forte il suo richiamo a restare a contemplare. La volta si divide in due: i puntini luminosi verso il mare a guidare, di sicuro, chi dell’onda ne fa la culla, il giaciglio su cui posare il proprio corpo; verso il monte l’intensità della luce, sospesa in alto. Mi siedo su uno scoglio proprio al centro e, come sempre più spesso succede ormai, spengo ogni rumore con l’esterno e mi lascio trasportare.

Le voci si disperderanno, il silenzio cadrà nell’aria e resterà solo il profumo del mare.

Il principio dei vasi comunicanti.

Anche se di forma diversa, in collegamento fra loro mostrano livelli uguali. Un equilibrio, una situazione di equilibrio, in questo caso, facilmente ottenibile. Se aspiri da una parte in poco tempo il tutto si risistemerà, velocemente.

Difficilmente riesco a trovare questa volta il collegamento. Ma... ci sarà.

Il momento migliore? Durante la sera, tarda, quando basta il cielo illuminato e la visione della superficie dell’acqua. Non ho più bisogno di altro. Il rischio? Non voler parlare più.

 

Fernanda

 

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