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Disastro antropologico
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

3 febbraio 2011






Lettera aperta a Santa Madre Chiesa.


Riflessioni

"Io l’ho lasciata parlare. Ora, lei, mi lascia parlare!" Questo è l’imperativo categorico con cui si "dialoga", nelle sempre più frequenti (e inutili) tribune pseudopolitiche che imperversano su ogni tipo di emittente. Che cosa diventa un presuntuoso, privo della sua presunzione? Provate a levare le ali ad una farfalla: non resta che un verme (Anonimo). Con considerevole evidenza, il livello qualitativo culturale, politico e sociale che manifesta chi dovrebbe rappresentare (nel vero senso della parola) il popolo italiano, ha raggiunto dosaggi da analisi cliniche per le "determinazioni ormonali" (siamo nell’ordine del milionesimo di grammo).

Forse è per questo che, il segretario della CEI, Mons. Mariano Crociata, ha dichiarato: "Siamo di fronte a un disastro antropologico: fermiamoci in tempo prima che degeneri ancora di più. Proviamo a superare le risse, le guerre di tutti contro tutti". Condizione di sconfitta che comporta un grave danno, un rovina completa, sul quel piano che riguarda la condizione umana. Complimenti, dunque, a chi, a nome della Chiesa, finalmente si è reso conto di un’ovvietà lapalissiana:

valiamo veramente poco.

L’ingenua domanda che si pone il comune cittadino, comunque, potrebbe essere: "I problemi che connotano lo sfacelo sociale, possono essere attribuiti ad un presidente del consiglio che trascorre il proprio tempo libero tentando di copiare le abitudini di antichi monarchi e imperatori?" In fondo, chi ci governa, è l’espressione di una maggioranza che, evidentemente, tanto diversa (almeno sul piano delle intenzioni) non è!

È questo il problema.

Cara Madre Chiesa, senza volere offendere nessuno, alzando gli occhi al cielo, in qualità di appartenente al genere umano (quello creato da chi, tu, rappresenti) avrei alcune cose da domandare... Dove sei quando i potenti del mondo dichiarano guerre "intelligenti" che comportano morti "sceme" di cittadini innocenti? Dove sei, quando i tuoi ministri abusano delle pecorelle che cercano rifugio nei vostri ovili? Dove sei ogni volta che si commettono quelle atrocità descritte nei libri di Roberto Saviano? Perché non batti i pugni sul tavolo quando la sanità pubblica ci lascia morire decidendo di non intervenire in tutti quei casi di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo? Perché non scomunichi i titolari delle case farmaceutiche che sperimentano sulla pelle di innocenti, o i maggiori azionisti delle industrie alimentari che ci avvelenano con additivi "legali"? Perché non agisci contro la malavita organizzata che, poi, la domenica, va a fare la comunione? Scusa, ma come puoi lasciare che (in una città come Cosenza) un giovane tenti il suicidio perché si trova vessato da suoi coetanei che vogliono coinvolgerlo in azioni criminali? E un giretto nelle carceri disumane? E un atto di solidarietà verso quelle forze dell’ordine che "cadono " senza un perché? Hai mai visto gli occhi di un bambino che muore di fame? Perché non vendi qualcuno di tuoi tesori? Hai pensato a cosa prova chi si spegne per AIDS? Magari sarebbe bello se tu non lo facessi sentire un reietto (visto che condanni i gay, le prostitute, i drogati, per esempio...). A questo punto, il cattolico praticante mi bollerebbe col seguente aforisma di Friedrich Nietzsche: " Gli insetti pungono non per cattiveria ma perché vogliono vivere anche loro; lo stesso è dei critici: vogliono il nostro sangue, non il nostro dolore".

Cara Madre Chiesa, forse è giunto il momento che tu prenda una decisione. D’altronde, in particolari momenti sei intervenuta in maniera significativa (ad esempio, con Pio XII a favore degli ebrei e con quel sant’uomo di Giovanni Paolo II, in sostegno della Polonia). Perché non ci spieghi che, come umanità, siamo ancora troppo bambini per giocare a qualcosa di più grande di noi? Perché non ci prendi per mano e non ci guidi come un buon padre di famiglia (magari con qualche "salutare" scappellotto) a capire come individuare la nostra giusta strada? Fra le tante possibilità chiarificatrici, mi vengono in mente due argomentazioni proposte dai giornali.

La prima. Un giovane su 5 non studia e non lavora; l’Italia ha il primato negativo nella Unione Europea. Il rapporto "Noi Italia" evidenzia inoltre che quasi la metà delle donne (48,9%) non ha un’occupazione e non la cerca, un dato che posiziona il nostro Paese al secondo posto in Europa. In termini di reddito, la povertà relativa interessa quasi l’11% delle famiglie, soprattutto al Sud, dove il sommerso tocca ancora quote rilevanti. In positivo, tasso di imprenditorialità tre volte superiore alla media Ue. Ecco, perché non spieghi che, al giorno d’oggi non serve (e non ha senso) aspettarsi un posto di lavoro come un diritto ma, piuttosto, come un’opportunità da cogliere se sei capace, valido e utile per il contesto in cui vivi?

La seconda. America, mai così tanti poveri. Dopo la crisi economica, gli Stati Uniti contano 4 milioni di poveri in più, raggiungendo il totale di quasi 44 milioni di persone che non hanno introiti sufficienti per vivere una vita dignitosa. Un americano su 7 dunque si posiziona nella fascia socioeconomica più debole. L’America non ha mai avuto tanti poveri dal 1994 e a pagare il prezzo dell’attuale fase di stagnazione economica sono soprattutto i bambini. In questo caso, non potesti far capire a gente illuminata come il signor Obama che è più corretto e giusto aiutare chi soffre veramente, anziché investire miliardi di dollari per armare militarmente paesi "cosiddetti" amici? Cara Madre Chiesa, scusa l’ardire di questa mia lettera aperta ma, proprio in virtù di questo disastro antropologico, devi proprio darti da fare. Altrimenti sei colpevole anche tu.

Ah, per finire, una tiratina d’orecchie a certa stampa isterica, istrionica e disonesta, non guasterebbe! "C’è questo da dire in favore del giornalismo moderno. Dandoci le opinioni degli illetterati, ci tiene in contatto con l’ignoranza della comunità. Passando in rassegna con cura gli avvenimenti della vita contemporanea, ci fa vedere quanto poco importanti siano. Discutendo sempre di cose non fondamentali, ci fa capire cosa sia la cultura e cosa no".

Interessante osservazione, vero? Pensa che l’ha detto Oscar Wilde, un bel po’ di tempo fa!

G. M.

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