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Il confetto e il maiale.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it ) e di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

29 maggio 2019


"Che cosa diventa un presuntuoso, privo della sua presunzione? Provate a levar le ali ad una farfalla: non resta che un verme!" (Anonimo). In un qualunque mattino del mese di marzo del 1994, a bordo di un anonimo bus di linea autostradale, trascorrevo, in mia compagnia, il tempo e la distanza necessari a raggiungere la scuola in cui stavo imparando a diventare un "uomo" (oltre che uno specialista in psicoterapia). Sul monitor tv di bordo, uno dei tanti film con cui provare a distrarsi. O a ricavare qualche spunto di riflessione. Ma quello non era un giorno qualsiasi. La storia (pare, realmente accaduta) descriveva l'avventura di uno scienziato americano (interpretato da Sean Connery nel film Mato Grosso) che, in una foresta del Brasile (nel Mato Grosso, appunto che, letteralmente, significa "giungla fitta"), scopre che una particolare specie di formiche, elaborava una secrezione antiossidante in grado di agire efficacemente contro qualsiasi forma di tumore. Fantastico? Mica tanto! Una multinazionale è interessata alla costruzione di una immensa quanto inutile autostrada (in una foresta tropicale!). A nulla valgono gli sforzi dello scienziato. Ineluttabilmente e criminalmente, si dà fuoco agli alberi, per giustificare il loro abbattimento. Quel tempo, in pullman, non è trascorso in maniera qualunque ma ha dato l’inizio ad una serie di riflessioni che mi ha portato a cominciare a capire che il Mondo gira in maniera paradossa: lontano dai bisogni, vicino alle inutilità.... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



... Non è stato possibile discuterne con alcun compagno di viaggio (altre 54 persone, più l’autista) perché, ciascuno, in diverse (e futili) faccende affaccendato.

Un giorno, andammo da Tenzin Choedrak, medico personale del Dalai Lama. Fra le altre cose, gli chiesi se aveva qualche rimedio contro la depressione. Quella domanda, provocò qualcosa di strano che, ancora oggi, non so spiegarmi. Choedrak rispose che la depressione è un problema soprattutto occidentale. "La ragione, è che voi occidentali siete troppo attaccati alle cose. Siete proprio fissati. Uno perde, ad esempio, la sua penna? Bene, da allora, non fa che pensare alla penna persa, senza dirsi che la penna non ha alcun valore, che serve a scrivere e che può essere sostituita facilmente. In Occidente, vi preoccupate di cose inutili e non del senso della vostra vita!" (Tiziano Terzani - L’ultimo giro di giostra - TEA Ed.).

Una versione nuova di sé!

Eh si, bisogna accettare che, a volte, è necessario "rivestirsi". Quando non se ne può più di osservare l’incomprensibile nel comportamento altrui. In verità, a dirla proprio tutta, non so da dove nasca questa esigenza di cambiare d’abito; se da un’evoluzione nella modalità comunicativa, oppure da una reazione molto "terrena", tipica degli scombussolamenti stagionali o improvvisi. Quelle cose che avvengono senza che si possa fare niente per impedirle, che non hanno alcuna motivazione razionale, oppure che sono substrato e propulsione ad una serie di reazioni che, innescate, devono necessariamente arrivare alla fine del ciclo. E costi quel che costi! In ogni caso, aspettando che il cielo, all’imbrunire, regali scampoli di meravigliose piogge di puntini luminosi da catturare con lo sguardo per rivestirli dei nostri desideri, capita di svegliarsi con un assioma quasi ossessivo, un pensiero un po’ contorto che ha voglia di venire fuori.

Il confetto e il maiale!

Fu Jane ad annunciarmi che l’indomani si sarebbe svolta, a dieci chilometri da Dharamsala, una eccezionale cerimonia. Eravamo fortunatissimi! Il Karmapa, il giovane di sedici anni fuggito poco tempo prima dalla Cina, dove era stato tenuto in ostaggio in quanto possibile successore di Dalai Lama, sarebbe per la prima volta comparso in pubblico e avrebbe benedetto tutti i presenti conferendo loro "il potere di lunga vita". Proprio quel che mi ci voleva! La benedizione del Karmapa non fu, come mi aspettavo, urbi ed orbi, ma personale. Ognuno ebbe la sua e, questo, fece durare a lungo l’intero incontro. Un Lama mi porse un confetto grigio di tsampa, la farina di malto che i tibetani mettono nel loro tè assieme al burro di yak e che io avrei dovuto mangiare; un altro mi dette un nastrino rosso con un nodo, anche quello carico di benedizioni e che, portato addosso, mi avrebbe protetto. Andai all’aperto e mi sedetti sulla scalinata al sole. Osservavo gli altri che uscivano. C’era eccitazione in loro, felicità. Ognuno era convinto, come Jane, di essere stato fortunato e d’aver ricevuto dal Karmapa un gran regalo. Io invece, come al solito scettico, razionale e, in fondo, arrogante, già pensavo di buttar via questo "inutile" confetto grigio che avevo ancora in mano. Lo guardavo. E se proprio "quello", fosse stata la buona medicina? Per gli altri lo era, rappresentava il potere di lunga vita. Perchè non per me? Lo misi in bocca e lo mangiai. Poi, con cura, legai anche il nastrino rosso al mio sacco (Tiziano Terzani - L’ultimo giro di giostra - TEA Ed.).

Il confetto. Uno dei dolci più nobili, elegante nella forma pur semplice, quasi sempre liscio da lasciarsi accarezzare facilmente, non proprio morbido a ricordare che, per assaporare le sorprese della vita, bisogna stringere un po’ i denti. Un colore per ogni ricorrenza, a rallegrare e coronare ogni momento da conservare e riporre, con cura, nell’armadio personale della propria memoria.

Il maiale. Nasce per essere allevato in condizioni discutibili, ma volte a farlo crescere al meglio (soprattutto sul piano quantitativo), affinché possa poi essere pronto al sacrificio, solo per assecondare i palati di chi lo vuole gustare. Appare lento per le sue dimensioni, goffo nei movimenti, per nulla sveglio alle sollecitazioni e concentrato solo a soddisfare i suoi bisogni necessari. Apparentemente, i due (maiale e confetto), non hanno nulla in comune e da condividere.

Dal punto di vista buddhista, tutti i mali (quelli psichici come quelli fisici) hanno un’unica radice: l’ignoranza. L’ignoranza dell’Io causa la sofferenza che affligge l’uomo dalla nascita alla morte; la stessa ignoranza produce "i tre grandi veleni della mente" (il desiderio, la rabbia e l’ottusità) che scatenano le malattie nel corpo. Solo una continua pratica di moralità e di meditazione può condurre alla libertà da ogni male. (Tiziano Terzani - L’ultimo giro di giostra - TEA Ed.).

Cari lettori, a questo punto avremmo potuto discutere di tutto quello che rappresenta il miracolo della vita e che, invece, ci sfugge perché impegnati ad arrabbiarci su quel tanto che, in fondo, è meno di nulla. Preferiamo porvi una domanda...

Avete mai provato ad offrire un confetto a un maiale?

Nel 1897 una bambina scrisse al New York Sun dicendo che i suoi amici le avevano riferito che la storia di Babbo Natale fosse tutta un’invenzione. Lei, a quel punto, voleva che il giornale dicesse la verità. E il Sun, con un editoriale che oggi, probabilmente, nessun giornalista avrebbe più il "coraggio" e la capacità di scrivere, rispose: "Cara Virginia, i tuoi amici si sbagliano. Sono vittime dello scetticismo dei nostri scettici tempi. Credono solo alle cose che vedono. Eppure, Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste allo stesso modo in cui esistono l’amore, la generosità, la devozione. E tu sai che queste cose esistono, abbondano e sono ciò che danno alla tua vita, la sua bellezza e la sua gioia. Perché le cose più reali sono quelle che i grandi non riescono a vedere. E, a volte, neanche i bambini".

"Il sole, con tutti i pianeti che gli girano attorno e che dipendono da lui, ha sempre il tempo di far maturare un grappolo d’uva come se non avesse altro da fare nell’universo..." (Galileo Galilei)


Fernanda Annesi (Biologa C.N.R.)
-  Redattore La Strad@

Giorgio Marchese (Medico Psicoterapeuta) – Direttore La Strad@ (26 Agosto 2011)


Si ringrazia Erminia Acri per la collaborazione offerta nella stesura del dattiloscritto.




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