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Ascolta il tuo corpo.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

7 maggio 2012






Un brivido sulla pelle.


Pensieri degli anni difficili

In fondo non c’è molta diversità fra esseri umani!

Parliamo delle difficoltà quest’oggi, eppure l’aria suggerisce la gioia e la leggerezza della chiarezza.

Mi fermo e presto ascolto. Non ho mai smesso di farlo, anche quando la mente, satura di pensieri fastidiosi, si insinua a "stringere".

Una domanda innocente. Un pensiero tira l’altro, non voglio dimenticare. Descrivo, -quante volte lo avrò fatto?- dettagliatamente i particolari di una reazione del corpo difficile da interpretare, almeno per chi vive profondamente i moti dell’anima; in verità, la superficie di quello che appare.

Un brivido sulla pelle, avanza lentamente invadendo e immobilizzando. Una notte caldissima, interminabile, a cercare di riafferrare quella tranquillità che vive indisturbata nel corpo, fino a quando...

Mi ritrovo nel luogo della pace, in un caldissimo primo pomeriggio ad inaugurare questo inizio di stagione improvvisa. Un senso di malinconia.

Come si può guardare indietro e provare a cercare quei giorni di malessere, intrisi di confusione, increduli e privi di alcuna comprensione? La fragilità si esprime senza restrizioni, a voce alta parla invitando ad ascoltare.

Ascolta il tuo corpo, non trascurare i messaggi che arrivano diretti, frammisti di dolcezza e crudeltà. La parole camuffate da piccoli percettibili dolori lasciano tracce indelebili sulla pelle; i respiri affannosi scandiscono il tempo, dividendo le pause dalla continuità.

Non esagerare.

Difficile raggiungere l’equilibrio fra saper ascoltare e invece perdersi in quel labirinto di incroci e vie che spesso intersecano altre a fondo cieco e che una volta imboccate chiaramente lasciano vedere il buio alla fine.

Fermarsi al momento giusto. Già, ma quale mai sarà quello giusto?

Mi perdo camminando, raggiungo, un po’ stremata, quell’ultimo ostacolo posto di fronte ad una delle tante salite della vita. Disgustata dai forti odori che invadono l’aria, non posso fare altro che accettare la realtà delle cose, abbracciare il fastidio che ne consegue e iniziare il nuovo percorso.

Sento da lontano una voce, mi raggiunge velocemente e mi cattura, afferrando le braccia, trattenendo le mani, bloccando ogni parte del corpo che prova ribellarsi. Le spalle al muro e costretta a guardare in faccia la verità.

Ascolta il tuo corpo, fallo parlare, cogli il segnale.

Un pomeriggio di silenzio preannuncia un’altra fase. Interviene l’assillo a disturbare, a distrarre dal tortuoso ma inevitabile pensiero. La riflessione trova immediatamente risposta nella considerazione, nella evidenza della realtà che finalmente appare chiara, senza più oscuri punti ad ingannare.

L’equilibrio, a fatica conquistato in un lungo autunno di molti anni fa, vacilla nella insicurezza del domani. Impossibile trovare il capo del filo che divide il corpo dall’anima. Ma la lotta non ha ancora ben definito i contendenti.

La sicurezza per l’insicurezza? L’inesorabile evolversi del tempo per la staticità delle cose che non vogliono cambiare?

Un giro nel verde. Mi fermo e mi guardo, con attenzione. La consapevolezza della falsità di quello che appare si fa violentemente strada. Trovo l’allegria nonostante.

Non sciupare il momento, vivi godendo, oggi, ora e, se puoi, sempre cogliendo.

Un altro sapore.

Prova a sentire un altro sapore, cerca di evitare il percorso circolare che riporta allo stesso punto, sempre allo stesso identico punto.

Aiutalo prestando attenzione, rassicuralo prendendone cura.

Lascia che il vento attraversi i capelli, accarezzi la pelle del corpo e... ascoltalo.

Fernanda

 

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