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Un pianto dignitoso.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it ) e di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

22 marzo 2011

Non si può, in questi giorni, non rimanere travolti emotivamente dalle notizie che si susseguono, su diversi fronti internazionali e su alcuni di casa nostra. Venti di rivoluzione nordafricana, controffensiva a danno della Libia (pur nel rispetto di risoluzioni ONU a difesa di civili inermi), disperati che tentano traversate mediterranee che terminano in squallidi centri accoglienza... Però, al di là di ogni altra considerazione, quello che, secondo noi, merita precedenza sul resto, riguarda le vicende nipponiche. Tutti attoniti di fronte la potenza della Natura, che si trasforma. Uno dei paesi più tecnologici, uno dei più preparati a fronteggiare le emergenze di questo tipo, completamente stravolto. Impressionanti i video che ripropongono più e più volte l'onda nera, la sua furia, che spazza qualsiasi ostacolo sul proprio cammino (cose, animali, persone). Per chi guarda, a distanza, è "facile" ritrovarsi col viso bagnato nelle lacrime. Per chi vive in prima persona, però, sussulti di coraggio e dignità. "Il primo bene di un popolo è la sua dignità" (Camillo Benso Conte di Cavour). Fra le macerie una speranza. Molti giorni, un lamento, ha resistito, strappata via dalla forza dell'acqua dalle braccia della madre. Un pianto sommesso, tenue, dignitoso. E poi la luce. Coraggiosa e forte della sua piccola etÓ... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




"Anche una vita breve è abbastanza lunga per vivere con virtù e onore" (Cicerone). A questo punto, una riflessione. Su cosa, come esseri umani, ci dobbiamo concentrare? Su cosa puntare le nostre energie? "Il principio dell’onore e del coraggio consiste propriamente nel considerare piccoli i mali più grandi, se sono causati dal destino, e invece grandi anche i più piccoli, se sono causati dagli uomini".(Arthur Schopenhauer). È difficile assumere una posizione e difenderla. Il giusto, andrebbe ricercato quello che non va oltre misura, sempre nel rispetto della dignità dell’uomo, che, travolto da questa tragedia, ha mostrato la parte migliore del suo essere. Com’è assurdo, a volte, il gioco della vita! Da qualche parte, nel mondo, ci si affanna ad aiutare chi muore; altrove, ci impegna ad uccidere, con scientifica precisione. "L’onore della vittima è di non essere l’assassino" (Kahlil Gibran). Immaturità, egoismo sfrenato e inutile, distruzione morale. Il buio, oltre la siepe. Per favore, proviamo a smettere di giocare con la vita, inviando morte in casa altrui; cominciamo a parlare da persone serie, per capire come si dirime una controversia (nazionale o internazionale). Magari, prendiamo esempio dai giapponesi, che (al di là di alcuni comportamenti equivoci della "nomenklatura") ci mostrano come si vive e si muore con onore e dignità. "Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare a lottare e perdere eternamente" (Lev Tolstoj).

Si vince, si perde, si pestano merde che si infilano nelle fessure sotto la suola; si vive, si muore, si prova dolore dal quale non c’è un pensiero che ti consola. Si parla coi cani, si stringono mani, si fa spesso finta di essere qualcosa; si guarda il tramonto, si arriva in ritardo, ci piovono addosso macerie di vita esplose. Si fanno dei figli, si sognano sogni, si fanno castelli di sabbia sul bagnasciuga; si infilano perle di vetro nelle collane e si progetta una fuga. Noi siamo l’elemento umano nella macchina... E siamo liberi sotto alle nuvole. Si cerca di lavoro, si accumula stress, che poi esplode in un improvviso cambio di scena. Si cerca qualcosa che faccia spuntare due ali di rondine dietro la schiena; si accusano gli altri, si saltano i pasti; si scende sotto a portare la spazzatura; si spianano rughe, si spigano spighe, si fa i conti con i mille volti della paura. Si nasce in un posto, si prende una barca per arrivare dove poter nascere ancora... si mettono fiori tra pagine di diario per ricordarci un momento di vita vera...Noi siamo l’elemento umano nella macchina. E siamo liberi sotto alle nuvole. Si fanno dei piani, si stringono mani; si firmano accordi che prevedono una penale si sputa per terra, si perde la guerra. Si pensa che, alla fine poi tanto è sempre uguale. Si muove la torre, si copre l’alfiere; si passa una giornata a difendere ciò che è perso; si scrive la password; si entra nel network e, per un po’, si immagina tutto diverso. Si studia un sistema, si pone un problema si cerca di far presto per avere tempo che avanza; si scopre di avere un immenso potere ma non e’ mai abbastanza. Noi siamo l’elemento umano nella macchina E siamo liberi sotto alle nuvole Noi siamo l’elemento umano nella macchina. E ci facciamo del male per abitudine. E siamo liberi! (Jovanotti)

 

 

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