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Un prato di margherite...
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

24 maggio 2018






Di buon'ora.


Pensieri degli anni difficili.

Di buon’ora. Mi sveglio presto, accarezzata dalla delicatezza dei raggi luminosi che giungono a me, dopo mesi di buio, invitandomi a sollevare. Il mondo dei sogni, appena andato, fa di tutto per trattenermi, tendendo la mano a che non la lasci, lasciando intravedere l’ultimo dei desideri che potrebbe realizzarsi.

Cosa manca, cosa non c’è più o cosa non c’è mai stato?

Rivisito velocemente nella memoria ogni istante della mia vita e provo a capire dove e in quale momento ho sentito la serenità sulla pelle, accompagnata dalla freschezza dei ricordi, dalla dolcezza del passato più bello.

Vago nella tranquillità della giovane ora, senza accendere alcun rumore, per godere un altro po’ di questa meravigliosa domenica colorata di tenue e senza fretta.

Silenzio, ancora silenzio. Lo divoro senza averne mai abbastanza. Uno squillo improvviso interrompe il flusso ormai naturale dei miei pensieri. Ritorno istantaneamente nella realtà, un po’ infastidita da questa intrusione che mi obbliga a ricordare di dover prendere una decisione.

L’imprevedibilità del momento, di questi mesi, non ha più lo stesso sapore. Saranno i contorni ormai ridisegnati ma non definiti, la precarietà degli eventi che accompagna l’incertezza, la paura, questa volta, di non trovare più il giusto spazio.

Scaccio velocemente queste insidie e cavalco l’onda della libertà. Spalanco la porta e respiro, a pieni polmoni, l’aria calda che mi investe, facendomi dimenticare tutti i nodi che proprio, dentro di me, non vogliono sciogliersi.

In strada, nessuno. Forse tutti, ingabbiati dalla stagione trascorsa, e catturati dall’irrompente calore, hanno preferito il mare, la montagna. Mi isolo, quanto basta per non essere disturbata dai frastuoni e inizio il mio viaggio.

Quello che manca più di tutto. Una mano che sfiora, uno sguardo da condividere, un piacere da gustare. Importante e fondamentale abbracciare la compagnia di chi mai ci lascerà, ma, a volta, insufficiente per crescere più e in altro modo.

Una folata di vento, abbasso per un momento lo sguardo, mi ritrovo in un’isola di verde fra il cemento. Un paesaggio strano per un centro di città, fra le macchine che sfrecciano indisturbate e per nulla catturate da questo insolito dipinto. Ordinate, ma non in fila, centinaia di puntini di spiritoso bianco, sorridenti al cielo a rivendicare la loro presenza. Mi fermo un istante. Fotografo nella mente e apprezzo.

Un’altra corsa, ad arrivare fin là, dove nessuno ha pensato di andare. Scendo e mi immergo nel verde del prato, accarezzo con le dita e assaporo il piacere del tenue del bianco, i petali delicati a circondare un pallino. Non mi stancherò mai di apprezzare toccando. Questo mattino riesco a sfiorare il celeste del cielo, l’aria frizzante, dolcemente ventosa, sussurra al mio orecchio parole che, nuove, scendono fin dentro, suggerendo la maniera più semplice per scivolare nella parte più bella dell’anima. Quella che ancora si deve provare.

È troppo, ma non abbastanza.

Torno a casa e mi pento. La giornata è ancora fresca e punzecchiante per addormentarla in un sogno non vissuto e allora mi rimetto in sella, questa volta più veloce, e corro verso il mare.

Mi ritrovo nel solito borghetto affacciato sull’acqua, la sabbia tiepida annuncia l’ingresso del sole, il vento debole trasporta le onde dei desideri nella giusta direzione. Mi siedo sulla riva e proietto lo sguardo sulla linea dell’orizzonte. Trasparente e limpida da lasciare vedere fino in fondo, fresca da sospingerti nella tentazione di buttarsi dentro, pura come le lacrime che all’improvviso mi sorprendono.

Da lontano una barca scivola sull’onda. Provo a dare ascolto, ma torna indietro solo il mio pensiero. Un salto nel futuro e, come un presagio inviato da chissà dove, intravedo, accompagnato da un lampo di luce, quello che sarà.

I segnali della Natura...

Riapro gli occhi. Mi ritrovo nuovamente nel percorso senza ostacoli, le due ruote filano veloci a tagliare l’aria. Spalanco le braccia e... accolgo il vento.

 

Fernanda 17 aprile 2011

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