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Le sbandate non controllate.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

27 maggio 2011






Quelle vere.


Pensieri degli anni difficili.

Dal dizionario di Italiano il Sabatini Coletti:

Sbandata: [sban-dà-ta] s.f.

1) Improvviso e brusco sbandamento: una paurosa s. dell’auto.

2) fig. Improvviso e intenso innamoramento: prendersi una s. per qlcu.; disorientamento morale o politico: dopo la s. ha lasciato il movimento.

Che cos’è una sbandata? Di cosa stiamo parlando, di auto, di contatti umani, di ideologia politica, di religione o di morale? Forse di tutto ciò insieme.

Da qualche mese ormai, di domenica, in tarda mattinata, per motivi legati alla necessità di preservare i pochi legamenti che mi rimangono in vita dopo anni e anni di corsa, inforco la mia Violet e prendo il volo per le vie della città. Due ruote fatte per scalare le montagne costrette in un vialone, che per quanto piacevole e ben fatto, comincia ad annoiarmi. I soliti percorsi. Ho provato un po’ di tutto per allietare la mia scivolata: chiudo gli occhi per respirare il profumo dell’aria e spingere di più l’immaginazione, provo a pensare di volare sollevandomi da terra per sentire l’ebbrezza dell’altezza, canto a squarciagola la mia musica preferita. Talvolta mi fermo sulle varie panchine e proietto lo sguardo fin dove si può, scavalcando tutto quello che si frappone e immaginando il futuro. C’è un tratto breve, che congiunge, dove mi ritrovo sulla terra quella vera, costeggiando un prato di quartiere che, se fai finta di non vedere, ti da l’idea di essere sui monti. Ecco, domenica scorsa, presa da questo pensiero, del voler cercare a tutti i costi fra il cemento un respiro di vitalità, mi sono ritrovata a dover repentinamente ristabilire l’equilibrio... Confesso che ho provato una nota di piacere: il brivido della possibile caduta ha scosso i miei sensi tutti insieme, è partita una scarica di adrenalina che, alla giusta concentrazione, mi ha regalato un istante di novità su quel piatto percorso, prevedibile e ormai noioso!

Non è mica vero che non sbanda. Eccome, se la vedessi sui viadotti quando perde la tenuta perchè distratta dai colori del tramonto, oppure persa in un pensiero che la porta a vagare nella tempesta di stelle della notte più profonda. O ancora fra le musiche di un pezzo che riempie di emozione le sue lacrime. Altrochè se sbanda, è bravissima a non controllare, una mina vagante...

Improvviso e brusco sbandamento.

Cosa è successo all’interno dei miei circuiti cerebrali che ha scosso le regioni confinate al piacere e che, sopite nella noia del percorso, all’istante si sono riattivate quasi a volermi risvegliare e suggerire?

Da pochi mesi ho cambiato l’auto. Una macchina sportiva, rossa, scattante, aggressiva ma simpatica. Progettata, si dice, per non permettere le sbandate. Ma...

Nella notte profumata dall’odore dei fiori che preannunciano l’estate mi ritrovo in una strada a curve strette, ad arrampicarmi verso l’alto. Salgo e giro canticchiando, uno sguardo al paesaggio intorno, uno al cielo illuminato che sovrasta questo prato di campagna. Immersa nei pensieri, sicura della sua affidabilità, all’improvviso un brusco sbandamento quasi mi sottrae il volante dalle mani. Vengo ad essere trascinata istantaneamente nella realtà: perplessa e un po’ delusa parte in me una serie di domande. Ma non era fatta per non sbandare nelle curve? Solida, nella sua dinamic modalità di guida, stabile sull’asfalto ma recettiva ad ogni variazione nell’angolazione operata sul volante. Però, ho sbandato, non è vero che non lo può. Mi viene forse un dubbio: non dipenderà dall’autista? Non penso di guidare come un pilota di formula 1, ma la mia tenuta è buona, sono pronta a prevedere, per quanto mi è possibile, l’automobile degli altri, e quando posso, senza esagerare, mi piace andare più.

La sbandata prevedibile perde il gusto di se stessa. Se cerchi di prevederla finisci per controllarla e se la controlli stai attivando una regione cerebrale che molto ha a che fare con le aree cognitive superiori, quelle deputate alla costruzione del pensiero e che aiutano nell’elaborazione di un ragionamento complesso. Non c’è che dire, l’attivazione di un bellissimo schema neurale, in grado di farti sentire grato a te stesso, in pace con te stesso e quindi più carico per il mondo intero, ma...nulla a che vedere con l’emozione di base pura e priva di complesse interazioni.

Però... Devo dirla tutta. Ho studiato tanto perché attratta da questo intrigante argomento e dopo aver metabolizzato tutte le informazioni disponibili, si conclude che la sbandata è molto più che una semplice emozione di base, al contrario è complessa, quindi richiede l’intervento di uno schema cerebrale che in qualche modo la fa venir fuori, come dire, "rivestita".

Improvviso e intenso innamoramento.

Mi innamoro senza pensare a quel che può succedere, salgo al volo verso l’alto cercando di respirare quanto più mi è possibile, mi perdo nello sguardo e dentro gli occhi e sorrido pur sapendo. Intensamente metto l’anima ed il cuore nel trasporto che non può avvenire senza "capogiri" e secondo una traiettoria stabilita o comunque studiata da un pensiero che viene fuori però da un desiderio. Forse l’"inconsapevole" sta là, nella necessità di soddisfare un bisogno che vuole tradursi nel sentirsi riscaldati.

Si può andare ancora oltre?

Non lo so, ma avanzando nelle curve, ripensando alle sbandate, fra un tramonto ed un orizzonte, mi piace immaginare che, proprio lì, fin dove può arrivare lo sguardo, in realtà c’è molto altro.

La sbandata va abbracciata nella sua interezza e presa per quello che è, senza volerla incastrare all’interno di un circuito cerebrale che non le appartiene. E’ vero si che ce n’è uno dedicato tutto a lei, ma non è quello che la vuole "controllata". La consapevolezza è che può lasciare tramortiti e frastornati e se non sei abituato all’ebbrezza della vertigine un pò farà paura. Ma chi, in fondo, non si è mai lasciato andare senza prima accertare, senza dover contenere, senza voler sapere come andrà e quello che sarà?

Fernanda

PS: non so perché ma la prima cosa che mi viene in mente ora, appena finita la mia teoria sulle sbandate, è la prossima che scriverò: Il paracadute. Troppo complicata per me da decifrare l’associazione. Se qualcuno vuole dare una spiegazione...

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